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1943-1946. Il secondo dopoguerra a Monopoli

Il ritiro dei tedeschi. L'arrivo degli Alleati. Prime amministrazioni di Vasco e Piepoli. Giunte di Palmieri e Vacca nominate dal CLN.

by Stefano Carbonara
29 Luglio 2021
in Politica
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LA FINE DEL FASCISMO

Il 9 luglio 1943, durante la seconda guerra mondiale iniziata nel 1940, gli Alleati, con truppe inglesi e americane, sbarcano in Sicilia dando inizio alla campagna d’Italia contro i nazisti di Hitler e i fascisti di Mussolini.

Il 25 luglio 1943, a seguito delle gravi sconfitte militari, Benito Mussolini viene esautorato dal Gran Consiglio del Fascismo e subito dopo deposto dal re Vittorio Emanuele III.

Si costituisce il nuovo governo del maresciallo Pietro Badoglio, che il 27 luglio scioglie il Partito Nazionale Fascista e tutte le sue formazioni militari.

L’Italia è in una situazione drammatica, è un paese allo sbando, confuso, affamato. Le truppe italiane e tedesche sono in gravi difficoltà. Gli Alleati scaricano bombe sulle città, specie nel Lazio e su Napoli.

Il 6 settembre il generale americano Eisenhower, comandante delle forze alleate, annuncia l’armistizio, firmato l’8 settembre dal governo Badoglio. Il re Vittorio Emanuele III e suo figlio Umberto fuggono da Roma per Brindisi.

Più della metà dei soldati italiani abbandonano le armi. L’esercito tedesco, per ritorsione, combatte contro gli italiani, ex alleati, distruggendo città e campagne.

Il Sud d’Italia viene liberato dagli Alleati, il Nord rimane occupato dall’esercito tedesco e fascista in ritirata, dando vita alla Repubblica Sociale Italiana che dura fino al 25 aprile 1945, giorno della Liberazione Nazionale.

MONOPOLI TRA IL 1943 E IL 1946

A Monopoli, caduto il Fascismo, il 25 agosto 1943 si compie il passaggio di amministrazione.

All’ultimo podestà fascista Clemente Meo Evoli subentra il commissario dott. Vito Guastadisegno, funzionario di Prefettura, di fede monarchica, in ossequio al nuovo governo del maresciallo Pietro Badoglio.

Colonnello Vittorio Vasco

Nei giorni che precedono l’arrivo delle forze alleate, in una situazione di incertezza e di disordine, il comando dei poteri civili e militari viene assunto dal colonnello Vittorio Vasco.

I rappresentanti dei partiti democratici, tra i quali Carlo Todisco e Lorenzo Turi del PCI e Felice Marasciulo del PRI, organizzano una manifestazione di impronta antifascista, pensando all’arrivo della nuova stagione di libertà, ma sono arrestati e
tradotti in carcere a Bari.

Le direttive del governo Badoglio sono quelle di assicurare ordine e moderazione. Vengono poi, in tempi brevi, liberati.

Il 10 settembre 1943 le Forze Alleate inglesi entrano a Monopoli.
Il comando amministrativo del Town Mayor, il “sindaco inglese”, si stabilisce in via Umberto; l’Intelligence Service, comando dei servizi segreti diretto dal capitano Cross, inglese sudafricano, si insedia presso la Villa Grazia in via Veneto; le truppe, soldati e soldatesse al comando del capitano canadese Dunker, prendono alloggio in parte nel vecchio palazzo Camicia di via Bixio, Caserma di S. Antonio, in parte in altri edifici pubblici e privati, tra cui l’Edificio della Scuola Elementare di via Dieta, nei quali procurano gravi danni ai mobili e alle suppellettili.

I comandanti degli Alleati a Monopoli al Borgo al Monumento ai Caduti.
Compagnia dei soldati al Convento S. Francesco da Paola

Truppe dei soldati alla Caserma S. Antonio.
Lire americane degli Alleati

Gli inglesi presidiano la città, collaborano alla ripresa della vita civile e democratica, si adoperano nell’offrire lavoro ed aiuti, anche sigarette e cioccolato, alla popolazione di Monopoli, con cui si stabilisce un rapporto pacifico e cordiale. Molti ricordano «quando i giovani monopolitani spiavano dalle grate del seminterrato le soldatesse inglesi impegnate nel farsi il bagno», come anche il “gran ballo” tenutosi nelle sale del Palazzo Comunale, in onore degli inglesi, con la partecipazione della “Monopoli bene”.

