Pubblichiamo ampi stralci di un articolo a firma di Enzo Bianchi, apparso sul quotidiano La Stampa del 27 marzo scorso.
Enzo Bianchi è nato a Castel Boglione, nelle Langhe, in provincia di Asti in Piemonte, il 3 marzo 1943. È monaco e saggista, fondatore della Comunità monastica di Bose, a Magnano, della quale è stato priore sino al gennaio 2017. Successivamente è entrato a far parte della comunità la “Casa della Madia”, una fraternità monastica composta da uomini e donne, che condividono stabilmente la vita, il lavoro e la preghiera. Semplici laici. Cercano di vivere il Vangelo nella vita comune al servizio dei fratelli e delle sorelle. Al primo posto gli ultimi e i poveri. Incontro e fraternità. Una tavola imbandita per la condivisione e lo scambio delle parole. Degli affetti e della speranza.
Non è facile per un cristiano impegnarsi ed essere responsabile e profeta di un silenzio gridato insieme ad altri uomini e ad altre donne. Tutti soggetti che antepongono il primato della fede e l’appartenenza a una Chiesa.
«Negli ultimi tre anni della mia vecchiaia mi ha abitato sovente l’esperienza del male fisico, il male vissuto nel mio corpo a causa di malattie e cure lunghe … . Ho provato ciò che quasi tutti, … nella loro esistenza, vivono penosamente, con fatica e … schiacciati dall’enigma del perché. Sappiamo che l’umano è homo patiens, che conosce la sofferenza e da essa non può evadere. La sofferenza può essere morale, psichica – non si sfugge al soffrire per amore o per un’ideale che si vuole testimoniare in un mondo ostile -, ma la sofferenza fisica che aggredisce a un certo punto il corpo ci sembra … estranea, più difficile da capire e da sopportare. Perché si soffre? Unde malum? Da dove viene il male?».
«Le religioni, le spiritualità, la filosofia hanno cercato di dare una spiegazione ma in realtà resta l’enigma. Nel cristianesimo si è fabbricata un’immagine di Dio, … perversa, che ha però attraversato i secoli e … recentemente viene letta non come parola di Dio ma come parola umana contro Dio. Abbiamo tutti nelle nostre profondità un senso di colpa che emerge e riveste le forme della dottrina cattolica: siamo assaliti dal male e dalla morte perché abbiamo peccato. … ai nostri giorni vi sono autorità delle chiese che hanno spiegato prima l’HIV e poi la pandemia come conseguenza del peccato degli umani, … a causa della libertà sessuale che si è instaurata, e … , quando una malattia ci colpisce, la prima reazione è: “Cosa ho fatto di male?”. Ma questa è una dottrina tipica degli uomini religiosi che hanno fabbricato l’immagine del Dio giudice implacabile, uno spione che guarda i peccati e li scova, … come il mestiere di certi preti… Ma Gesù di Nazareth ci ha raccontato un altro Dio: un Dio che ama senza che dobbiamo meritarlo, un Dio che anticipa il perdono delle nostre colpe, un Dio che vuole la vita e non la morte di chi pecca».
«Da dove viene il male? Non … da Dio, alcuni propongono da noi stessi, dal nostro comportamento, a cominciare da come viviamo nella natura e rispettiamo l’ambiente, fino al male che ci viene dal nostro … operare verso gli altri perché percorriamo strade mortifere. Altri mali vengono dalla nostra condizione di umani “mortali”, come dicevano i greci, umani fragili, che nascono crescono, decadono e muoiono in armonia con … l’universo che vive questo ciclo della vita».
«Certo, la sofferenza fisica è scandalosa: quella del bambino morente, quella del vecchio malato… ».
«Quanto dolore fisico c’è nel mondo! E … Dio non può fare nulla! Non può intervenire se non con l’invio dello Spirito santo che permette di vedere pepite di luce dove c’è solo tenebra, che permette la speranza che il dolore fisico finisca e ci sia una vita “altra”, in un mondo “altro”. … la predicazione di Gesù, il suo incontro con chi soffre, si potrebbe riassumere in questo messaggio: “Beato, ora soffri, ma tuo è il Regno dei cieli”».
«I cristiani, che … si credono tali perché mossi da un generico sentimento religioso, offrono a Dio il loro dolore, offrono a Dio la loro sofferenza. Ma Dio non sa cosa farsene dei nostri dolori, non è uno Zeus che ha bisogno del nostro sangue e del … pianto. Dire a qualcuno: “Offri a Dio il tuo dolore e la tua malattia” … è una bestemmia. C’è anche chi, sulla scia di Nietzsche, afferma che il dolore tempra, fa bene, innalza l’individuo al di sopra della … quotidianità, forgia uno spirito combattivo, ma … quasi sempre abbrutisce, rende più egoisti, più chiusi… e più inclini alla guerra! Queste affermazioni dovrebbero essere escluse da ogni cammino di umanizzazione: soffrire per amore ha senso, soffrire per testimoniare Cristo ha senso, il soffrire fisico non ha … senso! Lo dico e lo ripeto da credente dopo esperienze di dolore».
«Ecco … sono di primaria importanza le cure palliative, perché spengono il dolore ed evitano ogni accanimento terapeutico. … queste sono accessibili sul territorio nazionale solo a macchia di leopardo, non tutti ne possono usufruire, anche perché manca ancora una cultura del dolore. … solo così si può umanizzare il dolore e anche se queste cure abbreviassero la vita vanno assolutamente praticate perché la dignità della persona del malato sia rispettata e venerata. Ma la guerra al dolore sia senza tregua!».
(da Enzo Bianchi)







