Il romanzo “Di spalle a questo mondo” di Wanda Marasco, edizione Neri Pozza, ha vinto la 63^ edizione del Premio Campiello 2025, svolta alla Fenice di Venezia il 13 settembre 2025.
Di spalle a questo mondo ripercorre la storia del medico partenopeo Ferdinando Palasciano, autore di grandi battaglie e di rinnovamenti nel contesto medico e sanitario di fine Ottocento e quella della moglie Olga Pavlova Vavilova, una nobile donna di origine russa.
Il medico Ferdinando Palasciano, nato a Capua il 13 giugno 1815 e morto a Napoli il 28 novembre 1891, è stato il precursore della Croce Rossa.

I suoi genitori sono il monopolitano Pietro Palasciano, nato a Monopoli il 13 agosto 1778, trasferito a Capua, dove è impiegato come segretario comunale e Raffaella Di Cecio di Capua.
Questo il pensiero di Ferdinando Palasciano, riportate nel libro “Misericordia per la vita degli infermi”:
«Bisognerebbe che tutte le potenze belligeranti, nella dichiarazione di guerra, riconoscessero reciprocamente il principio di neutralità dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e che adottassero rispettivamente quello dell’aumento illimitato del personale sanitario durante tutto il tempo della guerra»
Nel 1848 la città di Messina aveva aderito all’insurrezione di Palermo per contrastare il dominio borbonico. Il Re Ferdinando II di Borbone aveva ordinato il bombardamento affidandolo al generale Filangieri, che entrato vittorioso in città, per umiliare i ribelli, diede un preciso ordine ai medici militari: non bisognava per nessun motivo soccorrere e curare i feriti di guerra nemici.
Ferdinando Palasciano, impegnato nella guerra come medico militare dell’esercito borbonico, senza curarsi delle conseguenze, invitò a curare anche i feriti della parte avversa, quella dei rivoluzionari.
Per l’insubordinazione era prevista la fucilazione. Convocato dal generale, la questione finì con un rinvio a giudizio, di fronte al Tribunale di Guerra con l’accusa che il medico si era fatto “custode della vita dei feriti delle file inimiche”.
Da un lato, vi era il giuramento allo Stato e all’Esercito. Dall’altro, quello di Ippocrate, per cui ogni medico deve avere come principio di vita la cura dei feriti. Quale dei due giuramenti doveva soccombere? In risposta all’accusa, Palasciano si difese con queste parole:
“La mia missione di medico è troppo più sacra del dovere di soldato”.
Successivamente avanzò la proposta che i governi degli stati belligeranti si impegnassero in via preventiva alla restituzione reciproca dei prigionieri feriti dopo ogni combattimento, a far curare tutti i feriti intrasportabili sul luogo del combattimento, a fornire e rispettare un salvacondotto per il personale sanitario, e nel caso di assedio, a consentire l’uscita degli assediati feriti per essere accolti da un terzo neutro o addirittura dagli assedianti stessi.
Qualche anno dopo fu approvata la Convenzione di Ginevra e fu fondata la Croce Rossa, che fissavano proprio in quei principi la loro azione.
Nota biografica di Ferdinando Palasciano.
Celebre chirurgo partenopeo d’epoca risorgimentale. Laureato in Filosofia, Medicina e Veterinaria, è un uomo di scienza illuminato che si dedica all’ortopedia, all’anatomia patologica, alla diagnostica ed è precursore in molti ambiti, soprattutto nelle battaglie per i diritti alla neutralità dei feriti di guerra (rischia la fucilazione sul campo per insubordinazione), che gettano le fondamenta prima per la Convenzione di Ginevra, poi della Croce Rossa, e in quelle relative alle innovative profilassi igienico-sanitarie fino alla creazione dei reparti ospedalieri, con conseguente separazione dei malati infettivi.
Tutta la sua vasta ed eclettica attività di medico può riassumersi in due assunti: il rifiuto della violenza in ogni sua forma e l’ossessione per la cura, da perseguire sempre e con qualunque forma di malattia.
L’esigenza di portare a un livello più alto le convinzioni etiche e le riflessioni mediche lo convince a intraprendere la carriera politica e, dal 1876, è prima deputato e poi senatore del neonato Regno d’Italia, dividendosi tra Napoli e Roma.
Il suo rapporto con il potere è sempre controverso: molti e prestigiosi sono gli incarichi che guadagna sul campo, le onorificenze nazionali e internazionali che gli vengono conferite, ma altrettanti sono i nemici e le sconfitte, come lo smantellamento della sua sala operatoria all’avanguardia e l’allontanamento dall’università, che forse segnano fatalmente il suo animo sensibile.
A settantadue anni, nel 1887, viene internato in manicomio in seguito a un drammatico attacco psicotico. Dopo un anno di ricovero, torna a casa, alla Torre che aveva costruito a Capua insieme alla moglie Olga e che porta il suo nome, dove si rinchiude autoimponendosi un esilio dalla vita, fino alla morte.
Non si può parlare di Ferdinando Palasciano senza citare lei, Olga de Vavilov, moglie, sodale, compagna non solo nella vita privata, ma motivatrice, sostenitrice di molti dei suoi ideali.
Anche con Giuseppe Garibaldi, a cui tenta, inascoltato, di curare una profonda ferita subita in battaglia, stringe un legame profondo e un lungo rapporto epistolare.
Alla sua morte, nel 1891, viene sepolto nel Quadrato degli uomini illustri, nel Cimitero monumentale di Poggioreale di Napoli.

Viene ricordato con un busto marmoreo presso la Facoltà di Medicina di Napoli e presso l’Ospedale di Capua.
Ferdinando Palasciano, estratto dal libro Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia, 2012 di Stefano Carbonara.









