Dopo il 1861 con l’avvento dell’unità d’Italia, il nuovo Stato avviò, non senza difficoltà, le indagini statistiche per conoscere la situazione del Paese.
Una foto sulla vita delle persone, che mise subito in evidenza tutte le questioni economiche e sociali di notevole rilevanza.
Verso la fine del 1880 un articolo del “Corriere della Sera” prendeva le mosse dai dati sulla mortalità infantile. Una indagine drammatica. Desolante al confronto con gli altri Paesi europei. Nel nostro il 23% dei bambini moriva entro i primi 5 anni di età. In Francia il 10% e il 12% in Inghilterra. Di fronte a questi dati catastrofici, si poteva solo balbettare e affermare che: «l’animo si riempie di sconforto e la mente vorrebbe correre alla scoperta della causa micidiale per annientarla. Ma la scoperta è difficile assai». Parole testuale del citato articolo.
In esso si cercava di individuare quali fossero le ragioni. Soprattutto fu immediato il confronto con l’Inghilterra. Da subito escluse le cause esterne come il clima, che in Inghilterra era molto più insalubre rispetto al nostro Paese. Ci ha colpito l’evidenza del commento presente nello stesso articolo: «Sola resta in causa la ricchezza o per meglio dire la povertà rispettiva. Questa dimezza la vita nei genitori. I figli poi si trovano di botto in un ambiente mortale, a cagione della miseria. È infatti notorio che è principalmente per la mancanza di cure che la morte fa strage nei bambini. La famiglia italiana è assai più povera dell’inglese. Ma in quale misura? È possibile vedere se vi ha non soltanto correlazione fra mortalità precoce e miseria, ma se vi ha pure proporzionalità?».
Come si misura la ricchezza di una nazione? È un tema cruciale, che attanaglia le nostre e le future generazioni. «Le statistiche sono oramai bene organizzate. Ma la statistica delle cose, delle ricchezze, della loro ripartizione è difettosa all’estremo. Due statistiche sono indispensabili a ben comprendere la fenomenologia demografica: quella della ricchezza nazionale, quella del modo onde trovasi distribuita e consumata». Una conclusione icastica. Ancora oggi, dopo più di 140anni, le risposte e le soluzioni sono difficili, variegate, di enorme complessità e non si intravede all’ordine del giorno un totale e completo superamento.
Antonio Losito
Le soluzioni in sé sono abbastanza semplici, quasi banali e sono recupero dell’evasione fiscale e ridistribuzione delle risorse così raccolte, in forma di sussidi (finché saranno necessari) e di servizi pubblici, primi fra tutti istruzione e ricerca scientifica (i più importanti per far sì che i cittadini siano mediamente in grado di produrre autonomamente reddito e sviluppo di livello adeguato a tenere il sistema in equilibrio, in un contesto globalizzato). Ovvio che servono scelte poliiche e prima ancora culturali di fondo e decenni di gestioni coerenti con esse. Tutte cose che – concordo con il post – appaiono ben lontane.
Ciao, Vincenzo.
Condivido il tuo commento e ti ringrazio. Sei sempre preciso e puntuale con una capacità di analisi e di sintesi non comune. Purtroppo stiamo attraversando periodi non facili, che ci fanno intravedere prospettive di ulteriore arretramento culturale. Vedi il caso del generale Vannacci, difeso da parlamentari della destra estrema. Non serve nemmeno invocare la Costituzione democratica e antifascista.
Un caro saluto.
Antonio Losito