È la comunicazione elevata a paradosso.
Siamo di fronte a riflessioni che si adattano a un’indagine sociologica.
«Il silenzio produce una “cesura” che rafforza la chiarezza di un discorso attraverso la distruzione della continuità».
Così scrive Mattia Ferraresi sul quotidiano Domani.
«Il silenzio è dunque l’essenza della comunicazione indiretta, fondamento della comunicazione strategica che i leader politici producono in ogni frammento del loro agire. La vera leadership, insomma, si esercita dicendo ma anche (e forse soprattutto) tacendo. Non sappiamo se Vittorio Feltri facesse riferimento a questo quadro teorico quando ha scritto che Mario Draghi funziona perché non va in tv, ma il punto di caduta del ragionamento non può essere troppo lontano. “Sono convinto che il successo di Mario Draghi dipenda in gran parte dal fatto che egli non frequenta i programmi televisivi classici”, ha scritto Feltri martedì su Libero, elogiando il premier che si è immunizzato dal “presenzialismo davanti alle telecamere guidate da insulsi chiacchieroni e chiacchierone”. Il minimalismo comunicativo, dice Feltri, ha aiutato il presidente del Consiglio a evitare di finire nella parabola classica e arcitaliana dei leader».
Draghi si è praticamente sottratto al quotidiano parlare, lasciando volutamente da parte il presenzialismo ossessivo dei politici di turno presenti negli abituali talk-show.
Personaggi che talvolta creano alla propria parte politica pochi benefici e molti danni.
È il potere del silenzio quello che esercita Draghi?
Ferranesi afferma che «è il tipo di comunicazione indiretta che genera gli spazi della decisione. E il decidere è sempre un recidere (…) Draghi comunica generalmente in formati controllati e senza contraddittorio. Preferisce evidentemente la ponderata riflessione del discorso scritto alla freschezza delle parole a braccio».
«Risponde, quando è necessario, con formule di divina brevità, all’occorrenza anche limitandosi ai monosillabi, i soli che sono in grado di porre fine a quasi tutto».
Ha tenuto poche conferenze stampa, forse una dozzina, dal giorno del suo insediamento a palazzo Chigi.
Pare abbia concesso una sola breve intervista. Poche frasi. Alcuni monosillabi.
Il suo stile è inusuale, ma efficace.
Diverso da alcuni leader politici, che sbraitano, avvezzi a usare un linguaggio pedagogico. Alla ricerca di lunghe spiegazioni, evitano l’icasticità del twitt. Draghi è apertamente più incisivo, diverso da Joe Biden, il Presidente degli USA, che è costretto a parlare molto spesso.
Infine, Ferraresi affonda:
«Nella grammatica dei gesuiti il silenzio è soprattutto la condizione necessaria per prendere decisioni sagge».
«Chi sta così appartato, non avendo la mente distratta da molte cose, ma ponendo tutta l’attenzione in una sola, cioè nel servire il Creatore e nel giovare alla propria anima, può impegnare più liberamente le sue facoltà naturali per cercare con diligenza quello che tanto desidera».
Il direttore de “La Stampa”, Massimo Giannini, ospite del programma di Lilli Gruber, “OttoeMezzo” su LA7, ha commentato:
«Il massimo esperto mondiale della comunità scientifica, Anthony Fauci, ha detto che l’Italia è da prendere a esempio. Incassiamo questo merito senza dividerci». «Draghi ha vinto. Anche questo decreto è passato all’unanimità come altri precedenti».







