SIGNIFICATO DEL 25 APRILE
Il 25 aprile 1945 (81 anni fa) è la data simbolo della Liberazione italiana dal nazifascismo, in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale.
Quel giorno, le forze partigiane assunsero il controllo del Nord Italia, liberando Milano e Torino prima dell’arrivo degli Alleati, ponendo fine all’occupazione tedesca e al regime fascista.
Ecco i punti chiave del 25 aprile 1945:
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Rappresenta la fine della dittatura fascista e la conclusione della lotta di Resistenza.
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Il CLNAI ordinò l’attacco ai presidi nazifascisti, imponendo la resa in tutti i territori ancora occupati.
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La data, nota come Festa della Liberazione, celebra la riconquista della libertà e della pace, gettando le basi per la nascita della Repubblica Italiana.
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La liberazione avvenne grazie all’azione partigiana e alla partecipazione popolare, culminando con la caduta definitiva del fascismo.
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Il 25 aprile è considerato la premessa fondamentale per la Costituzione Repubblicana, nata dall’unione delle forze antifasciste.
Questa ricorrenza, celebrata ogni anno il 25 aprile, è un momento di riflessione sui valori fondanti della democrazia italiana.
MANIFESTAZIONE A MONOPOLI
Sabato 25 aprile 2026 la città di Monopoli si riunisce per celebrare l’81° anniversario della Liberazione.
Ore 10.15 raduno dei partecipanti al Corteo davanti al Municipio in Via Garibaldi, presso la lapide dedicata ai partigiani.
La cerimonia vedrà la partecipazione dell’Amministrazione Comunale, delle forze dell’ordine, delle associazioni combattentistiche e partigiane, dei partiti, e di tutti i cittadini.
Il corteo, accompagnato dalla Banda del Giubileo–Città di Monopoli, attraverserà i luoghi simbolo della memoria con la deposizione di corone d’alloro.
Un’occasione per fermarsi, ricordare e rinnovare insieme i valori su cui si fonda la nostra comunità.
DOCUMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO DI MONOPOLI.

Era una Tribuna politica dei primi anni Settanta. La luce ferma del bianco e nero, il silenzio raccolto delle case italiane, la parola di quei politici che pesava. In quello spazio austero della RAI prendeva forma il confronto più alto della Prima Repubblica.
Da una parte Giorgio Pisanò, senatore del Movimento Sociale Italiano, ex repubblichino, volontario della X MAS e arruolato nelle Brigate Nere; dall’altra Vittorio Foa, arrestato nel 1935 dal regime fascista, attivo nella Resistenza come dirigente del Partito d’Azione e senatore indipendente del PCI.
Tra loro non vi era conciliazione possibile. A un’ennesima provocazione, Foa non alzò la voce: la rese definitiva: “Se aveste vinto voi, io sarei ancora in prigione. Siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore”.
Ecco, in quella frase, nuda e irrevocabile, stava il confine della Storia, la Storia che non ammette zone d’ombra, la Storia di un riscatto del popolo italiano e della propria nazione.
Alla vigilia del 25 aprile 2026, quella memoria non è celebrazione retorica, ma eredità esigente.
La comunità del Partito Democratico di Monopoli si riconosce in quella fermezza: nella verità che non arretra, nel debito verso chi ha sacrificato tutto affinchè altri potessero vivere liberi.
La libertà, come ricorda Piero Calamandrei, “è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Essa non è mai acquisita per sempre. Vive soltanto nella coscienza di chi la custodisce.
La Resistenza fu la seconda nascita della Patria. Un atto di unità morale prima ancora che politica: cattolici, socialisti, comunisti, azionisti. Non la vittoria di una parte, ma — come ricordava Enrico Berlinguer — la vittoria di un popolo.
A ottantuno anni dalla Liberazione, ricordiamo che quel moto di libertà non fu opera di pochi, ma di molti: studenti, operai, donne, intellettuali, ragazzi. Uomini e donne diversi per idee e condizioni, uniti nel rifiuto della tirannide. I partigiani scelsero la dignità nella privazione e da quella scelta nacque la democrazia.
Non è storia remota. È misura del presente. In un tempo attraversato dalla diplomazia della forza, da nuove intolleranze, la Resistenza ci insegna che la pace non è inerzia, ma conquista: richiede sacrificio, rispetto dei valori, responsabilità comune. E oggi richiede fedeltà alla Costituzione, come insegna l’esito referendario ultimo.
Anche l’esercito italiano conobbe smarrimento e riscatto. Dopo l’8 settembre 1943, reparti regolari opposero resistenza a Roma, a Cefalonia, a Corfù, a Napoli. Migliaia caddero.
Centinaia di migliaia furono deportati. La grande maggioranza dei militari rifiutò la collaborazione con la Repubblica Sociale, quella del senatore Pisanò, indebolendola moralmente.
Il 25 aprile è, per questo, una data viva. Non soltanto memoria, ma orientamento.
Allora, la comunità del Partito Democratico invita i propri cittadini a celebrare il 25 aprile 2026 nella libertà che ci è stata consegnata, senza dimenticare chi, anche oggi, vive sotto la violenza della guerra e dell’oppressione.
E a partecipare, insieme, festosamente e con riconoscente memoria, alle celebrazioni in piazza.
Sia questa giornata, per chi esercita la forza e predica l’odio, una silenziosa ma ferma dichiarazione di dissenso. Una resistenza composta, civile, incrollabile.
Bella la Resistenza. Bella la Liberazione. Bella la Democrazia.










Per l’asfitticità è un nostro problema.
E, grazie al 25 aprile, c’è anche chi, dallo scranno di vice-presidente del Consiglio Comunale, può prendersi la libertà di aprire bocca, per dire delle castronerie assolute, per di più incompatibili col suo ruolo. Altro che non avere nulla da festeggiare, dovrebbe festeggiare proprio quella libertà, che ha esercitato in modo così inqualificabile. Dovrebbe solo dimettersi e sparire dalla scena politica.
Questa libertà di cui godiamo da ormai 81 anni, ce la sta’ togliendo il fascismo rosso di sinistra odierno divulgando sentimenti di odio ,ed è più prepotente e cattivo di quello del ventennio. Questo fascismo rosso ci sta togliendo tutta la dignità di italianità ed è pericolosissimo in tutti i sensi.
Il fascismo è fascismo, è mancanza di democrazia, di pluralismo, di tutela delle minoranze, di riconoscimento delle differenze. Non riesco a capire il suo commento, tra “colori”, italianità e distinguo.