Giunte provvisorie del CLN di Giuseppe Piepoli e Francesco Maria Palmieri.

Il successivo 8 ottobre 1943 il prefetto, anche per aderire alle richieste degli Alleati, favorevoli ad un moderato rinnovamento in senso liberal democratico, nomina un nuovo commissario, il geom. Giuseppe Piepoli, monopolitano, il quale si dimette nel giugno del ’44 in seguito ai moti popolari capeggiati dalle donne del “paese vecchio” e scoppiati a causa della carestia e della fame del dopoguerra.

La protesta si rivolge contro Piepoli.

Le donne lo affrontano mentre torna in calesse alla sua abitazione in largo S. Giovanni.

Dopo la celebrazione del Congresso antifascista dei Comitati di Liberazione dell’Italia Meridionale (CLN), tenutosi a Bari il 28 gennaio 1944, anche a Monopoli si costituisce il Comitato Comunale di Liberazione con la partecipazione dei partiti antifascisti: la DC, il PCI, il PSIUP, il PLI e il Partito d’Azione.

A tale comitato è demandato il compito di segnalare al Prefetto, tramite il CLN di Bari, i nomi di coloro che avrebbero costituito la prima Giunta Comunale.

Marchese Francesco Maria Palmieri

Il CLN locale indica come sindaco Francesco Maria Palmieri, che il 5 luglio 1944 viene nominato dal prefetto.

«La decisione – ricorda il vecchio comunista Paolo Fiume – fu presa nella sede della Camera del Lavoro con i rappresentanti dei partiti; poi andammo a trovare il marchese nella sua Villa Palmieri di via Castellana per invitarlo ad accettare».

 

 

 


Comunicazione alla Prefettura del Commissario Giuseppe Piepoli
27 aprile 1944

Partiti iscritti responsabili delle sezioni.

Partito Comunista 60 Carlo Todisco, barbiere-Stanislao Rodi, impiegato
Partito d’Azione 22 Stefano Calderaro, capitano maritt. – Francesco Mitrotti, imp.
Partito Socialista 140 Carlo Carparelli, maestro – Michele Napoletano, impiegato
Democrazia Cristiana 300 Luigi Russo, professore di Liceo – Giuseppe Barbarito, avvocato
Democrazia Liberale 800 Vito Affatati, impiegato – Vito Simone Veneziani, industriale
Sezione Combattenti
e Mutilati di Guerra 500 Giuseppe Vitto, radiotelegrafista – Francesco Pezzolla, imp.
Associazione Studenti 40 Pasquale Maviglio e Domenico Giannulo, universitari.

 


Palmieri è uomo colto, di formazione monarchica, serio ma, secondo quanto ricorda
chi l’ha conosciuto, di carattere suscettibile, talmente parsimonioso che dagli impiegati
comunali, che facevano richiesta di una nuova matita, pretendeva la consegna del
“mozzicone” precedente; era il primo a firmare l’ingresso in Comune e controllava personalmente l’orario e l’attività degli impiegati.

Maestro Carlo Carparelli

Come deciso dal CLN di Bari con verbale redatto e firmato dal segretario Eugenio Laricchiuta (monopolitano del PSIUP), il 2 ottobre 1944 si insedia l’amministrazione del sindaco Palmieri con assessori effettivi: Carlo Todisco (PCI), Carlo Carparelli (PSIUP), Egidio Fanciano (Partito d’Azione), Pasquale Maviglio (PLI), Giuseppe Galanto (PSIUP), Francesco Rotondo (DC); assessori supplenti: Francesco Muciaccia (PCI) e Nicola Rodi (Partito d’Azione).

Nonostante ciò, il 24 novembre, il CLN di Bari così decide: «Tutti i partiti aderenti che abbiano rappresentanti nel Comitato Comunale di Monopoli sono invitati a procedere alla designazione di nuovi componenti, sostituendo quelli attualmente in carica, e ciò per superare la insormontabile incompatibilità che impedisce il funzionamento del Comitato».
Per la scelta dei rappresentanti, nell’intento di superare i contrasti, il CLN indice elezioni primarie con un sistema di votazione che permette di votare per candidati appartenenti anche a liste diverse, dando inizio così ad un effettivo processo di democratizzazione.

