Il suo primo messaggio è un invito a «camminare insieme».
«Spazziamo via consuetudini e pregiudizi».
Visibilmente commosso, 59 anni mons. Domenico Pompili, proviene dalla diocesi di Rieti ed è originario di Alatri-Anagni.

Fino alle lacrime.
Nella Cattedrale di Rieti ha riunito religiosi, sacerdoti e fedeli e ha comunicato la sua nomina ufficiale a vescovo di Verona.
A seguito delle voci circolate nelle settimane scorse, mons. Pompili non nasconde il suo turbamento.
Papa Francesco lo ha chiamato e gli ha affidato una delle più grandi diocesi del Nord.
Con voce emozionata continua: «Sono dentro una tempesta emotiva sopraffatto dalle tantissime persone che mi hanno svelato il loro affetto e la loro amicizia».
«Se avessi scelto non sarei andato a finire così lontano da qui, dalla mia terra, dai miei genitori. Ma so che la “chiamata” è sempre una novità che non si può preventivare».
Affermazioni affettuose.
Oltre che a capo della diocesi di Rieti, è stato Direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, nonché Presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali.
Dal 2015: «Sette intensissimi anni».
«Si dice solitamente che a Rieti non succede mai niente. È successo di tutto invece: terremoto, pandemia, alluvione, crisi economica e sociale. E siamo stati insieme. “Fides” significa “legame” che per quanto invisibile è indistruttibile. Non mi viene da pensare che si allenterà o si distruggerà, ma si affinerà e si approfondirà. Questo è il mio augurio. Non senza aver detto grazie a tutti. E scusa a chi posso aver contristato».
Infine una promessa: «Non scappo di notte. Perciò avremo tutto il tempo di stare insieme fino all’inizio del ministero a Verona. Verosimilmente in settembre. Resterò vescovo di Rieti fino ad allora. Intanto pregate voi per me e io per voi, così che quel che è stato seminato porti frutto, sotto la guida di un altro pastore».
E di rimando, Daniele Sinibaldi, il sindaco di Rieti: «Non avremmo mai voluto separarci dalla sua guida amorevole, costante e attenta ma comprendiamo le ragioni superiori ».
Enumera anche «l’immediato e straordinario impegno nella tragedia del sisma di Amatrice e l’infaticabile opera al servizio della ricostruzione materiale, umana e sociale».
«Avviati in questi anni il potenziamento del circuito dei Santuari francescani».
«In occasione della preparazione dell’ottavo centenario del primo presepe di Greccio il vescovo ha ricevuto per due volte, nel 2016 e 2019, la visita di papa Francesco, che nella seconda occasione firmò in loco la sua lettera Admirabile signum».
Mons. Pompili invia il suo primo saluto alla diocesi di Verona con un abbraccio al suo predecessore mons. Giuseppe Zenti.
«Questa scelta inattesa mi ha spiazzato. Fino a qualche giorno fa non avrei mai immaginato di venire da voi». Ma «vengo nel nome del Signore Gesù. È Lui il “vino nuovo” che fa saltare consuetudini e spazza via pregiudizi».
Cita Romano Guardini, teologo veronese, e conferma: «È la ricerca della fede che vengo a vivere con voi, insieme a tutti, credenti e non credenti, donne e uomini di buona volontà».
«Siamo tutti, donne e uomini, dalla “testa pesante” che fatichiamo a portare avanti la nostra vita, dubitiamo del tragitto e del senso, chiedendo al contempo riconoscimento e rassicurazione».
«Spero che il tempo che ci separa dall’incontro rafforzi in tutti la determinazione ferma e perseverante di camminare insieme».







