IL VENTENNIO FASCISTA A MONOPOLI
All’avvento del Fascismo, nell’ottobre del 1922, il Comune di Monopoli è amministrato dagli organi eletti democraticamente con il suffragio limitato ai soli uomini; le donne non hanno ancora diritto di voto.
Sindaco della città è Vito Andrea Ignazzi. I consiglieri comunali sono trenta.
Il 31 ottobre 1922 il Consiglio Comunale, all’unanimità, esprime le felicitazioni a S.E. Benito Mussolini ed inneggia all’opera del Fascismo che provvederà alla «restaurazione morale ed economica dell’Italia».

Il 2 ottobre 1923, in seguito alle dimissioni di Vito Andrea Ignazzi, viene eletto sindaco il dott. Giuseppe Pugliese.
Nel maggio viene applicata la Riforma della scuola di Giovanni Gentile, Ministro della Pubblica Istruzione.
Il 10 giugno 1924 viene ucciso da sicari fascisti Giacomo Matteotti, deputato del Partito Socialista e oppositore del regime.
A Monopoli le Scuole elementari, comprendenti 32 classi in città e 14 in campagna, sono dirette da Francesco D’Alessandro.
Il 25 maggio 1925 nasce l’Unione Sportiva Audace, con attività di calcio, pallacanestro e atletica, diretta dal geometra Francesco Calderale.
Si gioca a calcio in un campo sportivo in terra battuta dietro il Cimitero.
Nel 1926 sono abolite con regio decreto del governo fascista le cariche elettive nei governi locali e viene istituita la figura del podestà, che assomma in sé i poteri del
sindaco, della giunta e dei consigli comunali.
Sciolti tutti i partiti e i movimenti di opposizione, trasformati i sindacati in corporazioni fasciste, a Monopoli chiudono le sezioni del PCI (segretario Carlo Todisco, arrestato), del PSI (Amedeo Bregante, perseguitato dai fascisti e poi costretto a iscriversi al PNF) e del Partito Popolare (segretario Giuseppe Barbarito).
Rimane il Partito Fascista, PNF, a cui è iscritta con la tessera del Fascio la stragrande maggioranza dei cittadini. Gli antifascisti, chiamati “fuoriusciti”, si riuniscono clandestinamente in via Ginnasio, nell’abitazione di Vito Ippolito, socialista, e in piazza V. Emanuele, nella abitazione di Lorenzo Turi, comunista: tra loro anche Cesare Longo, socialista, Carlo Todisco, Paolo Fiume, i fratelli Muciaccia, comunisti, Egidio Fanciano del Partito d’Azione.

Il 10 marzo 1927 (VI anno dell’era fascista) viene nominato dal prefetto il primo podestà, l’avvocato Giuseppe Maggi. È il più giovane podestà d’Italia e rimane in carica fino al 30 aprile 1932.
Fallisce la Banca Popolare.
Il territorio di Egnazia e Savelletri, appartenente a Monopoli, viene ceduto al Comune di Fasano; allo stesso modo il quadro del S. Pietro di Giovanni Bellini è trasferito alla Pinacoteca di Bari.
Nel 1928, in onore dei 300 morti monopolitani della Guerra Mondiale, nel rettangolo Sud del Borgo viene eretto il Monumento ai Caduti, mentre in quello Nord, qualche anno dopo, al posto dell’aiuola con roseto, viene costruita la Fontana Monumentale, riportante i simboli dell’Aquila Fascista. Viene pavimentato il Borgo.
Succedono i commissari prefettizi Giacomo Caracciolo, Giacinto Perrone e Giacinto Muciaccia.
Nello stesso anno 1929 viene introdotto nella scuola elementare il Libro Unico, basato sull’amor di patria e la venerazione del duce, in cui si legge
“Mussolini, che tutti chiamano Duce e che tu puoi chiamare babbo, è un figlio del popolo, venuto dalla miseria. E’ l’uomo più grande e più buono del mondo. Egli in un decennio ha fatto diventare l’Italia la prima nazione al mondo. Con la marcia su Roma il governo fu tolto agli uomini paurosi e fu inaugurato il Regime Fascista che durerà più di un secolo “.

