CERIMONIA DAVANTI AL MUNICIPIO
Discorso del Presidente sezione ANPI di Monopoli Valentino Lenoci.

Signor Sindaco, Autorità civili e militari, concittadini,
Innanzitutto rinnoviamo – come sezione ANPI di Monopoli – un sincero ringraziamento all’Amministrazione comunale per l’invito e la possibilità di intervenire anche quest’anno alla manifestazione ufficiale per la Festa della Liberazione.
In vista della scadenza del mandato elettorale, ringraziamo anche l’Amministrazione per l’attenzione e la considerazione che in questi anni ha mostrato nei confronti della nostra associazione, e formuliamo a tutti i candidati sindaci e consiglieri comunali i migliori auguri per una campagna elettorale proficua e corretta, pur nella ovvia e legittima diversità di opinioni e proposte politiche.
Proprio il momento elettorale, anzi, rappresenta il frutto più importante e più evidente di quella straordinaria stagione che va dal settembre 1943 all’aprile 1945, in cui tanti giovani si impegnarono, militarmente o anche senz’armi, per liberare il nostro Paese dall’odiosa e terribile occupazione nazi fascista, dopo venti anni in cui ai cittadini era stato precluso di poter scegliere i propri rappresentanti, sia a livello politico che a livello amministrativo.
Oggi l’esercizio del diritto voto potrebbe quasi sembrare una banalità, eppure c’è stato un tempo un cui questo diritto non era riconosciuto: basterebbe solo questo per far comprendere, soprattutto alle nuove generazioni, la straordinarietà dello sforzo compiuto dai partigiani italiani, per riscattare l’onore e la reputazione del nostro Paese.
È vero che la Liberazione dell’Italia avvenne con l’importante contributo degli Alleati anglo-americani, ma è altrettanto vero che, senza la Resistenza, anche dopo la caduta del nazifascismo, il nostro Paese sarebbe rimasto un Paese diviso, sconfitto ed umiliato.
Un Paese che non avrebbe potuto sedersi al tavolo dei vincitori della Seconda guerra mondiale, come invece fece l’allora Presidente del Consiglio De Gasperi, il quale, nella conferenza di Pace di Parigi del 1946, rivendicò proprio questo: che l’onore dell’Italia, la sua libertà e il suo diritto a restare un Paese sovrano ed unito (e non diviso e debellato come la Germania o il Giappone), erano stati conquistati, sui monti e nelle pianure, dal Popolo italiano; dai partigiani e dalle popolazioni che li avevano sostenuti, rischiando ogni giorno la terribile rappresaglia fascista e nazista; dai militari che non avevano tradito e avevano anche saputo morire, come i soldati e gli ufficiali della divisione Acqui a Cefalonia, pur di non diventare complici del nazismo.
L’eredità della Resistenza è rappresentata dalla nostra Costituzione, documento fondamentale che rappresenta non solo la base del nostro ordinamento giuridico, ma, in un certo senso, contribuisce a delineare la nostra identità nazionale, fondata sull’eguaglianza, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà.
Nonostante tentativi di sminuire la portata di quella stagione, l’occasione odierna è allora quella giusta per ribadire che la Costituzione, di cui quest’anno ricorre il 75° anniversario della sua entrata in vigore, è nata dalla Resistenza, che è il fondamento storico della Repubblica italiana.
Per dirla con le parole di Aldo Moro, «la Resistenza fu lo scatto ribelle di un popolo oppresso, teso alla conquista della sua libertà».
Tutti – e sottolineo tutti – gli articoli della Costituzione rivelano la preoccupazione, sentita dai Costituenti, di non ricadere negli errori e nella vergogna provocati all’avvento del fascismo nel nostro Paese.
Si trattò di un movimento di popolo, al quale parteciparono persona con ideologie diverse (cattolici democratici, liberali, socialisti, comunisti, monarchici, repubblicani), tutti spinti dal desiderio di riscattare l’onore dell’Italia; non a caso, ai partigiani venne riconosciuta, subito dopo la Liberazione, la qualifica di “patrioti combattenti”.
La parola “Resistenza”, allora, è attualissima: dobbiamo resistere alla tentazione dell’indifferenza, del disimpegno, della mancanza di solidarietà verso chi ha bisogno di accoglienza, della mancanza di visione per le nuove sfide che un mondo sempre più complesso ci impone di affrontare.
I partigiani non ci sono quasi più, ma questo rappresenta una responsabilità in più per noi contemporanei, ai quali tocca il compito di far continuare a vivere e riaffermare i valori e le speranze di quegli anni.
Buon 25 aprile a tutti!
CORTEO VERSO IL MONUMENTO AI CADUTI DEL MARE
CERIMONIA IN PIAZZA INTORNO AL MONUMENTO AI CADUTI.
Discorso del sindaco Angelo Annese
(in attesa di invio da parte del Comune)



















































Quante foto e video di questa cerimonia ho postato negli anni scorsi, da quando c’era l’amministrazione Romani.
Mai avuto un grazie.
Grazie