13 anni e 2 mesi a MIMMO LUCANO, ideatore del modello RIACE, apprezzato in tutto il mondo, ma avversato e mal sopportato in Italia.
Lo stato di salute della nostra democrazia.
La mafia in doppiopetto, oggi non spara più e (a meno che non sia proprio costretta), non fa manco stragi, ma affari con le mani pulite e senza i “pizzini” del vecchio feroce RIINA.
I suoi funzionari si infilano nelle liste dei partiti, a livello centrale e periferico. O si aggirano, come sparvieri vogliosi, nei piani alti, alla ricerca di mezzi per far crescere e moltiplicare il loro “pane e companatico” dei tempi nuovi, con mezzi nuovi.
Una di queste “mangiatoie” (per la malavita, non per le vittime), è la gestione degli immigrati, che da qualche decennio, come in un esodo biblico senza fine, approdano sulle nostre coste.
Questa massa di apolidi, schiavi senza diritti, che fuggono da guerre, persecuzioni, territori ormai devastati da carestie, siccità e alluvioni, si è rivelata, nel tempo, una vera gallina dalle uova d’oro per le mafie, un enorme serbatoio di carne umana che può rendere, ognuno nel settore giusto:
braccianti sottomessi nelle campagne, da Nord a Sud, a caporali e mazzieri controllati dalle varie mafie, giovani piazzati in punti chiave di spaccio e di sballo, ragazzine per rifornire di carne fresca le crescenti richieste del mercato della prostituzione Quest’ultimo campo promette bene, c’è spazio, infatti anche per giovani maschi, gay e trans.
In un paese come il nostro, in cui legalità e illegalità sono ampiamente contaminate, soprattutto ai piani alti, questo sottomondo di invisibili, produce immensi stratosferici capitali, provenienti
dal lavoro schiavile di centinaia di migliaia di lavoratori, di cui si avvantaggiano le filiere delle grandi distribuzioni (spesso controllate dalle mafie per il riciclaggio di denaro sporco);
dalla distribuzione sul territorio delle droghe dalle più leggere alle più pesanti. In questo campo, ci avverte il dott. GRATTERI, procuratore di Catanzaro, la ‘ndrangheta ha già bruciato i tempi: compra direttamente droga dai narcos messicani e colombiani, ma per piazzarlo sui mercati italiani (e non solo) non si sporca più le mani, si affida totalmente alla camorra, alla mafia nigeriana e ai giovani immigrati immediatamente reclutati al loro arrivo.
A questi introiti, direttamente legati ai migranti, vanno aggiunti altri prettamente politici, tipici di una società complessa, di cui le mafie sono parte integrante, un vero Stato nello Stato:
appalti, gestione dei rifiuti, ricostruzione di disastri (in)naturali, di terremoti, riciclaggio di denaro sporco, con la benevola collaborazione di banche pubbliche e private.
Insomma, per non farla breve, lo Stato italiano, asfittico e tubercolotico sin dalla sua nascita (160 anni fa) a causa del virus del malaffare, che da subito inquinò la classe dirigente ai massimi vertici (vedi lo scandalo della Banca Romana che vide implicati Crispi e Giolitti) è rimasto di costituzione morale e civica assai fragile con momenti di crollo totale (il Fascismo), altri di riscossa (la Resistenza e gli anni della ricostruzione), con cadute, indignazioni di massa, fino alla plumbea ricaduta culturale del quasi trentennio berlusconiano, ancora in atto, al di là della decadenza del personaggio Berlusconi.
La mafia o le mafie si sono integrate nel tessuto civile della nazione da Sud a Nord, conquistando spazi a suon di capitali inimmaginabili per i comuni mortali.
L’integrazione dignitosa, degli immigrati, la concessione della cittadinanza a giovani della seconda generazione, molti dei quali nati in Italia, sono scelte che lederebbero gravemente gli interessi della mafia.
La mafia ha bisogno di schiavi senza diritti, di emarginati, di disperati pieni rabbia per il paese ospitante, facilmente reclutabili.
Il modello RIACE di MIMMO LUCANO era un altro: immigrati integrati, restituiti alla loro dignità di esseri umani, con una casa, un lavoro, una famiglia, dei bambini, un progetto di vita.
Sogno impossibile?
No! Riace era un paesino quasi disabitato a causa dell’emigrazione e per le sue viuzze tornarono di nuovo a correre i bambini di un altro colore con le loro giovani mamme. E le botteghe di una volta si riaprivano e anche il falegname o il meccanico era un giovane di un altro colore. Le due comunità quella indigena e i nuovi arrivati si integrarono.
Vennero giornalisti e troupe televisive dall’estero (anche dagli USA) per studiare questo nuovo modello. Si fece anche un film.
La curiosità portò anche il turismo. E così all’onore delle cronache salì il giovane sindaco MIMMO LUCANO, che pareva un tipo “semplice semplice”, un meridionale con la faccia da contadino senza pretese, lui che di pretese, di passioni e di sogni ne aveva tanti: alcuni realizzati, altri da realizzare.
Ma pure tante erano le iene inferocite in agguato.
Per primo il ministro degli Interni Salvini, il Capitano che aveva dichiarato guerra senza quartiere agli immigrati, tutti clandestini stupratori, terroristi tout court.
Doveva guadagnare voti, parlare alla pancia e al sottopancia degli italiani e la sua BESTIA (che in questi giorni abbiamo imparato a conoscere in vesti “fragili” di sesso e di droga del suo aiutante principale), andò giù duro. Intere famiglie di migranti furono cacciati dai Centri di prima accoglienza, anche laddove erano in atto progetti di integrazione scolastici per i bambini e lasciati all’addiaccio, sotto le stelle.
Pronti per essere arruolati in organizzazioni mafiose?
A pensar male, si fa peccato, diceva la buonanima, ma…
Poi, in un clima sempre più avvelenato, venne la magistratura pronta a spaccare il capello legalitario!
Il resto è storia o cronaca di oggi.
Insomma, trattare con la mafia non é reato, ma integrare ed aiutare chi ha bisogno, cioè tagliare alla radice gli interessi della mafia, è un grave reato, peggio che associazione mafiosa: 13 anni e 2 mesi!
Non mollare, Mimmo. Le persone oneste di questo paese sono con te!
Lella Leoci
Docente di Storia e Filosofia







