LA RIVOLTA DEI TRATTORI

In questi giorni sono in atto in Italia una serie di manifestazioni degli agricoltori contro le misure adottate dall’Europa e dal Governo Italiano.
La rivolta dei trattori è portata avanti da nuovi movimenti di base degli agricoltori, che si dichiarano traditi dalle grandi organizzazioni sindacali agricole.
Uno dei movimenti porta la sigla di CRA, Comitato Riuniti Agricoltori, guidato da Danilo Calvani, ex forcone, esponente di destra, che vuole portare a Roma il 15 febbraio, al Circo Massimo, 20.000 persone, quelle più “incazzate” contro il governo.
L’altro porta il nome di Riscatto Agricolo, un movimento di rivoltosi che, sceso in piazza con i trattori, è andato a trattare con il governo per ottenere alcune concessioni.
Fuori dalla rivolta sono le grandi associazioni, in primo la Coldiretti, la più allineata al governo Meloni-Lollobrigida, la Confagricoltura, CIA e Copagri, che finora avevano appoggiato le scelte del governo italiano e di quello europeo in materia di PAC, Politica Agricola Comune.
CONTRO LA PAC, POLITICA AGRICOLA COMUNE

Grazie alla PAC, agli agricoltori, specie ai più grandi, poco ai piccoli, vengono concessi sostanziosi aiuti economici con le integrazioni di prezzo, attraverso i cosiddetti titoli. Che significano 3,5 miliardi di euro, di cui oltre il 70 % destinato ai grandi proprietari terrieri, anche se non coltivatori.
Le grandi aziende ricevono anche fino a 250-300 mila euro ciascuna ad anno, le piccole aziende, con meno di 10 ettari, non superano 5.000 euro, alcune, quelle di minori dimensioni, meno di 1000 euro.
In pratica poca attenzione alle piccole aziende, quelle che tutelano il territorio, per la sostenibilità dei metodi di lavorazione e il loro ruolo sociale e ambientale.
Ora, davanti alla protesta montante, anche le grandi associazioni sindacali cercano di smarcarsi, assecondando in parte le ragioni della rivolta.
LE RAGIONI SACROSANTE
Ma la rivolta dei trattori per alcuni aspetti è “sacrosanta”, per altri aspetti è “controproducente”.
“Sacrosanta” perché si batte contro i bassi ricavi degli agricoltori, che non riescono ad ottenere prezzi che ripaghino i costi del lavoro e della produzione.
A fissare i prezzi della vendita dei prodotti non sono loro produttori, ma gli acquirenti, in pratica la piccola e, più ancora, la grande distribuzione.
Si tratta di un meccanismo perverso, che avviene solo in agricoltura: ad esempio per alcuni ortaggi si parte da un prezzo di 0,50 centesimi al Kg ai produttori, per arrivare ai 2-3 euro nei supermercati, così anche per il latte (da 0,50 alla stalla a quasi 2 euro al litro al consumo) e i prodotti trasformati (vino, olio, pane, pasta). I ricarichi maggiori avvengono a favore degli intermediari e commercianti nei vari passaggi della filiera.
“Sacrosanta” perché si batte contro i cosiddetti “patti bilaterali” firmati dalla Commissione Europea che consentono una concorrenza sleale, con l’importazione nei paesi della CEE di prodotti agricoli provenienti da paesi terzi, dove non si rispettano le regole in materia di lavoro e in materia di impiego di pesticidi, come il glifosato, erbicida cancerogeno. Vedi accordi commerciali con Canadà e Ucraina per il grano.
“Sacrosanta” perché si batte contro la produzione di cibi sintetici, come la carne sintetica, prodotta in laboratorio partendo da colture cellulari.
LE NON RAGIONI CONTRO IL GREEN DEAL
Ma anche “Controproducente” perché si batte contro il Green Deal, le misure da adottare per fermare i cambiamenti climatici a causa della eccessiva produzione di anidride carbonica.
I cambiamenti climatici, già in atto, determinano ondate di caldo, siccità, alluvioni, frane, tutti fenomeni negativi per la conservazione della terra e dell’agricoltura.
L’Unione Europea, con la legge sul clima, approvata nel 2021, ha fissato delle misure che hanno l’obiettivo di ridurre del 55 % la produzione di CO2 entro il 2030 e del 100 % entro il 2050.
Per l’agricoltura significa drastica riduzione dei pesticidi, degli allevamenti intensivi, riduzione del 4 % dei terreni coltivati.
LE LEGGI DEL GOVERNO MELONI
In Italia alcune misure approvate dal governo Meloni con la legge di bilancio hanno penalizzato ancor più il settore agricolo: Irpef sui terreni agricoli, eliminazione del credito di imposta per il carburante agricolo, riduzione del credito per acquistare macchinari, eliminazione esenzione dei contributi Inps per i giovani agricoltori.
La stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottoscritto accordi politici con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leven, che ha approvato le nuove disposizioni della PAC fino al 2027.
Ad approvare le leggi europee sono stati quasi tutti i parlamentari europei dei vari schieramenti di centro, di sinistra e di destra, compreso Fratelli d’Italia, Lega di Salvini e Forza Italia. Unici a non approvarle i Verdi, ma per ragioni opposte, relative alla scarsa attenzione per i problemi climatici.
Negli ultimi giorni, per motivi tattici ed elettorali in vista delle elezioni europee del prossimo 9 giugno, in modo demagogico ed opportunistico, si assiste al gioco di chi vuole dimostrarsi più vicino alle ragioni del mondo agricolo. Guardando i sondaggi.
MONOPOLI SENZA PROTESTE
Monopoli non è stata, finora, interessata dalle manifestazioni.
Eppure i problemi sollevati dalla rivolta, specie per i coltivatori più piccoli, esistono anche dalle nostre parti.
La presenza di un’amministrazione di centro destra, allineata al governo nazionale, la quasi totalità degli agricoltori rappresentati dalla Coldiretti e dalla Confagricoltura, il prezzo dell’olio di oliva, salito in questa annata, per la scarsa produzione spagnola, fino a 10-11 euro al Kg, avranno avuto la loro influenza.








