Le unità di misura dei nostri antichi
Quante volte abbiamo sentito parlare di un terreno di 2 “tomoli” o di una cisterna di 10 “canne”, oppure ancora di una barca o di un tipico gozzo monopolitano di 14 “palmi” o di un palangaro (conzo) calato a 20 “passi” di acqua, e tanti altri termini strani o semplicemente desueti?
Dobbiamo attendere il 1877 affinché il Regno d’Italia, allora di recente costituzione, introduce rendendolo obbligatorio, l’uso del nostro attuale Sistema Metrico Decimale, già presente in altre parti del mondo evoluto con esclusione dei paesi dell’impero della corona britannica.
Precedentemente la confusione regna sovrana ed ogni area anche piccola o addirittura quasi ogni settore merceologico utilizza dei propri sistemi.
Andando ancora a ritroso, un anno importante è il 1840, allorquando Ferdinando II, monarca regnante sul Regno delle due Sicilie, emana una legge che stabilisce un nuovo sistema di misure, annoverate come “misure legali” cioè normate; ciò per superare e distinguerle dalle così dette “misure abusive” cioè sistemi di misura spontanei, non stabilite a livello di governo centrale ed addirittura di piena conoscenza solo da parte di esperti agrimensori e importanti commercianti locali.
Fermandoci a Monopoli ed in parte anche allo stretto circondario, laddove Monopoli ha storicamente esercitato un ruolo influente come nei comuni di Fasano, Cisternino, Castellana e Alberobello, a tutt’oggi, soprattutto nelle aree rurali e nella popolazione più anziana, residuano ancora alcuni termini.

Dettaglio della mappa del 1870 del territorio di Monopoli riportante una scala di tre miglia con passi di 7 ¼
Misure di lunghezza
Proviamo a recuperare alcune misure precedenti al sistema metrico decimale, cercando anche di mettere un po’ d’ordine in questa giungla.
L’unità di misura base è il palmo, ancora oggi utilizzato da qualche anziano maestro d’ascia nella costruzione dei gozzi. Infatti, il tipico gozzo monopolitano è lungo 14 palmi cioè mt. 3,7 essendo un palmo cm. 26,45.
Prima del 1840 come “misura abusiva” il palmo equivale a cm. 26,37 ed è questa la misura ricordata nell’agro.
Primo multiplo del palmo è il passo che può valere 6 o 7 o addirittura palmi 7 ¼.
Otto o dieci palmi (dopo il 1840) formano la canna.
Mille passi formano sempre il miglio (da “milia passuum” romano).
In particolare, mille passi di sette palmi ciascuno equivalgono a mt. 1851,85 (miglio italiano) che successivamente, nel 1929 arrotondato a mt. 1852, assurge a miglio nautico standard o miglio marino internazionale, sempre utilizzato nella moderna marineria.
Ancora frequente nel mondo della pesca, l’uso del “passo” per determinare la profondità, prima di calare i propri attrezzi, stimandolo a circa cm. 160 (con il passo a 6 palmi di cm. 26,45).
Nel 1800 In topografia i Regi agrimensori utilizzavano anche la Scala geometrica sempre espressa in passi.

Dettaglio di mappa dei terreni di una antica masseria, per gentile concessione della Signora Nori Meo Evoli.
Il frequente e differente valore del passo genera ulteriori difformità anche nelle misure di superficie.
Misure di superficie
Anche per le superfici, la misura base è il palmo quadrato (palmo ) con multiplo il passo che, anche qui può essere calcolato con 6 o con 7 palmi.
Il multiplo relativamente più noto è il tomolo che equivale a 2500 passi.
Ma di quale passo parliamo, quello di 6 palmi o quello di 7?
La risposta è: tutti e due.
Infatti, fino anche a tutto il 1800 nelle nostre campagne, gli agrimensori e i proprietari terrieri computano il tomolo della marina a mq. 6.258 (pari a 2500 passi di 6 palmi) ed il tomolo delle colline a mq. 8.518 (pari a 2500 passi di 7 palmi).
Molto probabilmente tale disparità è dovuta alla differente capacità di produrre reddito fra i terreni della marina (area pianeggiante sottostante il primo gradino premurgiano a Monopoli chiamato “le Serre” dallo spagnolo “Sierra” cioè “catena montuosa”) e i terreni dei “monti” così come noi chiamiamo le nostre dolci colline, trovando qui riscontro con il concetto di “superficie agraria”.
Il tomolo ha come sottomultipli i mezzetti (1/2 tomolo) e gli stoppelli (1/8 di tomolo).
Misure di volume
La Puglia o anche Le Puglie come più frequentemente si ritrova scritto fino a tutto l’800, è una regione storicamente assetata e solo grazie al grande Acquedotto Pugliese, il problema è stato ridimensionato.
Questo breve preambolo solo per ricordare che la presenza di uno o più cisterne per la raccolta delle acque piovane, è una costante non solo nelle campagne ma fino a qualche decennio fa anche in paese.
Il più noto dei multipli del palmo (mc. 0,018331) è la canna che essendo pari a 512 palmi vale mc. 9,3855; è proprio la canna l’unità di misura delle nostre cisterne e ricordo ancora l’orgoglio nel primeggiare per le dimensioni delle proprie cisterne e fogge in termini di canne, nelle chiacchierate fra i nostri agricoltori e piccoli proprietari, ovviamente senza tema di riscontro o smentita.
Misure particolari si usano anche per i pesi, per gli aridi, per il grano e non per l’orzo, per i tufi nelle cave, per il vino anziché per il mosto, per le olive o per l’olio ed ogni altro tipo di eccezioni e particolarità, insomma una estrema differenziazione per prodotti e mercanzie specifiche, ma in questi ambiti il districarsi lo riserviamo ai veri specialisti della materia.
Peppino Lovecchio
Scrittore di storia locale







