STORIA DELLA CERAMICA DELLE PUGLIE
La costruzione della Ceramica delle Puglie segna per Monopoli il più significativo elemento nel passaggio da una economia prevalentemente agricola del periodo fascista e post II guerra mondiale a quello industriale ed artigianale degli anni ’60-’70.

Così Enrico Alba ( segretario comunale DC, consigliere comunale e assessore provinciale, deputato dal 1959 al 1968) ricordava:
«Agli inizi degli anni ’60 a Monopoli non esisteva alcuna industria: Il merito iniziale fu di Alessandro Mandriota, ingegnere monopolitano dipendente dell’Ente Riforma di Roma, che mi parlò dell’intenzione della ditta Bertollo di S. Margherita Ligure di installare una grande fabbrica in un posto socialmente tranquillo del Sud. Fu preferita Monopoli.
La Ceramica rappresentava il primo nucleo di un polo industriale; il problema più importante era far arrivare il metano, perché i forni non potevano essere alimentati ad olio o gasolio; più volte, insieme al direttore Umberto Pieropan, al giornalista Mario Diglio e all’amico Giovanni Intino delle ACLI, mi recai a Roma presso l’ENI e la Cassa del Mezzogiorno per ottenere i finanziamenti necessari”.
Il 24 giugno 1961, con delibera n. 108, il Consiglio Comunale approva all’unanimità, su proposta del consigliere Enrico Alba e relazione dell’assessore alle Finanze Francesco Grattagliano, lo schema di convenzione per la costruzione del nuovo stabilimento della “Ceramica delle Puglie.
Il Comune impegna la somma di 110 milioni (pari a circa 10 miliardi di lire), destinati all’acquisto del suolo, al raccordo ferroviario, alla costruzione delle condotte idrica e fognante, della rete elettrica, e a coprire le spese del consumo d’acqua per 10 anni.
Viene concordata anche la costruzione di un metanodotto con il contributo di 15 milioni a carico dei proprietari dell’azienda.
Da parte sua la “Ceramica delle Puglie” si impegna a dare inizio all’attività produttiva entro il 1964 con l’assunzione di 500 dipendenti del luogo, dopo appositi corsi di formazione e qualificazione professionale.
Il Consiglio plaude all’interessamento dell’on. Enrico Alba e del sen. Luigi Russo presso il presidente dell’ENI, Enrico Mattei, che si impegna a realizzare il metanodotto proveniente da Ferrandina con terminale a Monopoli.
Durante la prima ’Amministrazione del sindaco Remigio Ferretti vengono adottati tutti i provvedimenti necessari per definire l’insediamento a Monopoli della “Ceramica delle Puglie”.
Nel 1962 viene siglato l’accordo tra il Comune e la stessa Ceramica per la partecipazione finanziaria nella costruzione del metanodotto da parte dell’ENI, il cui presidente Enrico Mattei, proprio in quei giorni, muore in un incidente aereo sospetto; il Consiglio Comunale lo commemora, onorandone la memoria per l’impegno a favore di Monopoli.

La costruzione dello stabilimento industriale e di tutte le opere di urbanizzazione si completa nel 1966, anno di inizio dell’attività produttiva con l’impiego di oltre 600 operai, in maggioranza monopolitani, che avevano seguito dei corsi professionali a Cislago (Varese); sui costi a carico del Comune, inizialmente 110 milioni, vengono a gravare ulteriori 60 milioni pagati ai Meo-Evoli per l’esproprio di 3 ettari di terreno.
Nel 1966 avviene l’inaugurazione ufficiale con il taglio del nastro da parte di Aldo Moro, presidente del Consiglio dei Ministri, alla presenza delle autorità civili e miliari e degli operai.

Nel tempo la Ceramica delle Puglie di Tognana, che ha un altro stabilimento a Casier in provincia di Treviso e un altro in Germania, diventa la prima industria nella produzione di porcellane.
Nei tempi migliori nella sede di Monopoli sono impiegati fino a 700 operai e impiegati.
Nel complesso, tra gli anni ’60 e’90, sono oltre 1.500 gli addetti e gli impiegati, che trovano occupazione e reddito per le loro famiglie. Nella stragrande maggioranza sono di Monopoli, del centro cittadino e delle campagne e in parte dei comuni vicini.

