Era la primavera del 1984 quando andò via la prima volta da Monopoli. Adesso va via ancora.
Per me e diversi altri ragazzi delle classi ‘66 e‘67 era stato una sorta di Professor Keating, il personaggio (interpretato magistralmente da Robin Williams) che avremmo conosciuto qualche anno dopo grazie al bellissimo film “L’Attimo Fuggente”.
E piangemmo tanto al momento del congedo, adolescenti che sperimentavano il dolore vero di una perdita per noi molto grave.
Ci ritrovammo molti anni dopo, ad inizio 2011, in un momento della vita in cui Piero aveva deciso di rimettersi in gioco come allenatore.
Tornò a Monopoli per incontrare amici persi di vista nel tempo ed accorgersi che la passione per il basket in città era rimasta viva nel tempo. Poche settimane dopo dovette tornare mestamente a salutare per l’ultima volta il migliore dei suoi giocatori, uno di quelli che aveva amato di più.
Fu in quel momento che Millina maturò l’idea di lavorare alla costruzione di una public company e con il suo intatto carisma in breve riuscì a mettere insieme più di 60 soci.
Il secondo addio a quella che lui considera la sua seconda città arrivò però solo pochi mesi dopo: il progetto che aveva messo su con tanto entusiasmo lo vedeva già ai margini e lui ne soffriva.
Così, nel febbraio del 2012 mi chiamò mentre mi trovavo ad Helsinki e mi disse di aver ricevuto una proposta per allenare San Severo, addirittura in A Dilettanti! Colsi nella sua voce il rispetto di sempre ed un’evidente esitazione nell’accettare: aveva timore che andando via lui si disperdesse quello che aveva messo su solo pochi mesi prima.
Sapeva di avermi chiesto un grande sacrificio personale per dar vita a quella sua idea ed aveva percezione dei problemi all’orizzonte.
Apprezzai la sua correttezza, ma non mi sentii di privarlo di un’opportunità così grande per rilanciare la sua carriera. E lo tranquillizzai, liberandolo dal peso di quell’abbandono: fu una valutazione sofferta, ma in quel nostro congedo si manifestò tutta la maturità dei 27 anni che erano, ahinoi!, trascorsi dal primo.
Nell’estate del 2019 fui io a chiamare Millina per affidargli la guida tecnica di una squadra che puntava senza mezzi termini al ritorno in Serie B, dopo averlo sfiorato poche settimane prima nella finale persa con Ruvo.
Una scelta della quale ero e sono sempre restato fermamente convinto: Piero aveva le competenze e la personalità per coronare quel sogno ed accompagnare poi la neonata società in quella nuova dimensione tecnica, cercando nel frattempo di trasmettere a tutto l’ambiente – e soprattutto ai neofiti – la sua passione per il Gioco.
Fino al 1° marzo del 2020, tutto era andato secondo programma: la squadra era prima in classifica ed aveva appena completato il roster con un giocatore di livello altissimo in prospettiva playoff.
Piero, che aveva lasciato un contratto in B per riabbracciare la causa di Monopoli, era così felice della sua scelta da aver iniziato a pianificare un trasferimento dell’intero nucleo familiare: era qui che aveva in animo di chiudere la sua lunga carriera di allenatore di pallacanestro. Era qui che voleva vivere per sempre.
Purtroppo la stagione fu troncata in modo imprevedibile e brusco per lo stop imposto dall’epidemia di Covid.
Nessuno poteva immaginare allora quanto sarebbe durata quell’emergenza, che tanto sta ancora condizionando le nostre vite. Gli effetti sono stati molteplici e c’è ragione di temere che non siano ancora finiti. La pandemia sta colpendo duro ovunque, azzerando in molti casi le situazioni preesistenti. Sta cambiando i piani delle persone; sta cambiando, irrimediabilmente, le persone stesse.
A novembre Monopoli è finalmente tornata in Serie B, in forza di quel primo posto che in prima battuta pareva non essere servito a nulla.
Piero si è buttato nella nuova avventura con il consueto entusiasmo, ma il suo incrollabile ottimismo si è presto scontrato con una realtà già di per sé cruda, ma resa ancora più dura da diverse circostanze poco fortunate.
Non si può dire che l’esonero di ieri mattina sia stato un fulmine a ciel sereno, ma non per questo ha fatto meno male a lui ed a chi gli vuole bene e sa quanto lui tenesse a portare in porto la nave, anche quest’anno.
L’uomo a 62 anni resta ruvido nei modi, a volte diventa spigoloso nella discussione. Ma è sincero e vero come nessuno, lontano anni luce dal quel “politicamente corretto” che impera, troppe volte solo per diffondere falsità a piene mani.
Due ore fa ci siamo salutati nel momento del suo terzo addio a Monopoli, concedendoci pure un ormai raro, piccolo abbraccio. Il tempo delle lacrime è ormai lontano, ma ho provato comunque autentico dispiacere nel vedere come un sogno ed un progetto di vita siano stati infranti in un tempo piuttosto breve.
Arrivederci, caro amico mio: torna quando vuoi nella tua adorata Monopoli e considera sempre la mia casa la tua casa.
Angelo Barnaba
Fiduciario CONI







