
IMMAGINI DELLA MANIFESTAZIONE
ARRIVO DI PROFUGHI UCRAINI ACCOLTI DA FAMIGLIE MONOPOLITANE
Ucraini in fuga dalla loro patria invasa e distrutta da Putin
L’intervento di Chiara Fanizzi, segretaria dei Giovani Democratici di Monopoli:
Shakespeare chiamava la guerra figlia dell’inferno. E adesso, che le immagini di sangue di quell’inferno sono davanti ai nostri occhi, ci sentiamo impotenti e alle porte di qualcosa di drammatico e sconosciuto.
Le guerre hanno rappresentato devastazioni inaudite. Hanno dimostrato violenze insensate. Hanno costruito distanze abissali. Hanno tagliato le gambe a potenziali relazioni. Desertificano coscienze. Inaridiscono culture. E oggi siamo qui perché le vicende attuali ci stanno dimostrando quanto purtroppo non sia scontato lottare e difendere I valori della pace, della difesa delle libertà, schierarsi dalla parte della democrazia contro l’autoritarismo.
Venendo quì oggi, sicuramente qualcuno si è chiesto ma a cosa serve? Mentre di là cadono le bombe, a cosa può servire oggi la nostra presenza qui?
La risposta ce l’ha data, un bel po’ di anni fa Aristofane.
Aristofane, nella commedia “la pace”, si poneva una domanda: si chiedeva ma chi POTRA’ LIBERARE LA PACE? Aristofane non credeva che i governi e le istituzioni potessero farcela, anche se sappiamo benissimo che spetta a loro il compito più importante nelle relazioni diplomatiche per fermare questa guerra. Però Aristofane sosteneva che coloro che potevano liberare la pace erano i cittadini, le persone normali, quelle più umili.
Questa non è la guerra di un popolo, quello russo, contro un altro popolo; è la guerra di un governo politico contro un altro popolo.
Io credo che in momenti come questi sia necessario scegliere da che parte della storia si vuole stare:
contro le bombe di Putin e con la libertà del popolo ucraino,
per la cessazione delle ostilità,
per la fine dell’invasione,
per affermare un concetto universale, che unisce tutti, la pace.
La pace non è soltanto il contrario di guerra, pace è la legge della vita umana.
Dobbiamo renderci conto del fatto che il futuro della pace e, quindi, il futuro dell’umanità sono affidati, in modo speciale, alle fondamentali scelte morali che una nuova generazione di uomini e di donne è chiamata a fare.
Questa piazza, come tutte le altre in Italia e nel mondo, forse, non potrà ne fermare le bombe, ne aiutare il popolo ucraino a difendersi dall’invasione russa.
Allora quello che possiamo fare oggi è testimoniare che c’è una moltitudine di persone che pensano che il mondo abbia bisogno di artigiani della pace che non si rassegnano al peggio.
C’è una canzone di Fossati che parla di QUESTO MARE INFINITO DI GENTE, io oggi mi sento parte di questo mare.
Da questa piazza si deve alzare un grido di speranza perché ci sia una soluzione pacifica, perché le armi del dialogo possano prevalere sui carri armati.
Non lasciamo che il tempo possa insegnarci a convivere con l’orrore della guerra e di quelle immagini.
Pochi giorni fa, una giornalista inviata in Ucraina ha detto una frase che mi ha colpito molto e che mi ha fatto riflettere e vorrei concludere con queste parole:
“Gli ucraini hanno paura che le loro storie diventino informazione cronica, hanno paura che noi tra 10 giorni ci saremo stancati della nostra stessa retorica”.
Non possiamo permetterlo.


































