LE ANTICHE FIERE
Nel suo libro “La Minopoli” il canonico Nardelli (1773) così parla delle Fiere: I Sovrani per vantaggiare il commercio dei loro Regni sogliono concedere a ciascuna Università di quelli il libero Mercato, o sian Fiere; in cui per certi determinati giorni si compra e vende fra cittadini ed esteri, senza pagare diritti universali e doganali.
Tutto per facilitare la pubblica negoziazione; a qual effetto vengono determinati dai Sovrani i privilegi, come si debba comunicare la giurisdizione civile, criminale, jus di zecca, peso, misura e catapania al Mastro di Fiera in tutta la ricorrenza.
Così è per Monopoli.
Nel 1358 Roberto d’Angiò, Principe di Taranto, concede il privilegio di una fiera annuale della durata di otto giorni, presso la Chiesa di S. Maria Nuova. I giorni andavano contati dai Vespri del giorno dell’Annunciazione (Fiera dell’Annunziata).
Nel 1394 Ottone, Principe di Taranto e Capitano Generale di tutto il Regno di Sicilia, concede alla città il privilegio di tenere la Fiera dell’Assunta nei due giorni del 15 e 16 agosto di ogni anno, libera da balzelli.
Nel 1421 Luigi III d’Angiò, Re di Napoli, conferma gli antichi privilegi della città di Monopoli, fra i quali quello della Fiera dell’Assunta. Gli stessi sono confermati da Giovanna II, l’anno successivo.
I Veneziani, durante il loro dominio, concedono due suggelli di conferma, seguiti da quello del 15 aprile 1528, con i quali si mantengono gli otto giorni per la Fiera dell’Assunta e si dispone che gli emolumenti di essa siano appannaggio del Capitolo della Chiesa.
Nel 1770, davanti alla minaccia di annullamento delle Fiere da parte degli amministratori in conflitto con la Chiesa, beneficiaria degli introiti, scoppia un’accesa rivolta popolare, a cui fa seguito un nuovo decreto del re Ferdinando IV, con il quale si ordina al
Governatore di Monopoli di mantenere gli antichi privilegi delle tre Fiere.
La prima è quella dell’Annunciazione che comincia il 25 marzo, la seconda è quella di S. Antonio da Padova, svolta presso la chiesa di S. Maria delle Grazie, che inizia il 13 giugno e dura fino al 20, con giurisdizione affidata, a rotazione a un rappresentante del ceto nobile, a quello del ceto civile, a quello del ceto dei foresi; la terza fiera è quella dell’Assunta che si svolge nei pressi della Cattedrale per otto giorni dal 15 al 22 agosto, avente come Mastro di Fiera a turno un Canonico.
Nel 1809, alla prima Esposizione Annuale dell’industria manifatturiera, istituita a Napoli dal re Gioacchino Murat, Monopoli invia manufatti tessili quali zanzariera, tela bambagina, felpa liscia e rigata, ventinella a filo, fustanio in opera, cappello per ragazzo.
Nel 1880 le Fiere dell’Annunziata e dell’Assunta sono ancora conservate, ma per un solo giorno, quella di S. Antonio si svolge nei giorni 21 e 22 aprile.

Le attività di commercio sono svolte principalmente nella piazza dei Commestibili, o dei Mercanti denominata dal 1865 piazza Garibaldi, e lungo la strada dei Mercanti, poi anch’essa intitolata a Garibaldi.

Nei primi anni del Novecento le attività commerciali si incrementano contestualmente alle nuove attività industriali.

La Fiera dell’Annunziata si allarga in grandi spazi tra piazza Manzoni, via S. Caterina e piazza Garibaldi con la contemporanea fiera del bestiame, accompagnata da gare di tiro, tra via Cadorna e porto Bianco, dietro al Mulino a Fuoco di Meo Evoli.
Viene istituita la Fiera di S. Lucia per il 13 dicembre lungo la strada dell’omonima chiesa.
I MERCATI AMBULANTI

Si autorizza lo svolgimento di un mercato settimanale per la vendita di tessuti e casalinghi in largo Plebiscito, e di un mercato giornaliero dei prodotti agricoli e del pesce in piazza XX Settembre, mentre il mercato all’ingrosso di prodotti ittici si svolge sotto il porticato del palazzo Rendella.
A partire dagli anni ’30 il mercato settimanale viene fissato per il martedì.
Il commercio ambulante, forte delle antiche tradizioni nel commercio di panni e sete, si afferma sempre più con l’arrivo degli Alleati nel secondo dopoguerra.
L’attività trova il massimo dell’espansione negli anni ’70 con i cosiddetti “sgambittanti”, che commerciano tessuti nell’intero Meridione.

Nel secondo Novecento, man mano la città cresce, il mercato settimanale, dedicato alla vendita di tutte le merci, viene svolto per diversi decenni nello stradone centrale e lungo i viali perimetrali sotto i lecci di Piazza V. Emanuele, per poi spostarsi verso nord, dapprima nel 1983 nelle vie Cavour e Tenente Vitti e successivamente in Piazza S. Antonio e viale Rimembranza.
Il mercato di frutta e verdura continua a svolgersi in Piazza XX Settembre, con fruttivendoli monopolitani.

A partire dagli anni ‘2000 viene ancora ampliata la sede mercatale del martedì, con lo spostamento nelle attuali via Togliatti e via Pisonio, dal campo sportivo fino alla estrema periferia dell’incrocio con via Beccaria.

Per la vendita di frutta e verdura, per il giorno di martedì, lo spazio utilizzato è quello posto a nord di via Pisonio, mentre per gli altri giorni è quello di due piccole aree, una posta in via Veneto nei pressi della pineta e l’altra in largo Fontanelle.
L’attività di ambulanti viene esercitata da operatori monopolitani, ma anche in gran parte da commercianti provenienti da altri Comuni.
STEFANO CARBONARA








Solo alcune osservazioni: la foto con didascalia “Fine 800 Mercato in piazza Garibaldi” non credo sia riferibile a quella piazza, perché non esiste e penso sia mai esistito li un palazzo simile, deve riferirsi al palazzo in piazza Manzoni restaurato recentemente e che conservava anche se solo nella forma l’insegna DROGHERIA e a sinistra del portone le “Confezioni” di Cosimo Aprile. Il mercato di piazza V. Emanuele non lungo il perimetro stradale, bensì nei due anelli sotto l’ombra dei lecci e nello stradone centrale. Infine quando il sindaco Laganà restaurò la piazza nei primi anni ottanta, il mercato fu spostato prima e diversi anni nelle vie Cavour e Ten. Vitti per poi passare a viale delle Rimembranze.
Le sue osservazioni sono esatte. Provvedo alle rettifiche. Grazie per la collaborazione.