È necessaria una legge di cittadinanza.
È sbarrata la strada a una nuova legge per i figli dei migranti. Nati e cresciuti in Italia.
La comunicazione politica usata conferma una strategia pubblica di chiara intolleranza riguardante il tema delle migrazioni, che favoriscono consensi elettorali. Infatti si fa chiaramente intendere che non si vuole mettere «altra carne al fuoco» all’interno di una coalizione sempre più a guida del partito più importante. Il problema riguarda però le argomentazioni addotte per giustificare questo immobilismo. Una strumentalizzazione. Un errore parlare, come è stato fatto, di record di concessioni di cittadinanza negli ultimi anni in esecuzione delle norme attuali.
Questo presunto alibi impedisce alla politica di guardare con attenzione e con la massima apertura alle nuove generazioni di ragazzi stranieri, che da circa quindici anni, grazie soprattutto all’impegno costante della società civile, in particolar modo delle associazioni e del mondo cattolico, rivendicano l’appartenenza a questo Paese come un diritto acquisito.
Si rischia di allargare il mondo degli “invisibili”.
Il riferimento sulla migrazione può riguardare il fenomeno familiare. Si può arrivare da soli, ma ci si può inserire se si realizza una relazione. Col passare del tempo si possono ritrovare gli affetti lasciati in patria. Sorprendentemente è stato deciso di attuare una stretta sui ricongiungimenti familiari. Per ricomporre un nucleo adesso ci vogliono due anni? Si allunga lo scenario di stabilizzazione, anche domestica, per accelerare i processi di integrazione e per impedire ulteriori casi di ghettizzazione.
In Italia serve un cambio di prospettive. Intercettare i cambiamenti sociali e demografici, per delineare un volto nuovo di comunità. Adesso tutto è fermo. L’immigrazione è materia d’ordine pubblico. Sbarchi da cancellare. Creazione di nuove “Albanie” con avalli europei ed esami del Dna per coloro che delinquono? Un racconto pieno di ansia. Potrà durare a lungo? Manca la capacità di intercettare la freschezza di un nuovo processo. Centinaia di migliaia di ragazzi saranno bloccati da una anacronistica lista d’attesa. Moltissimi di loro puntano a ridurre il tempo di permanenza necessario in Italia per ottenere la nostra cittadinanza. La richiesta di diventare italiani non può essere sottoposta all’esame della lente di ingrandimento, perché non è né politicizzata né ideologica. Serve ritornare a partecipare alla vita pubblica. Un valore perso, che fa bene dell’Italia. Da recuperare presto.
Antonio Losito







