Il Referendum del 1946.
La vittoria della Monarchia a Monopoli e della Repubblica in Italia.
Il 2 giugno 1946 si svolgono le elezioni istituzionali. Per la prima volta votano le donne, escluse sempre dal voto.
A Monopoli il Referendum assegna una vittoria schiacciante alla Monarchia (85,4%), mentre il risultato nazionale vede il 54,3% dei voti a favore della Repubblica.
Si conferma il ritardo storico, nelle grandi scelte del Paese, delle popolazioni meridionali, che preferiscono la continuità e la conservazione, piuttosto che il cambiamento.

Scriveva il prof. Luigi Russo, poi senatore: «I nostri concittadini non avevano conosciuto la lotta partigiana e credevano che l’idea dell’ordine e del buon governo fosse legata alla presenza del re; della Repubblica avevano un’idea di anarchia, erano ignari ed immemori della responsabilità che la monarchia aveva col Fascismo, specie dopo il delitto Matteotti; un giovane mi disse che il re era come il padre; una signorina lasciò, improvvisamente e pallida in volto, la chiesa quando seppe dal parroco la notizia che la Monarchia aveva perso».
Contemporaneamente, nella elezione dell’Assemblea Costituente, la maggioranza dei voti è assegnata ai liberali, seguiti con lieve distacco dalla DC, quindi l’Uomo Qualunque ed il PSIUP, infine il PCI.
Dal confronto con le precedenti elezioni comunali emerge chiaramente che a votare per la Monarchia sono gli elettori democristiani, liberali e dell’Uomo Qualunque, mentre scelgono la Repubblica socialisti, comunisti e repubblicani, allora insieme in una esigua ma coraggiosa minoranza.

Anche alcuni esponenti della DC, come il segretario provinciale Natale Loiacono e
lo stesso Enrico Alba con altri giovani universitari, si pronunciano per la scelta repubblicana, ma sul voto democristiano ha maggiore peso l’influenza della gerarchia ecclesiastica, schierata con la Monarchia.
Nella Costituente vengono eletti i monopolitani Eugenio Laricchiuta, segretario regionale del PSIUP, e Nicola Lagravinese, insigne e stimato chirurgo dell’Ospedale di Monopoli, in rappresentanza della lista dell’Uomo Qualunque.
RISULTATI A MONOPOLI DEL 2 GIUGNO 1946
REFERENDUM
Monarchia voti 12.582 % 85,4
Repubblica voti 2.158 % 14,6
Elettori n. 17.915
Voti validi n.14.470
ASSEMBLEA COSTITUENTE
Unione Democratica Nazionale PLI voti 3.996 % 28,6
DC voti 3.670 % 26,3
Uomo Qualunque voti 2.794 % 20,0
PSIUP voti 1.147 % 8,2
Reduci voti 982 % 7,0
PCI voti 478 % 3,4
Altri voti 868 % 6,5
ELETTI
Eugenio Laricchiuta PSIUP
Nicola Lagravinese Uomo Qualunque
EUGENIO LARICCHIUTA
Nasce a Monopoli il 17 novembre 1896. Muore il 18 agosto 1981.
Autodidatta, frequentò tra il 1917 e il 1919 i corsi di legislazione ed economia sociale presso la Società umanitaria di Milano, dove fu allievo e poi collaboratore di Augusto Osimo. Fu questa l’impronta che lo accompagnò per tutta la vita: l’impegno per le classi lavoratrici finalizzato ad aumentarne educazione, cultura e coscienza dei propri diritti.
Su impulso di Osimo fondò nel 1919 la Sezione barese dell’Umanitaria e diresse gli istituti ad essa collegati: Segretariato provinciale dell’emigrazione, Ufficio provinciale di collocamento, Istituto di assistenza tecnico medico legale per gli infortuni sul lavoro, Opera contro l’analfabetismo in Puglia. L’Umanitaria barese raccoglieva le energie migliori dell’impegno sociale: Antonio De Tullio, Raffaele Pastore, Giuseppe Di Vagno, Giovanni Colella, Saverio La Sorsa, tra gli altri. I fascisti ne assaltarono la sede nel 1924 (in archivio si conservano alcune foto dell’evento).