LA GIUNTA DEL SINDACO PIETRO VACCA

In seguito ai risultati di questa consultazione, il 23 aprile 1945 il prefetto nomina l’amministrazione comunale composta dal sindaco Pietro Vacca (Partito d’Azione) e dagli assessori Tommaso Muciaccia (PCI) con delega all’Ufficio Tecnico, Carlo Todisco (PCI) al Controllo e Vigilanza del Servizio Annonario, Giuseppe Lotesoriere (DC) ai Lavori Pubblici, Paolo Longo (PLI) allo Stato Civile, Luigi Intondi (PLI) al Contenzioso, Giuseppe Galanto (PSIUP) all’Annona, Egidio Fanciano (Partito d’Azione) all’Igiene e all’Istruzione Pubblica, Cesare Longo (PSI) alle Finanze.

Il 15 febbraio 1946 Longo e Intondi sono sostituiti con Natale Salerno (PLI) e Giuseppe Vitto (PLI).

Sindaco avv. Pietro Vacca

Il sindaco Pietro Vacca, “don Pierino”, è un noto avvocato, apprezzato dai cittadini. A volte difende gratuitamente, e finirà così per indebitarsi.
Ritiratosi in campagna, vi morirà in condizioni disagiate.

Nella prima riunione, il 28 aprile 1945, il sindaco invita la Giunta ad «un’attiva collaborazione nell’interesse del paese, che ha bisogno impellente nel campo d’igiene ed alimentare».

La Giunta ha il merito di attivare alcuni organismi della rinata vita democratica: il Comitato Comunale di Assistenza (ECA), la Commissione Edilizia, costituita dal sindaco, dall’ingegnere dell’Ufficio Tecnico, dall’Ufficiale Sanitario, dall’avv. Pasquale Petronella, dall’ing. Angelo Brescia e dall’imprenditore Libero Barnaba, la Commissione per la disciplina del commercio ambulante, la Commissione per i Tributi Locali.
Delibera il progetto per la realizzazione di una sala cinematografica e di un albergo in via Magenta; provvede ad istituire la tassa per il servizio di raccolta dell’immondizia, la tassa di famiglia e quella per la macinazione del grano, approvando infine il bilancio dell’anno 1945 per una somma di 12 milioni di lire.

Viene nominato il Consiglio di Amministrazione dell’IPRAB, ente pubblico responsabile della gestione dell’Ospedale Civile, e ai professori Giovanni Lanzilotta, Anna Mastronardi Tateo e Mario Tanzarella viene conferito l’incarico di docenti presso il Liceo Classico, allora di competenza comunale.

Si insedia, infine, la Commissione per l’aggiornamento della Toponomastica
Stradale (prof. Luigi Russo, ins. Carlo Carparelli, ing. Angelo Brescia).

A questa giunta si deve anche, tuttavia, la cessione dell’area sovrastante i magazzini di Cala Batteria alle ditte Caforio e Gaudioso, per consentire la realizzazione di un cinema all’aperto, con ciò sottraendo all’uso pubblico una bellissima area panoramica sul porto, cosa che susciterà roventi critiche e polemiche anche negli anni successivi.
In quella occasione è autorizzato anche l’abbattimento della pineta di Cala Fontanelle
per la distribuzione gratuita di legna alle famiglie povere.

L’unico provvedimento dichiaratamente antifascista è l’annullamento dei lavori di ristrutturazione della fontana in piazza Vittorio Emanuele, che era stata abbattuta all’arrivo degli Alleati.
Il progetto dell’arch. Francesco Lacitignola voleva rievocare, con i giochi d’acqua, i fasti del Fascismo.

Il clima politico di quegli anni è abbastanza tranquillo, grazie anche all’azione pacificatrice condotta dal prof. Luigi Russo e dal sindaco avv. Pietro Vacca.

 


Squadra Audace, secondo da destra Onofrio Doria

UNIONE SPORTIVA AUDACE

L’Unione Sportiva Audace nasce il 25 maggio 1925, con attività di calcio, pallacanestro e atletica. Primo presidente fino al 1940 il geom. Francesco Calderale.

Alla fine della guerra, il 16 agosto 1944, riprende l’attività giocando le partite di calcio nel
campo sportivo dietro il cimitero. Prima formazione: Bianchessi, Centa, Ballerini, Francesco Paragò, Alfredo Racano, Vito Giannoccaro, Giacomo Brescia, Rozzo, Mastropasqua, De Lorenzo, Onofrio Doria (n. 11, 572 partite, 551 goal, mai ammonito, esempio di correttezza sportiva).

