Nuovo bassorilievo al Castello Carlo V

Il 2 luglio 2021 si è svolta la cerimonia di inaugurazione del nuovo Bassorilievo posto sulla parete del Salone del Castello Carlo V.
L’opera, realizzata con il contributo del Comune di Monopoli e del Lions Club Monopoli, è stata eseguita da Donatello Grassi, scultore e docente del Liceo Artistico Luigi Russo di Monopoli.
Si tratta di una fedele riproduzione, con impiego di tecnologia laser e in materiale resistente agli agenti atmosferici, dell’opera originale del maestro Mauro Piergiovanni, posta sulla parete esterna a nord del Castello Carlo V, che sta subendo alterazioni dovute all’aria e alla salsedine.
Il nuovo bassorilievo, una volta superate le difficoltà poste dalla Sovrintendenza ai Monumenti, potrebbe essere collocata nel futuro all’esterno al posto dell’originale, da salvaguardare in sito più protetto.
STORIA DELL’HELEANNA
La mattina del 28 agosto del 1971, verso le 5:30, il traghetto greco Heleanna, proveniente da Patrasso (Grecia), diretto ad Ancona con 1174 passeggeri invece dei 620 consentiti, oltre a 200 autovetture, giunto al traverso tra Torre Canne e Savelletri di Fasano, appena fuori dalle acque territoriali italiane, a causa di una fuga di gas, scoppiò un incendio nelle cucine.

La nave appartenente alla compagnia di Navigazione Efthymidis, aveva a bordo passeggeri di diverse nazionalità: Italiani, Tedeschi, Francesi, Austriaci e Greci.
I passeggeri privi di direttive e presi dal panico, perché l’allarme fu dato dopo circa un’ora dall’inizio dell’incendio, corsero alle scialuppe di salvataggio, mentre il comandante Demetrios Anthipas cercava di rassicurarli, dicendo loro che l’incendio stava per essere domato, pur sapendo di non dire il vero.
Dopo appena dieci minuti, si udirono alcuni scoppi che sollevarono nuvole di fumo nero da togliere il respiro e la visuale a chi cercava scampo.
In tanti salirono sulle lance di salvataggio, ma per la scarsa manutenzione, gli argani erano bloccati e quindi, non fu possibile calare in mare tutte le scialuppe.
Ormai a bordo regnava il caos; quelli che erano sprovvisti di giubbotti salvagente, furono costretti a lanciarsi in mare, perché incalzati dalle fiamme che avanzavano alimentate dal vento teso.
Ce ne furono alcuni che pur riuscendo ad indossare i giubbotti, senza però allacciarli, una volta caduti in mare annegarono.
A molte di queste scene assistettero alcuni pescatori Monopolitani che si trovavano a più di qualche miglio dalla nave con i loro motopescherecci.
Essi intuirono ben presto che tutto quel fumo nero a bordo, voleva significare che sulla nave si stava consumando una grande tragedia.
Cinque imbarcazioni, salparono le reti in fretta e raggiunsero la nave in fiamme. S’accostarono vicinissime sotto bordo per cercare di raccogliere dal mare quanta più gente possibile; specie donne e bambini.
Tutt’intorno alla nave, era un brulicare di persone che annaspavano fra le onde prodotte dal “fresco” (teso) maestrale. Si videro galleggiare parecchi corpi senza vita, alcuni annegarono anche per il forte spavento.
I naufraghi, dopo aver messo piede sulle imbarcazioni di soccorso, continuavano a chiamare ad alta voce i loro congiunti che avevano perso di vista, perché non sapevano se fossero stati salvati da altre imbarcazioni o periti tra i flutti.
I pescherecci, stracolmi di naufraghi, non solo erano al limite della stabilità, ma erano impediti anche nelle manovre per il timore che alcuni naufraghi potessero essere travolti dalle eliche.
Un giovane pescatore imbarcato sul motopeschereccio “Laura”, vedendo in grave difficoltà una signora che teneva stretto un bambino, si lanciò in mare per cercare di trarlo in salvo. Riuscì a prendere in consegna il bambino, e questi per il forte spavento, si avvinghiò fortemente alle braccia del soccorritore bloccandolo nei movimenti, rischiando così di far annegare entrambi.
Grazie al tempestivo intervento di Mario Ruggiero, figlio del comandante della “Laura”, che gli lanciò una cima (fune) chiamata “u ciόcce” (fune che serve a legare il sacco della rete a strascico), si salvarono diverse persone.
Dopo l’arrivo delle navi: “Bordighera” e della petroliera “Universal Defence”, dirottate sul luogo della sciagura, i pescherecci di Monopoli, oltre a trasportare i naufraghi nei porti di Brindisi e Monopoli, fecero la spola trasbordando i naufraghi su dette navi.