Di tendenza riformista, nel 1915 Laricchiuta si era iscritto al Partito socialista dedicandosi all’organizzazione del proletariato contadino e nel primo dopoguerra fu segretario della Federazione provinciale dei lavoratori della terra di Bari aderente alla Federazione nazionale dei lavoratori della terra (Federterra). Nel maggio 1920 venne nominato membro, in rappresentanza dei lavoratori, della Giunta provinciale per il collocamento e la disoccupazione e l’anno successivo ne divenne direttore.
Nell’ottobre 1922, dopo l’espulsione dell’ala riformista decretata dal XIX congresso socialista, prese parte alla costituzione del Partito socialista unitario (PSU) promosso da Turati e Matteotti e fu segretario della sua Federazione barese fino allo scioglimento del partito nel novembre 1925 dopo l’attentato di Tito Zaniboni contro Mussolini. Nel 1924 diresse «Puglia socialista» e partecipò al Comitato delle opposizioni al fascismo. Alla fine del 1926 la Commissione provinciale per le misure di polizia gli comminò due anni di ammonizione, ma la pena fu sospesa. Risale a questo periodo l’abbandono totale di qualsiasi iniziativa politica, cosa che gli permise di dedicarsi all’attività di assicuratore, nella quale si distingueva per competenza, alle dipendenze dell’Istituto nazionale delle assicurazioni. Quando dopo il 1932 il requisito di tesserato PNF divenne stringente per coloro che dipendevano da enti statali, Laricchiuta fu licenziato dall’INA e passò ad operare in compagnie assicurative private.
Caduto il fascismo, interruppe l’attività assicurativa e si dedicò a quella giornalistica e di organizzatore sindacale e politico. Fu strenuo difensore dell’unità sindacale su posizioni autonomiste (che esplicitò al congresso sindacale dell’Italia liberata di Bari del 29 gennaio 1944) e fu membro del Consiglio direttivo della ricostituita Confederazione generale italiana del lavoro. Si occupò, tra l’altro, della liquidazione dei beni dei cessati sindacati fascisti della provincia di Bari.
Fu la voce socialista di Radio Bari (da un documento conservato risulta essere stato “al servizio del PWB”, lo Psychological Warfare Branch, sezione di propaganda e controllo sulla stampa delle forze alleate di occupazione), segretario del Comitato provinciale di liberazione di Bari, direttore dell’«Avanti!» ripubblicato a Bari il 4 dicembre 1943. Parte attiva nella riorganizzazione del movimento socialista in provincia di Bari, fu segretario della Federazione dal novembre 1943 al settembre 1945 quando lasciò l’incarico essendo stato designato alla Consulta nazionale in quota sindacale. È stato membro della Direzione nazionale del PSIUP all’atto della sua ricostituzione a Napoli nel dicembre 1943 e fu componente dell’Ufficio sindacale della Direzione del partito fino al 1946.
Alla Consulta fece parte della Commissione Lavoro e previdenza sociale.
Alle elezioni per l’Assemblea costituente del 2 giugno 1946 si presentò come candidato nella lista socialista nel collegio Bari-Foggia ed ottenne il maggior numero di preferenze nella più popolosa provincia di Bari. Ma la composizione del collegio e il gioco delle preferenze fece sì che risultassero eletti due candidati della provincia di Foggia (di cui uno, Carlo Ruggiero, molto chiacchierato anche per il suo passato fascista) e nessuno di quelli di Bari. Una richiesta formale della Federazione barese alla Direzione nazionale perché deliberasse una rinuncia del Ruggiero a favore di Laricchiuta non venne accolta.