I giovani universitari del Littorio così giurano: “Combatterò per superare tutte le prove, per conquistare tutti i primati con il vigore sui campi agonali, con il sapere negli arenghi scientifici. Combatterò per vincere nel nome di Roma. Così combatterò come il Duce comanda. Lo giuro”.
Il PNF presenta una struttura fortemente centralizzata e gerarchica. La direzione provinciale è affidata al segretario politico, detto “federale”; a Bari è Giuseppe Buttiglione, a cui spetta la nomina dei segretari locali.
Il partito fascista locale è affidato ai segretari nominati direttamente dagli organi superiori; tra i segretari e gli esponenti maggiori del PNF monopolitano si ricordano Domenico Mastronardi, u poms, Francesco Mancini, don cecc a mangin, Giuseppe Rossani, Guglielmo Dormio, Cesare Verdiani, oltre ai podestà Giuseppe Maggi, Giambattista Giannoccaro, Alfredo Masulli e Clemente Meo Evoli.
Il podestà delibera l’erogazione di contributi ai segretari politici del Fascio.
Dal 1935, dopo aver portato l’orario di lavoro a 40 ore settimanali, si svolge il “Sabato Fascista”, per il quale si organizzano parate, sfilate, raduni, esercitazioni, gite, manifestazioni varie.
A Monopoli la Piazza del Borgo diventa il luogo simbolo del sabato fascista.
È introdotto l’obbligo del saluto romano nelle amministrazioni civili dello Stato.
Come in tutta Italia, anche i giovani e le donne di Monopoli sono organizzati nei Fasci.
I Fasci femminili comprendono le Piccole italiane (8-13 anni), le Giovani italia-
ne (14-18), le Giovani fasciste (19-21), le Donne fasciste e le Massaie Rurali; a Monopoli l’organizzazione ha come dirigenti Antonietta Turchiarulo, Maria Mitrotti, Maria Maniello (comandante GIL), Anna Totaro, Anna Mastronardi Tateo (segretaria Fasci Femminili).
Le leggi fasciste impongono che negli impieghi pubblici le donne non debbano superare il 10% e che, dopo il matrimonio o la nascita di un figlio, abbandonino il lavoro.

I Fasci giovanili maschili comprendono i Figli della lupa (6-8 anni), i Balilla Moschettieri (9-13), gli Avanguardisti (14-18), i Giovani fascisti (19-21).
Capi dei vari plotoni e manipoli dei Balilla sono Enrico Alba, Remigio Ferretti, Giovanni Intino e Giacinto Antonelli, poi generale di Corpo d’armata dell’esercito mentre Giuseppe Conserva e Salvatore Alba dirigono tutti i reparti maschili.
Onofrio Manghisi, maestro, è comandante generale della Milizia Volontaria, Carlo Santostasi maggiore. L’altro maestro elementare, Filippo Tateo, organizza in piazza ogni anno , il 24 maggio, il saggio ginnico dei giovani liceali e universitari.
Il PNF locale ha anche compiti di controllo politico e sociale, per i quali si avvale di volontari fascisti para-militari; contribuiscono all’avvento del Fascismo gli “squadristi ante marcia”, in camicia nera, con azioni intimidatorie, anche violente. In alcuni casi si fa uso del manganello e delle purghe con olio di ricino.
Alcuni squadristi della prima ora vengono inquadrati nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN); altri ricevono la “sciarpa del Littorio”; altri continuano nelle azioni di squadrismo locale.

Capo squadrista a Monopoli è Gennaro Sardella, u pizzajl; malato e depresso, muore suicida con un colpo di pistola il 27 dicembre 1942, nella sua abitazione in largo Vescovado, dopo aver ricevuto la visita del vescovo Gustavo Bianchi; altri squadristi sono Michele Maccuro, a jask, ed Ernesto De Nunzio, coniugato con la maestra De Bonis, dirigente fascista.

Il 28 settembre 1935 (XIII anno) si insedia il podestà Giambattista Giannoccaro, ingegnere,
che rimane in carica fino al 16 gennaio 1938, quando si trasferisce ad Addis Abeba con l’incarico di presidente dell’ente di colonizzazione “Puglia d’Etiopia”.

