Saggio breve
Dalla Macchina Globale alla conoscenza di Sé.
I. Reminiscenza della Storia.
La Storia è stata l’identità di un popolo; incessante essere in divenire che danzava sul teatro dell’esistenza, in cui attore e spettatore è sempre stato Lui: l’uomo, fautore dell’avanzata.
Ma c’è qualcosa che si è spaccato nel vibrante spettacolo dell’Esistenza…
II. Immaginazione come lucida follia.
Immaginate una stazione. Della gente. Di tutte le etnie. Immaginate che stiano aspettando un treno.
Immaginate di salire su questo treno, con l’illusione di averlo scelto.
Immaginate una sola destinazione: il mondo Globalizzato.
Perché è quello che sta accadendo all’uomo del Terzo Millennio.
L’Umanità. E questo treno: che deporta mentalità, culture, usi, costumi, linguaggi, pensieri e la Storia di tutte le popolazioni del Mondo.
In senso allegorico: una dittatura mondiale che fa capo a un Hitler, un Napoleone o un Leopoldo II, della nostra Postmodernità, che non uccidono fisicamente i popoli, ma ne sterminano l’immaginario.
Possiamo definire il futuro, cui andiamo incontro, come a uno sterminio dell’immaginario, da parte di Spettri dittatoriali senza nome.
Immaginate, ancora, che alla guida del treno ci sia un Affabulatore che offra come destinazione, il più allettante dei mondi possibili: il Mondo Occidentale.
L’Affabulatore, con artifici retorici, acrobazie verbali e strumenti
d’ informazione mediatica, vi trascinerà in una realtà virtuale, che si rivelerà l’unico mondo possibile: la sola realtà; unica; dogmatica; inoppugnabile – verità artificiosa – che possiamo immaginare.
Il capostazione ha già acquistato, a buon prezzo, tutte le nostre fantasie.
Il fantomatico Affabulatore non utilizzerà mai la violenza di un regime dittatoriale, ma con le sue doti da incantatore di masse, riuscirà ugualmente ad addomesticarvi e sottomettervi alla sua volontà.
Saremo noi stessi ad avere l’illusione della libertà.
III. In viaggio con Serge Latouche.
Siamo già in viaggio: in buona e affollatissima compagnia, poiché tutta l’umanità ha già avuto l’illusione di scegliere di essere deportata “volontariamente” nello stesso treno, seppur allegorico. Con un’unica destinazione possibile.
Sono nel vagone giusto, in cui incontro un pensatore e lucidissimo analizzatore della nostra epoca: il signor Serge Latouche; il quale cercherà di delucidare il senso di questo nostro inconsapevole viaggio.
Ha il capo chino sulle pagine di un libro, di cui è autore: L’Occidentalizzazione del mondo.
Io guardo fuori dal finestrino: come alla ricerca di un altrove che non c’è…
E mi chiedo: quali sono i confini del mondo occidentale? Dove comincia e dove tramonta il suo impero?
Ma la domanda, si rivela futile e sbagliata nelle fondamenta, perché la domanda esatta, sarebbe un’altra: Che cos’è l’Occidente?
Non esiste… E’ semplicemente un’entità astratta; una Macchina; un Sistema. Assolutamente artificiale e senza una precisa collocazione geografica; un’idea partorita da un “creatore” dal quale ha subìto un processo di alienazione, prendendo vita assestante.
L’Occidente è un Macchinario senz’anima, che ha messo l’umanità al proprio servizio. Alienato da qualsiasi forza umana, avanza autonomamente nella sua opera di sradicamento planetario.
L’Occidente si sta rivelando una gigantesca domesticazione di popoli che sono indotti a pensare allo stesso modo un – pensiero alienato -, che induce ad avere determinati stimoli e determinati bisogni, che non sono per così dire, naturali ma indotti. Artificiali.
Come sentenzia il mio compagno di viaggio, “Con la decolonizzazione i bianchi si sono ritirati dietro le quinte ma restano i produttori dello spettacolo”.
Tutto questo mi fa pensare che ci sia un burattinaio… Qualcuno che tira le fila dell’accadere della Storia…
I popoli diverranno i colonizzatori di se stessi. Senza opporre resistenza alla caduta dell’impero dell’Identità.
La volontà di autodistruzione della propria identità storica, per quella Occidentale, diverrà una modalità d’essere che ispirerà i popoli a divenire come i “padroni”.
Ma, l’imitazione, pur essendo la più alta forma di stima, non ti rende eguale, tantomeno autentico ma servo – parodistico di un’entità fantasma.
La fine dell’identità storica – biografica sarà la resa all’oblio del Tempo: che diverrà eternità impacchettata.