Nel ’46 passa in Serie C, giocando nel nuovo campo sportivo di via Fiume; nell’agosto ’47 disputa a Roma lo spareggio per la Serie B, perdendo con la Nocerina 4-1.

Presidenti succeduti: Vito Simone Veneziani, Alfredo Alò, Vito Alò, Enrico Alba, Stefano Greco, Angelo Simone, Domenico Stella, triestino, tenutario della casa di tolleranza vicino alla Cementeria. Negli anni ’50 milita in Serie C e poi in Promozione. Chiude nel 1959 per carenze finanziarie.


Vincenzo Saponaro ragazzo di bottega

TESTIMONIANZE DI VINCENZO SAPONARO
maestro d’ascia, storico e scrittore

1943 – L’Armistizio

Ricordo ancora bene l’otto settembre del 1943 quando l’Italia chiese ed ottenne l’armistizio dagli alleati.

Alla notizia, la gente si abbracciava per strada, convinta che la guerra fosse finita e che figli e mariti dal fronte sarebbero tornati a casa.

Avevo appena 11 anni ed abitavo con la mia famiglia nella centralissima Via Giacomo Vasco a pochi passi dalla Piazza del Borgo di Monopoli.

Ricordo ancora con tanta nostalgia quella strada, il cinema Vittoria di Pietrino Caforio, la vecchia caffetteria dei compari Luca Pepe e Francesca Todisco, il dentista Dott. Fanciano, la modista Anita, le abitazioni delle famiglie Pipoli, Anaclerio, Saponara Cataldo mio parente, le sorelle Guida, Genualdo ed il barbiere Amedeo.

All’angolo dell’isolato di fronte c’era l’elettricista Filippo Spinosa ed il chiosco di Francesco Lenoci detto “Ciccélle l’acquèmèríne chè cu nnè chjénòzze fèscêve i grènètíne”.

I miei amici che abitavano nella stessa strada erano Aldo Gaudioso mio parente, Tommaso figlio dell’elettricista Filippo e Silvio Allegretti figlio della modista Anita.

Alcuni giorni dopo l’otto settembre, Tommaso mi fece segno di scendere e di aver saputo che lungo la Statale 16 di fronte al cimitero stavano transitando molti mezzi militari carichi di soldati; noi raggiungemmo di corsa il luogo dove, lungo i bordi della strada, trovammo molti curiosi che assistevano al passaggio di lunghe colonne di automezzi militari.

Gli autocarri erano carichi di soldati tedeschi in pieno assetto di guerra che si dirigevano verso nord.

Noi, da incoscienti, vedevamo scorrere ad intermittenza autocarri, autoblindo, sidecar armati di mitragliera ed altri mezzi.

I soldati avevano un aspetto minaccioso con in testa elmetti luccicanti.

Alcuni giorni dopo, il solito Tommaso mi chiamò per dirmi che su Via Roma c’era un assembramento di persone e quindi bisognava andare a vedere di cosa si trattasse.

Giungemmo al quadrivio tra Via Roma e Corso Umberto mescolandoci tra la gente che parlottava e guardava verso il passaggio a livello dell’ospedale.
In lontananza si udiva uno sferragliare di mezzi in avvicinamento che si dirigevano verso di noi.

Si trattava di un’avanguardia composta da un carro armato color sabbia con un cannoncino che ruotava da destra a sinistra e seguito da un drappello di soldati armati di fucili con la baionetta innestata, che procedeva a testa bassa.

Erano soldati dalla faccia scura (probabilmente indiani), con in testa elmetti somiglianti a grossi piatti rovesciati (elmetti britannici).

Quando il carro giunse al quadrivio, si fermo e dalla torretta sbucò un uomo bianco, questa volta.

L’uomo aveva una cuffia in testa da pilota, e rivolgendosi ai presenti, in un italiano stentato e a voce alta, chiese, “Tedeschi? Fascisti?”.

Alcuni di noi risposero che in città non c’erano ne tedeschi ne fascisti.

Questo è solo un tratto della storia di quel periodo che potrei raccontare perché: io c’ero!

Queste storie vere raccontate da un adolescente di ieri valgono come augurio agli adolescenti di oggi affinché non vivano più guerre.

1943: I partigiani di Tito sbarcano a Monopoli

Tra la fine del 1943 e i primi del 1944 il porto di Monopoli venne letteralmente invaso da una grande flottiglia di imbarcazioni d’ogni tipo e dimensione.

