I padri costituenti non commisero nessun errore.
La figura del capo dello stato era intesa esattamente come di fatto è avvenuto in oltre sette decenni di repubblica.
Con lo stesso spirito.
Certamente la personalità dei vari presidenti, che si sono succeduti, non è stata mai la stessa.
Qualche caduta di stile non si è fatta attendere.
Però, la tradizione ha sempre seguito il filo della trasparenza democratica.
Inequivocabilmente.
I Padri costituenti commisero l’errore di attribuire a quella carica tanti poteri, tali da renderla platealmente irriconoscibile?
È avvenuta quella trasformazione che molti analisti descrivono?
A sentir loro è una figura cambiata in modo lapalissiana, ma è sotto gli occhi di tutti che il Presidente della Repubblica non è mai stato un notaio, né il padrone del sistema politico.
Si può essere in sintonia con chi ripetutamente sostiene che all’epoca fu fatta una scelta felice.
Ma non ci sentiamo di affermare che quei poteri possano apparire come una fisarmonica. Percepiti come un dilatarsi o un restringersi a seconda della necessità, dei tempi, dei modi e delle circostanze.
L’eventuale allargamento non deve destare sospetti o allarmismi.
Perché il tutto è funzionale per rimettere in gareggiata il sistema paese. È oltremodo difficile conoscere o decidere quando e come quei poteri devono essere allargati. Come? In che modo? Quando? Chi stabilisce la circostanza?
Si può tollerare un allargamento dei poteri del capo dello Stato, purché non sia soggettivo e prolungato nel tempo. Sono poteri che vanno esplicitati sempre secondo i dettati della Costituzione.
Non si può travalicare, perché l’alveo è sempre lo stesso perimetro democratico.
Antonio Losito