La UE appare schizofrenica, tra tutela ambientale, sociale e della salute da una parte e malinteso liberismo dell’altra: se, giustamente, richiede il rispetto di una serie di misure in chiave ambientale, sociale e di salute, con conseguente aggravio diretto e indiretto dei costi di produzione, non può permettere che dall’estero arrivino impunemente prodotti quanto meno dubbi su quegli aspetti. Per questo stesso motivo, l’agricoltura e l’allevamento europei vengono abbondantemente sovvenzionati, se no finirebbero completamente fuori mercato, a vantaggio della concorrenza extra UE a costi minori, preferita dalla grande distribuzione. Tanto che sembra quasi che la UE finisca di fatto a foraggiare solo la grande distribuzione, permettendole di coprire tutte le fasce di clienti comunque a costi bassi (ai poveracci vende robaccia extra UE pagata poco, ai più abbienti vende roba migliore UE pagata ugualmente poco, essendo la differenza coperta dalla UE). Spero di sbagliarmi, ma, se due più due fa ancora quattro, questa mi sembra, da profano, la logica delle cose. Quanto alle misure specifiche, che conosco solo in linea di massima (quindi mi scuso preliminarmente per eventuali corbellerie), il riposo del 4% dei terreni mi sembra ragionevole e proficuo, oltre che simile al fermo biologico per la pesca. La esenzione irpef per i soli redditi inferiori a 10.000 euro dà tanto di contentino da pezzenti, unico compatibile con lo stato della finanza pubblica. Infine, mi sta infastidendo l’atteggiamento arrendevole della politica nei confronti dei manifestanti, che stanno facendo quello che gli pare in termini di ordine pubblico (al pari di camionisti e tassisti), specialmente se confrontato con la precettazione fatta da Salvini nei confronti dei ferrovieri in sciopero, solo qualche mese fa.
A Monopoli gli agricoltori sono ricchi!
Carissimo Stefano ho letto con attenzione il tuo articolo molto interessante e molto chiaro. Mi e’ sorto un dubbio come mai nel terrirorio monopolitano di solito attento a queste problematiche non e’ successo nulla ? (
mancanza totake di maniferazioni di qualsiasi genere?). Desidererei una tua opinione a tal riguardo io ce l’ho ma non conosco bene il yerritorio monopolitano come te!!! Una ottima giornata dopo una ottima e sapiente lettura
Antonio Pagljonico geologo
Amministrazione Comunale e Sindacati Agricoli di destra.