L’amministrazione viene affidata al vice podestà colonnello Vito Calderaro fino al 4 agosto 1938, quando viene nominato podestà il dott. Alfredo Masulli, dirigente dello stabilimento dei petroli Esso Standard, che rimane in carica fino al dicembre 1939; poi i commissari Francesco Cantatore e Michele Cimadomo.
Nel 1929 e nel 1934 si svolgono le elezioni politiche generali a lista unica: i consensi, plebiscitari, raggiungono il 98%.
Nel maggio 1936 Benito Mussolini annuncia alla radio l’ingresso trionfale delle truppe italiane ad Addis Abeba. Per ascoltarlo, migliaia di monopolitani accorrono in Piazza Plebiscito.

Il 28 settembre 1937 viene inaugurato ufficialmente il nuovo Edificio Scolastico Elementare in via Dieta.
A questi anni risalgono la realizzazione della Circonvallazione con il cavalcavia con ponti in pietra (attuale viale A. Moro), la nuova scala di accesso e la tinteggiatura in rosso della facciata del Municipio.
Seguono le leggi razziali contro gli ebrei residenti in Italia, a cui vengono tolti beni, lavoro e diritti di cittadinanza.
Nel 1938 sono pubblicati alcuni numeri del giornale satirico Stramonopoli, ben presto costretto a chiudere perché inviso ai benpensanti e ai potenti del
tempo.

L’8 maggio 1940 si insedia il nuovo podestà, cav. Clemente Meo Evoli, che rimane in carica fino alla caduta del Fascismo, precisamente fino al 25 luglio 1943.
Il 10 giugno 1940 l’Italia dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra. I monopolitani donano gli ori e le fedi nuziali, contributo alla Patria per le spese belliche; le fedi vengono sostituite da cerchietti di ferro.
Alla vigilia della guerra, dal balcone della segreteria del Fascio, in piazza Plebiscito, il giovane Remigio Ferretti così si rivolge ai compagni di scuola e ai cittadini: «Torneremo vittoriosi, e sapremo guardare in faccia chi non ha creduto nella vittoria».
Francesco Tatulli, professore di Lettere del Liceo Classico, commentando la dichiarazione di guerra di Mussolini e rivolgendosi al giovane Enrico Alba in partenza per le armi, dichiara: «Stavolta finisce male davvero: per le modeste cognizioni geografiche che ho, noi perderemo la guerra»; ai colleghi professori che gli voltano le spalle scandalizzati aggiunge: «Vuol dire che non conoscete né la storia, né la geografia».

Nel 1940 durante i bombardamenti sulla città da parte degli Alleati, inglesi e americani, a causa del crollo di alcune parti dell’edificio di via Polignani, adibito ad uffici comunali, muore il dott. Clemente Cancelli, segretario comunale.
Monopoli è sede del 225° Reggimento di Fanteria, comandato dal colonnello Vittorio Vasco, dal maggiore Carlo Santostasi e dal tenente Salvatore Alba. Le Compagnie sono dislocate in varie caserme, tra cui quelle di S. Antonio e del Convento di S. Francesco da Paola (10 ^ Compagnia).

Nel 1941 fa il suo ingresso nella diocesi di Monopoli il nuovo vescovo Gustavo Bianchi, accolto dalle autorità fasciste, il podestà Clemente Meo Evoli e il generale Bellomo, comandante della “piazza” di Bari.
Sono centinaia i monopolitani, soldati e ufficiali, che partecipano alle operazioni di guerra.
Molti i caduti sui campi di battaglia, tanti i feriti tra i reduci combattenti.
Diversi, durante la guerra civile di liberazione nazionale, tra il 1943 e il 1945, sono fatti prigionieri dai fascisti e dai tedeschi e internati nei campi di concentramento in Germania.
Tra questi gli ufficiali Enrico Alba, Azeglio Bregante, Mario Camicia, Nino Campanelli, Alfredo Cavallo, Giuseppe Ladogana, Francesco Montanaro, Francesco Piangevino, Luigi Pirchio, Mario Rossani, Lorenzo Semeraro, scampati alla morte e tornati, dopo varie peripezie e tanti stenti, a casa.
Di altri, semplici soldati, non più tornati dai lager tedeschi, non si ha memoria.
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E’ un bene ricordare la Storia e sopratutto insegnarla alle nuove generazioni. Solo imparando dagli errori si puo’ evitare che questi si ripetano.
Molto interessante. Ma a quei tanti monopolitani “senza nome” (di alcuni abbiamo nome e cognome) dobbiamo restituire memoria e onore.