Intorno al 1945-1946 entrò a far parte di organismi di gestione dei rinati istituti di previdenza e tutela dei lavoratori: membro del Consiglio direttivo dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, della Giunta provinciale per il collocamento e la disoccupazione e del Comitato consultivo per l’Istituto nazionale infortuni sul lavoro.
Nella lotta politica interna al PSIUP tra le due anime, frontista ed autonomista, cercò di rappresentare una terza posizione di mediazione centrista battendosi in prima linea al congresso di Firenze dell’aprile 1946, dove presentò la mozione cosiddetta “unificata” che raccolse il maggior numero di consensi. Anche la Federazione barese era in grande maggioranza sulle sue posizioni tanto che al congresso di Roma del gennaio 1947, di fronte al precipitare delle cose dopo la scelta di Nenni di fare fronte con i comunisti, i suoi delegati seguirono in blocco Saragat nella scissione che portò alla nascita del Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI), poi dal 1952 Partito socialista democratico italiano (PSDI). Nel febbraio 1948 fu indicato dal partito come candidato alla Camera dei deputati ma rifiutò l’offerta. Nel luglio 1953 fu nominato commissario straordinario della Federazione di Bari e poi eletto segretario nel marzo 1954, carica che tenne fino al maggio 1958 quando tentò senza successo l’elezione al Senato della Repubblica (in Puglia il PSDI non ebbe seggi). I verbali delle sedute degli organi dirigenti della Federazione, conservati in archivio, tratteggiano bene la fisionomia di un partito in crisi.
Nel 1966 partecipò, già in un ruolo di “leader anziano”, alla unificazione socialista. Sintomatico il fatto che fu proprio lui, pontiere storico fra le due anime socialiste, nel settembre 1966 a commemorare a Conversano Giuseppe Di Vagno nel 45° del suo assassinio alla presenza dei due cosegretari del nuovo partito unificato. Nel 1969 scelse di aderire al PSI anche se ormai con scarso entusiasmo.
Accanto alla militanza politica mantenne sempre viva la sua dedizione alle opere sociali, soprattutto a favore dell’infanzia, e alla cultura popolare. Dal 1944 al 1951 fu presidente dell’Ente pugliese di cultura e di educazione professionale, realtà vivace creata nel luglio 1923 dalla sezione barese dell’Umanitaria che negli anni del fascismo si era ritagliato un ruolo di scolarizzazione rurale e di socializzazione. Presiedette il Comitato regionale pugliese del Centro italiano di solidarietà sociale (1954-1958) e il Centro di azione sociale per l’Italia meridionale (1958); fu altresì consigliere dell’Ente meridionale di cultura (primi anni Sessanta). Ma il suo principale orgoglio fu la realizzazione della Colonia permanente “Giuseppe Di Vagno” a Monopoli, luogo di assistenza, formazione e svago per i ragazzi del popolo.
NICOLA LAGRAVINESE.
Nasce a Cisternino il 16 giugno 1884, muore il 10 aprile 1971.
Medico chirurgo di professione, fu deputato nell’Assemblea Costituente e sindaco di Cisternino. Si specializzò a Napoli in chirurgia ed in seguito si trasferì a Parigi dove approfondì i suoi studi di chirurgia. Prestò servizio per lungo tempo a Monopoli presso l’Ospedale San Giacomo di cui fu tra i fondatori.
La sua fama è legata all’intervento chirurgico che, affetto da ernia, nel 1962 compì su se stesso, con grande clamore nell’ambiente scientifico e sulla stampa nazionale ed internazionale.
Nella documentazione ritrovata nel Palazzo Lagravinese di Cisternino è emerso anche il prezioso carteggio tra Lagravinese e Gabriele D’Annunzio, del quale fu il medico negli anni successivi alla prima guerra mondiale.
Articolo a cura di Stefano Carbonara
Storico e Scrittore
Editore della rivista Monopoli Tre Rose







