PADRE PIETRO MANGHISI

Nato a Monopoli nel 1899, fu chiamato alle armi nel 1917 tra i “ragazzi del ’99”. a seguito della disfatta di Caporetto. Conclusa l’esperienza al fronte, viene destinato all’ufficio “Perizie danni di guerra” a Milano.
Nel 1921 sta per iscriversi alla facoltà di ingegneria dell’Università di Bari ma cambia idea: decide di farsi sacerdote ed entra al Pontificio Seminario Regionale di Molfetta poi a Ducenta nel Seminario Meridionale per le Missioni Estere.
Il 6 giugno 1925 viene ordinato sacerdote nella Cattedrale di Monopoli e il 16 ottobre salpa da Napoli per la Birmania, per la visita ai villaggi sparsi nelle foreste. Qui la vita è dura e, mentre cura i casi di tifo e di malaria, si circonda di ragazzini orfani o abbandonati e li assiste, li educa e li istruisce. P. Pietro si conquista la fiducia e la stima di tutta la popolazione della zona finanche degli Wa, i tagliatori di teste.
Nel 1940 è costretto ad abbandonare il suoi nuovi amici perché l’Italia ha dichiarato guerra all’Inghilterra e i missionari italiani che vivono in Birmania, colonia inglese, si trovano da un momento all’altro dalla parte dei nemici. Anche p. Manghisi, benché isolato nella foresta, viene accusato dagli inglesi di fanatismo fascista. Considerandolo individuo pericoloso per la sua presunta propaganda anti-inglese gli viene proibito di ritornare tra gli Wa.
Ma il peggio deve ancora venire. La guerra imperversa e il governo inglese della Birmania, prevedendo l’invasione giapponese, nel 1941 decide di internare tutti i civili europei nei campi di concentramento in India ma P. Pietro Manghisi, che è un “veterano”, può rimanere a Lashio seppur nella più totale inoperosità.
Dopo la ritirata degli inglesi, la sua posizione non migliora con i nuovi venuti, i giapponesi, dai quali è sospettato di essere una spia e per tale motivo per cinque giorni viene torturato. Solamente nell’aprile 1945 con la disfatta dei giapponesi, p. Pietro puo’ tornare a Lashio, completamente distrutta.
Nel dicembre del 1948 p. Pietro viene richiamato in Italia con l’incarico di rettore del seminario di Ducenta. La nomina non lo rallegra perché non si sente all’altezza e poi i lunghi anni di assenza dall’Italia lo fanno sentire uno “straniero” in patria.
Per ubbidienza alla fine accetta e dopo ventiquattro anni di missione, è a Ducenta ma la sua permanenza è brevissima. Infatti la situazione politica della Birmania è peggiorata e a seguito di norme restrittive possono rientrare soltanto quei missionari che hanno ottenuto il visto prima del 1930.
Tra questi, in Italia, c’è solo p. Manghisi. Così nel gennaio 1950 è a Lashio, vicino al confine con la Cina, luogo ancor più soggetto alle incursioni e rappresaglie dei soldati irregolari cinesi che compiono frequenti razzie. P. Manghisi si dedica alla cura dei feriti benché consapevole del pericolo cui va incontro.
Il 15 febbraio 1953, mentre si reca in jeep sul confine per celebrare l’eucarestia ai soldati al fronte cade in un’imboscata tesa dai guerriglieri cinesi. Dal 1962, al 91° miglio della Burma Road, una croce bianca, con una lapide in marmo richiama ai passanti il martirio di p. Pietro e testimonia la sua fedeltà alla vocazione missionaria.
Organizzazione di Volontariato Padre Pietro Manghisi
L’OdV intitolata alla memoria del missionario monopolitano Padre Pietro Manghisi perito in Myanmar nel 1953 nasce formalmente nel 2012 ma già da molti anni prima operava per tramandare la memoria del martire missionario.
L’associazione ha il fine di divulgare la figura di Padre Manghisi e mantenerne vivo il ricordo attraverso le attività sul territorio come mostre fotografiche e testuali, funzioni religiose, incontri tematici, eventi celebrativi ed opere di carità. Data l’importanza della figura e la sua rilevanza non solo in ambito religioso ma anche umanistico è intendimento dei soci coinvolgere il più possibile il cittadino e le istituzioni per diffondere la vita e le opere del sacerdote martire.
La cerimonie sono aperte a tutta la comunità e riscontrano una sempre più grande attenzione da parte di tutte le componenti ponendosi come un momento di ricordo e riflessione ormai vivo e sentito nelle coscienze dei cittadini.
Tutti gli eventi proposti mirano a coinvolgere la comunità in un processo di accrescimento personale attraverso un percorso di relazione e approfondimento che trae linfa dall’esempio lasciatoci da padre Manghisi e che parte dalla conoscenza dell’opera missionaria prestata fino a giungere al suo estremo sacrificio per cui si intende avviare il percorso di beatificazione.



































