Recentemente sono state riprese da vari settimanali, anche cattolici, le riflessioni dell’on. Rosy Bindi.
Descrive con dovizia di particolari la necessità di ridare una “bussola” alla politica italiana. Il fulcro del suo pensiero si concentra su un ritorno inderogabile ai valori costituzionali ed etici, per superare la pura logica di potere e l’orizzontalità della politica italiana attuale.
Il bene comune e la persona devono stare al centro della vita politica. Bisogna ripartire dalla coesione sociale e dalla dignità umana. Porre massima attenzione alla tutela dei più deboli. È questa la misura di ogni scelta legislativa e amministrativa. È evidentemente urgente porre in atto una bussola etica e costituzionale, che orienti costantemente l’azione pubblica. La Bindi è critica nei confronti di una formale narrazione “pragmatica” e “non ideologica”, utilizzata spesso per evitare tutta la chiarezza possibile sui principi, con lo scopo di sottovalutare e nascondere le reali differenze progettuali.
Altro punto fondamentale è una strenua difesa della Costituzione. La politica deve essere guidata dai valori della Costituzione italiana. Nel 2026, la Bindi è ritornata in campo a favore del comitato per il “No” alla separazione delle carriere dei giudici, per evidenziare il rischio che tale separazione potesse alterare l’equilibrio dei poteri. Nel contempo il netto rifiuto della propaganda e del populismo. La politica non può essere ridotta a mero e inutile “ragionamento di parte”. Bindi, negli ultimi due anni, 2025-2026, ha mosso molte critiche all’attuale governo soprattutto per la sua gestione della politica estera e dei rapporti con la magistratura. Ha sottolineato anche il significato di essere di “parte”, che non è un difetto, ma un atto di responsabilità, che sottintende e implica di dichiarare apertamente gli interessi e i valori, che si vogliono e si intendono tutelare.
La “bussola” proposta da Rosy Bindi per la politica italiana del 2026 è rappresentata sia dal radicamento nei valori costituzionali, sia dal primato del bene comune sull’interesse individuale. Una classe dirigente competente e orientata alla difesa dei diritti fondamentali, radicati specialmente in settori chiave come la giustizia e la sanità pubblica.
Le sue riflessioni si focalizzano sulla necessità di ridare una “bussola” etica e valoriale a tutto il campo della politica. Tema centrale pubblicato anche dall’editoriale di maggio 2026 della rivista Impegno (Diocesi di Conversano-Monopoli).
L’analisi si articola su tre fondamentali pilastri per superare la crisi d’identità dei partiti e rimettere l’azione pubblica al servizio dei cittadini.
Al centro la dignità umana della persona, che deve ritornare a essere la misura esclusiva di ogni scelta economica e legislativa.
Accompagnato dal rifiuto dell’individualismo. Sostituire gli interessi dei singoli con la tutela dei diritti inalienabili di ogni individuo.
I più deboli e il bene comune. Cioè giustizia sociale.
La strutturazione dell’organizzazione della società deve partire dai bisogni delle fasce più deboli e vulnerabili. Unita alla finalità sociale della ricchezza. Il profitto e i beni individuali devono sempre restare subordinati alla tutela dei beni pubblici e comuni come la scuola, la salute e la sicurezza.
Il primato della democrazia. La politica non può restare passiva davanti allo sviluppo tecnologico dell’innovazione. Le istituzioni devono guidare e regolamentare anche l’IA per evitare che aumentino le disuguaglianze. L’algoritmo va mantenuto al servizio dell’uomo.
Antonio Losito