Ai valorosi soccorritori Monopolitani, fu espresso il riconoscimento del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat con un comunicato fatto pervenire dalla Segreteria Generale nel quale si leggeva:
“Interpretando la gratitudine del paese per l’efficacissima opera di salvataggio prestata dagli equipaggi di motopescherecci e navi mercantili in occasione del disastro dell’Heleanna, il Presidente della Repubblica, ha disposto la concessione di onorificenze dell’ordine al merito di Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana, ad alcuni componenti gli equipaggi dei motopesca “Laura”, capobarca Giuseppe Ruggiero di anni 55 di Monopoli; al marinaio Mario Civetta di anni 28 di Monopoli; a Giuseppe Gentile di anni 61 di Monopoli, capobarca del motopesca “Madonna della Madia”; al marinaio motorista Rocco Comes di anni 41 di Monopoli; a Nicola Ranieri di anni 46 di Monopoli della motobarca da pesca “San Cosimo”; a Danese Raffaele e Danese Filippo del motopesca “Angela Danese” di Monopoli”.
Firmato: Primo Ministro Emilio Colombo
Nelle operazioni di salvataggio, intervenne anche il peschereccio “Nuova Vittoria” di Tarantino Cosimo, monopolitano di stanza a Brindisi.

Oltre ai valorosi pescatori, il 19 Aprile 1972, anche alla città di Monopoli venne conferita la Medaglia d’argento al merito civile con la seguente motivazione:
“In occasione di un violentissimo incendio, sviluppatosi improvvisamente su una motonave passeggeri in prossimità della costa, la popolazione di Monopoli, con altissimo spirito di civismo e di sensibile solidarietà umana che suscitava il commosso riconoscimento di autorità italiane e straniere, si prodigava nel recar soccorso e nell’assistere, per più giorni, amorevolmente i numerosissimi naufraghi”.

Furono ricoverati nell’ospedale San Giacomo di Monopoli, 34 naufraghi; purtroppo giunsero anche otto vittime.
Il bilancio della tragedia fu di 34 morti tra italiani, francesi e greci, mentre i feriti furono 271, alcuni molto gravi.
Il traghetto “Heleanna”, era una ex petroliera trasformata nel piu grande traghetto del mondo, per sovvenire alle esigenze dell’enorme sviluppo del turismo di massa.
Molti sopravvissuti al disastro, una volta tornati nelle loro città di residenza, fecero pervenire lettere di ringraziamento per la calorosa assistenza ricevuta dalla popolazione di Monopoli e della Puglia.
Nota: Notizie tratte da scritti di Vincenzo Saponaro











Buon pomeriggio, vi contatto perché sono un parente di una coppia che ha viaggiato sulla nave Heleanna, affondata nel 1971. Uno di loro era mio padre, che ha parlato in un’intervista radiofonica. Volevo chiedervi se fosse possibile avere quell’audio perché mi piacerebbe poterlo ascoltare. Grazie mille, cordiali saluti
Il nostro giornale online Monopoli Tre Rose ha pubblicato articolo sul naufragio dell’Heleanna. Non abbiamo audio di interviste.