Si trattava di piroscafi, golette, trabaccoli ed altre unità minori provenienti dalla costa dalmata subito dopo che l’Italia aveva chiesto l’armistizio agli alleati.

Sui natanti si erano imbarcate in massa intere famiglie per sfuggire alle rappresaglie dell’esercito tedesco specie quando gli italiani cessarono le ostilità contro le forze alleate.

Tutti gli jugoslavi comprese donne e bambini, indossavano divise militari. In testa avevano una bustina con al centro una vistosa stella rossa. I rapporti tra la popolazione locale e i militari alleati erano discretamente buoni; non si poteva dire altrettanto di quelli con gli jugoslavi.

Si percepiva a pelle che nutrissero un sordo rancore verso gli Italiani perché erano “fascisti” e colpevoli di averli assoggettati alla loro sovranità.

Erano tutti militarizzati dipendenti dei comandi alleati.

Venivano impiegati maggiormente nei servizi di guardia ai porti, ai depositi, alle caserme e a lavori di manovalanza. Sia per il vestiario che per le derrate alimentari dipendevano dagli alleati. Alloggiavano nei palazzi requisiti in diverse zone della nostra città.

Il porto di Monopoli venne completamente recintato con il filo spinato, lasciando soltanto alcuni varchi pedonali sorvegliati da sentinelle armate.

C’era soltanto un posto di blocco in corso Pintor Mameli, all’altezza della scala che porta alla cala delle Batterie.

Quello era l’ingresso per il passaggio degli automezzi che si recavano al porto per caricare merci varie e derrate alimentari destinate ai combattenti che fronteggiavano i tedeschi a nord della Puglia.

I militari che sorvegliavano il passaggio principale erano maggiormente indiani subalterni dei britannici e alloggiavano nei locali del vecchio cinema Arena, mentre gli ingressi pedonali erano sorvegliati da sentinelle jugoslave.

Le suddette sentinelle erano molto giovani e pare che avessero il grilletto facile.

La banchina Solfatara fu testimone di due tristi episodi causati dall’inesperienza e forse anche da un pizzico di astiosità di questi soldati in erba verso gli italiani.

Era l’alba di un freddo mattino quando un ignaro pescivendolo proveniente da piazza Garibaldi, dopo aver attraversato l’arco che porta alla banchina Solfatara, inavvertitamente si accostò forse troppo al reticolato che recintava l’area della banchina.

Inaspettatamente partì una fucilata che fulminò all’istante il poveretto.

Non si è mai saputo se la sentinella gli avesse intimato “l’altolà”.

Altro episodio quasi analogo capitò ai danni di un marinaio della Regia Marina Italiana imbarcato sulla nave “Antonio Pacinotti”.

La Pacinotti era una nave officina all’ancora nel nostro porto. Era destinata al servizio di assistenza ai dragamine in legno alleati impiegati a dragare i fondali dalle mine.

Una sera il marinaio stava rientrando a bordo della sua nave e, giunto all’altezza di via Cavaliere, si appoggiò al muretto che dà sulla cala delle Batterie perché assalito da conati di vomito (probabilmente aveva bevuto).

La zona era poco illuminata e la sentinella che era al passaggio pedonale a pochi metri aprì il fuoco, colpendo il marinaio ad una spalla.

Pare che oltre il muretto dove il marinaio si era appoggiato, vi fosse il deposito dei carburanti. I marinai della Pacinotti, udendo lo sparo, accorsero numerosi e, giunti sul posto, videro il loro commilitone disteso per terra che pareva morto.

Quando si guardarono intorno per capire da dove diavolo fosse partito il colpo, si accorsero che a sparare era stata una sentinella che era nella penombra presso il reticolato di fronte a due passi.

I commilitoni si avventarono sulla sentinella disarmandola e malmenandola.

Grazie al sopraggiungere della polizia portuale alleata, la sentinella fu salvata dal linciaggio.

Chi aveva sparato era stato ancora una volta uno “sbarbatello dal grilletto facile”.


FONTI: Libri di Stefano Carbonara

Monopoli Nel Secondo Novecento 2005
Monopoli, ti ricordi 2010
Monopoli, Viaggio tra cronaca e storia 2012
Monopoli 2020, Passato e Presente 2020.


 

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Editore Stefano Carbonara, storico e scrittore

Direttore Antonio Losito, giornalista pubblicista

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