Verso la fine degli anni ’90, per ragioni di mercato e di questioni interne alla società proprietaria, l’industria incomincia a dare segnali di crisi.
Durante l’Amministrazione Comunale del sindaco Antonio Guccione ( 1996-1999), con la delibera n. 34 del 30 settembre 1996 viene approvato un ordine del giorno di solidarietà agli operai, che manifestano contro il rischio di chiusura della fabbrica.
Ma avviene che il gruppo Tognana trasferisce nella sede di Treviso la contabilità dell’azienda, riduce il personale da 407 a 319 unità, annuncia un passivo di bilancio di oltre 14 miliardi e trasforma la Spa in Srl con riduzione del capitale sociale a soli 20 milioni. Tutto questo avviene mentre il sindaco si adopera più volte presso i ministeri romani per ottenere finanziamenti.
Nel 1998 lo stabilimento monopolitano, costruito nei primi anni ’60 con i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno e i capitali spesi dal Comune per l’acquisto dei terreni, viene chiuso.
Centinaia di operai sono collocati in cassa integrazione; i più anziani, scivolati più volte in mobilità, riescono ad andare in pensione; 92 restano esclusi e in gravi difficoltà.
Inizia una partnership del gruppo Tognana con il gruppo GMM di Morosi che ne acquisisce interamente la proprietà nel 2000 e si impegna a operare il rilancio, con l’obbligo di riassunzione di non meno di 84 ex-operai.
Cosa che non avviene.

Gli operai si costituiscono nella Cooperativa Porcellane di Monopoli, presidente Giacomo Ruggieri, vice presidente Paolo Formica, ottengono la concessione in affitto dell’azienda, rinnovano gli impianti con nuove tecnologie di lavorazione e produzione, gestiscono direttamente la vendita dei prodotti in Italia e anche all’estero, da dove arrivano notevoli commesse, con il nuovo marchio PdM (Porcellane di Monopoli).

I soci impiegati nella lavorazione arrivano a 200, diverse sono anche le donne, si producono 40.000 pezzi al giorno di ottima qualità, si raggiunge il risultato di 6 miliardi di lire di giro d’affari all’anno.

L’amministrazione del sindaco Walter Laganà sostiene l’iniziativa della Cooperativa, ribadendo la necessità che la fabbrica non venga chiusa, avendo ottenuto gratuitamente dal Comune i terreni su cui fu realizzata.
Nella fase della procedura fallimentare la Cooperativa, non avendo sufficienti capitali, non riesce nell’obiettivo di acquistare l’azienda.
Nel 2005, durante l’amministrazione del sindaco Paolo Antonio Leoci, il Comune e il gruppo Morosi firmano un protocollo d’intesa per la realizzazione di un centro commerciale.
Nel 2007 per i lavoratori della ex Porcellane di Monopoli scatta la mobilità, preludio al licenziamento, che avviene nel 2011.

Nel 2012 il gruppo GMM di Morosi presenta un progetto, denominato Life Style Shopping Center, per la realizzazione di un centro commerciale, chiamato Monopolis.
La redazione del progetto è affidata allo studio londinese Design International, mentre la commercializzazione degli spazi è affidata al Center di Bologna in collaborazione con Sviluppo Commerciale di Foggia.
Agli inizi del 2015 l’Amministrazione del sindaco Emilio Romani, attraverso il procedimento della Conferenza dei Servizi, inizia l’iter per la concessione della licenza del centro commerciale al gruppo Morosi, con l’impegno ad assorbire gli ex lavoratori della Ceramica.
Nel giugno 2015 lo Stabilimento della Ceramica viene completamente demolito, lasciando sul terreno i residui della demolizione, costituiti anche da materiali in amianto. La realizzazione del Centro Commerciale non avviene.
Nel giugno 2020 il gruppo Morosi vende il suolo alla società La Logistica di Martina Franca.
Nel 2021 la società La Logistica presenta al Comune di Monopoli la pratica per la costruzione di un capannone da destinare ad una piattaforma logistica per la distribuzione di materiale termoidraulico per l’edilizia, per una struttura di circa 12 ettari di estensione e 13 metri di altezza.
Seguono le autorizzazioni comunali del 2022: la determina dell’Ufficio Ambiente del 4 luglio, il permesso di costruzione del 20 settembre dell’Area Urbanistica, la determina dell’Area Sviluppo Locale del 3 ottobre.
Nei primi mesi del 2023 la società La Logistica avvia i lavori edilizi su un terreno per cui gli enti concessionari delle autorizzazioni non hanno ritenuto necessario bonificare.

QUI DI SEGUITO IL VIDEO REALIZZATO DA SANDRO SCARAFINO NEL 2001.
Articolo a cura di Stefano Carbonara.
Le notizie e le foto sono state assunte dai suoi libri sulla storia di Monopoli.










Ah perfetto quindi l’amianto è ancora lì?
Ma come è possibile una cosa del genere? La nuova società avrà problemi enormi, basta un dipendente che si ammala per portare tutti in tribunale….
Buon giorno, mi interessa la storia di questa manifattura. È possibile avere più notizie, denominazioni e immagini sui marchi prodotti nel tempo? Grazie se saprà rispondermi. Savina Silini
Le notizie che ho pubblicato sono tutte quelle a mia disposizione.