La battaglia contro il Covid
L’emergenza Covid ha messo la popolazione in uno stato di allerta tutt’ora in corso sia dal punto di vista sanitario sia da quello sociale, che vede coinvolte soprattutto le fasce di popolazione che già vivevano in condizioni di bisogno, povertà, isolamento e malattia.

Purtroppo non è ancora finita! La battaglia contro il Covid non è terminata, perciò non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia!
Questa pandemia ha cambiato la visione di molte cose e fatto emergere nuove fragilità ed insicurezze; i ritmi quotidiani e abituali sono stati completamente stravolti.
Le misure di contrasto hanno prodotto in linea generale nell’immediato una forte domanda di protezione sociale ma purtroppo l’attuale situazione non ci permette di definirla come una vera e propria “emergenza sociale” perché non abbiamo ancora un sistema di rilevazioni dei dati, sistematico e continuo, come sul fronte sanitario.
I servizi sociali sono stati chiamati ad intervenire più volte, ma il fatto che manchi ancora una visione completa dell’impatto sociale che il virus sta producendo, non favorisce la progettazione di interventi mirati.
Non bisogna dimenticare che in tutto questo le famiglie sofferenti sono tante, anzi troppe!
Grazie al contributo di volontari, alcune di queste famiglie sono state messe in condizione di essere ascoltate, seguite con supporto psicologico in modo da non lasciare nessuno in preda alle proprie paure con consegna cibo, farmaci, colloqui telefonici.
Naturalmente tutto questo non basta.
I disabili i più bisognosi di aiuti
Si vive la necessità di dover attivare al più presto dei servizi domiciliari soprattutto in quelle situazioni con particolari vulnerabilità familiari, come nei casi dei soggetti con disabilità, a cui serve l’affiancamento e il supporto scolastico, terapeutico e riabilitativo.
Occorrono servizi mirati a prevenire episodi di violenza domestica o ancora servizi rivolti a donne e minori fragili che necessitano di misure urgenti di protezione e di sostegno.

È doveroso ricordare anche che tra i soggetti fragili ci sono persone con disabilità fisico-cognitive o patologie di tipo psichiatrico, per le quali l’attivazione di supporti in tempi rapidi è fondamentale e prioritaria.
Queste persone, al pari di altre, hanno lo stesso diritto di veder tutelate la propria salute e il proprio benessere psicofisico.
Tante sono anche coloro che in questo periodo stanno vedendo meno il supporto di cui disponevano prima, a causa di strutture chiuse.
Se dunque la sofferenza socio-economica è ancora così tanto diffusa una domanda sembra legittima.
Cosa accadrà più avanti con lo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti?
Rischiamo di entrare in una fase di povertà strutturale, dopo che la fase emergenziale ha determinato una nuova povertà spesso momentanea.
Non ci resta quindi che confidare in un intervento immediato da parte dei servizi sociali nell’attivazione di quanto evidenziato.







