Il ritorno alla democrazia di ieri
Non sta bene rivangare il passato.
Né rivolgere lo sguardo al periodo immediatamente successivo alla caduta del fascismo.
Quando una grande quantità di personalità, che avevano patito le infinite disgrazie della dittatura, tante privazioni, paure, tradimenti, fame e lacrime per la perdita di molti congiunti, abbracciarono la vita politica e si tuffarono con passione nella difficile costruzione della democrazia riconquistata.
Quando non era appariscente mostrare le sofferenze subite.
C’era altresì la pienezza di sentimenti acuti, di grande sensibilità e di consapevolezza profonda, che sorgeva da quell’animo umano prorompente e capace di affrontare la vita che si dischiudeva.
Tutti erano disinteressatamente impegnati a esercitare la propria influenza sulle scelte politiche, che avviavano un nuovo destino alla nostra patria.
La pienezza della democrazia dispiegata e manifesta era sotto gli occhi di tutti.
Chi si occupava della res publica, offriva con la propria umiltà il meglio di sé, mai offuscata da quella forza tendente a ottenere e ricercare esclusivamente un facile consenso.
Le sirene della destra di oggi
Ecco perché ora non possono creare un fascino quelle sirene che vengono da destra.
Dove abitualmente si predica che il benessere dei decenni appena passati debba essere messo in un angolo, quasi rimosso.
E poi, nel volgere di pochissime ore, assistiamo anche, sbalorditi ed esterrefatti, a un repentino voltafaccia.
L’antieuropeismo esasperato, convinto e proclamato a tutto spiano, viene prontamente sacrificato.
Finanche l’affermazione che “è necessario stampare moneta per conto nostro” si trasforma in improvviso amore per l’Europa.
In un sol colpo Salvini si tuffa nell’europeismo e nell’atlantismo di Draghi.
Una inaspettata folgorazione sulla via di Damasco.
Antonio Losito
Pubblicista







