I diciassette anni di Flavia.
Aveva indossato un vestito nuovo, un timido rossetto sulle labbra, un po’ di mascara. Molto tempo allo specchio?
Certamente la mamma era commossa e l’aveva salutata abbracciandola.
Una donna, che stava uscendo per festeggiare il suo compleanno.
Non è più tornata. Mancano alle proprie case anche la sua amica Giulia e i suoi amici Alessio, Simone e Valerio.Tutti tra i diciassette e i ventuno anni.
Durante la notte, siamo sulla Nomentata presso Roma, la 500, su cui viaggiano tranquilli, impazzisce, fa carambola su un palo e fionda su un albero, sfasciandolo.
La gente della zona ode il fracasso, si sveglia di colpo e si affaccia ai balconi.
Qualcuno più solerte, prevedendo il disastro, corre giù in strada. Un terribile silenzio avvolge l’auto attorcigliata.
Subito dopo un flebile lamento. È un ulteriore passeggero. Il sesto. Gravemente ferito, ma salvo. Forse è stato un divertimento salire in sei su una piccola autovettura.
Felici. Ridenti? Per una notte trascorsa a festeggiare.
Flavia insieme ai suoi amici tutti morti. È bastato un istante. Volati in cielo.
Inutilmente le ambulanze hanno percorso, a sirene spiegate, le vie dell’addormentata città eterna.
Nel contempo in quelle case si aspettava invano un ritorno a casa. L’attesa era un guardare dalla finestra, come altre volte in passato.
«Al massimo alle due», era stata la promessa ai genitori.
Poi, in cinque case di Roma, grida di strazio. I figli non sono tornati. In una città in pace. Per un tragico incidente.
Quante ce ne sono nei Paesi in guerra?
In Ucraina, la nazione invasa, piange. Migliaia di padri e di madri, a cui tardivamente sopraggiunge un comunicato: suo figlio è morto al fronte.
In Russia tantissime famiglie da mesi non conoscono la sorte dei propri figli, sicuramente ventenni, partiti soldati incontro alla morte. Non importa. Reclute insignificanti. Ce ne sono tante. Solo numeri.
In pace e in guerra le ore sono tutte uguali nelle case dei figli che non tornano.







