Sono meglio e più degli uomini.
Le donne si laureano prima.
Molte volte non hanno una famiglia alle spalle, ma riescono negli studi.
In seguito, meno carriera e meno guadagni.
I figli maschi, dal punto di vista lavorativo, tendono a seguire di più le orme paterne.
C’è, poi, in loro un carattere ereditario specialmente nelle libere professioni.

«In questo primo rapporto di genere», spiega Marina Timoteo, direttrice del Consorzio Interuniversitario “AlmaLaurea”, «emerge un ruolo importante delle donne nel far ripartire l’ascensore sociale: tra le laureate è più frequente trovare ragazze che provengono da contesti familiari meno favoriti, e che seguono con minore frequenza le orme di famiglia. A queste donne innovative il sistema Paese deve garantire parità di condizioni in termini di accesso e di status in ambito professionale».
Qui di seguito è descritto lo studio statistico con relative indicazioni inserite in un rapporto dettagliato.
Sono quasi il 60% le laureate che raggiungono il traguardo universitario. Una bassa percentuale rispetto allo stesso diploma di laurea del padre. In genere tre quarti sono le prime della propria famiglia a raggiungere la laurea. Per i figli maschi, che non hanno un genitore laureato, la percentuale è più bassa. Però, molti di loro “ereditano il titolo”.
I voti. Le ragazze, oltre ad essere più spesso la prime a laurearsi in famiglia, sono in media anche più brave. Arrivano in facoltà con una media più alta e una percentuale maggiore di loro, rispetto ai maschi, proviene dal liceo.
Ancora annosa e molto presente è la scarsa propensione a scegliere percorsi scientifici da parte delle ragazze. Sono il 19% quelle che conseguono una laurea “Stem” (Scienze, Tecnologia, Ingegneria o Matematica). I ragazzi sono invece al 39%. Anche i dottorandi sono di più. «Il fatto che i divari tra laureate e laureati in materie Stem siano più contenuti è sicuramente un segno positivo», commenta il Ministro. «È la prova che le misure che stiamo adottando, dall’orientamento verso le materie scientifiche al supporto con quote premiali per le borse di studio in favore delle ragazze che scelgono questi percorsi, ci stanno indirizzando verso la strada giusta».
Le universitarie sono più inclini a fare percorsi ed esperienze all’estero (11,5% contro il 10,9% dei ragazzi). Lavorare durante gli studi (66% contro il 64%). Il tirocinio curriculare (61% contro il 52%). Più regolari nel percorso di studi (60,2% contro il 55,7%). Sono anche più brave, infatti, ottengono un voto medio di laurea di 103,9/110 rispetto al 102,1 dei loro colleghi.
Se parliamo di lavoro, si modifica lo scenario. Trascorsi cinque anni dalla laurea i maschi al 92,4% sono inseriti nel mondo lavorativo, rispetto all’86% delle donne. Il 67,4% dei laureati hanno un contratto stabile a tempo indeterminato. Le donne solo il 64,5%, le quali hanno una maggiore occupazione nel settore pubblico: 35,8% contro 28,4 % dei laureati di primo livello. 24,4% contro il 16,5% per quelli di secondo livello. Ma i maschi hanno una percentuale maggiore di liberi professionisti.
Le retributivi confermano un persistente vantaggio a favore dei maschi, che a cinque anni dalla laurea percepiscono in media circa il 20 per cento in più delle donne, pari a €. 1.438, contro €. 1.713 dei maschi.
Le laureate ricercano più frequentemente la stabilità, la coerenza con gli studi fatti, l’indipendenza e l’utilità sociale. I laureati, invece, ricercano maggiormente il prestigio e la possibilità di maggiore guadagno.
Per quanto riguarda la mobilità per motivi di studio sono maggiormente interessati gli studenti del Sud. Pari al 23,4% dei maschi, al 20,7% delle studentesse, che vanno verso gli atenei del Nord. Per quanto riguarda i laureati, dal Sud si sposta il 49,8% dei laureati rispetto al 43% delle donne.
«Politica, impresa e università hanno il dovere di invertire la rotta» rispetto «a una cultura arretrata della società che priva le donne di un loro diritto».
Patriarcale e arretrata è la cultura che emerge soprattutto nelle libere professioni, che in Italia hanno un carattere prevalentemente ereditario. Di preferenza in linea maschile: medici e avvocati tendono più facilmente a trasmettere il titolo e l’attività professionale ai figli che alle figlie (42,5% cento contro 31%).
L’università italiana può camminare anche sulle gambe delle donne, ma il mondo del lavoro continua a preferire quelle degli uomini.
Antonio Losito