“La globalizzazione delle anime” – così definita dal mio compagno di viaggio – ha come fine ultimo lo sradicamento delle radici culturali di ogni popolo del pianeta. Le forze simboliche e il loro dominio non saranno un’apoteosi di un potere umiliante per via della brutalità e l’arroganza. Nessuna violenza. Ma un’invasione culturale, esportata in tutto il pianeta, nella quale: Scienza, Tecnica ed Economia trasmetteranno un contenuto immaginario ricchissimo, e il rapporto uomo – mondo sarà profondamente modificato.
Il progetto di asservimento del pianeta al Sistema Occidentale diventa antinomico rispetto al progetto di uniformazione planetaria.
Perché non avremo nessuna fratellanza universale, in quest’omologazione di linguaggi usi e costumi e immaginario; nessuna visione di un compimento del messaggio escatologico giudaico – cristiano.
Soltanto un’eterna corsa di un treno che deraglia sradicandosi dalla terra madre e corre senza un’identità storica.
Con una sola destinazione: l’assoluto Nulla preconfezionato.
E, il destino dell’uomo – ridotto ad anonimo utente di un mondo artificiale – coinciderà con la fine del concetto stesso di Umanità.
L’uomo occidentale diverrà – alienato e disumanizzato -, ridotto ad automa senza radici, che viaggia senza identità, e non si chiederà nemmeno la destinazione del suo viaggio esistenziale; perché il Sistema stesso creerà un apparato di credenze, come fosse inscritto nel DNA dell’umanità.
Nessuna destinazione in questa corsa forsennata. Nessuna Terra promessa.
Solo un Paradiso perduto. Un barlume di ricordo che diventerà rimpianto.
O forse, no. L’oblio della Storia, la perdita dell’identità, spegnerà ogni fiaccola accesa, di un qualsiasi ricordo.
Eppure la resistenza della Memoria, si fece sentire quando lo spettro di un pensatore, trapassato, mi echeggiava accanto, come un lucidissimo delirio, rivelandosi una profezia che divenne la chiave di volta per comprendere l’intero apparato della Macchina.
IV. L’incontro con lo spettro di Guillaume Faye.
Come una fiaccola accesa nella memoria culturale – biografica, nel buio dello scompartimento, prese forma il fantasma di un giornalista e scrittore francese, trapassato nel 2019, il cui pensiero sopravvive al processo dell’oblio di massa.
Il fantasma avanza, stringendo tra le mani il suo illuminante e profetico saggio Il Sistema per uccidere i popoli. Con parole di forma oracolare sussurra: “Il processo storico, dotato di senso cosciente e fucina di valori, degenera in una procedura di forma meccanica, e i programmi informatici, soffocano i progetti volontari e le tradizioni. La volontà e la coscienza collettiva, invece di modellare valori e istituzioni sono modellate da quest’ultime. I popoli scompaiono più spesso per dimissione, che per distruzione”.
Il Sistema diffonde le sue strutture materiali e mentali, installandole al di sopra dei valori nazionali; creando artificialmente un comune denominatore di apparato di credenze scarno di simboli, semplicistico, essenziale, destinato ad essere condiviso dal più gran numero di esseri umani. Tutto ciò coincide con la fine del tempo storico.
La terribile conseguenza di questa “profezia” contestualizzata nel nostro viaggio, si rivela la genesi del Macchinario della globalizzazione, che attraverso mezzi d’informazione, agisce come rullo compressore: distruttivo e omologante.
L’alienazione del pensiero diviene la chiave di volta per il processo di uniformazione planetaria, che vive e si riproduce attraverso la distruzione dei popoli.
Le nazioni quando entrano a contatto con il Sistema o Macchina, il destino sarà l’evanescenza delle diversità – vera ricchezza culturale del pianeta -, destinata all’omologazione planetaria.
Il pensiero dominante, diviene una prigione senza confini dalla quale nessuno elude; esso penserà al nostro posto.
Per dirla con le parole del filosofo francese Gilles Deleuze: Non si sfugge alla Macchina.
Noi non pensiamo ma siamo pensati.
La Macchina Occidentale dell’Era globale diviene fucina di automi in balia di un processo alienante, che si tramuta in un annichilimento collettivo del pensiero.
È la fine del tempo storico. Forse, un giorno, l’omologazione culturale partorirà esseri che avranno come lingua madre: l’inglese. E, il processo arriverà al suo compimento, e sarà già nato l’uomo della Globalizzazione.
No, scusate, ho sbagliato la definizione del cittadino del mondo Globale. Esso sarà semplicemente parodia dell’essere umano, privo d’identità storica; la definizione giusta, sarebbe – consumatore -.
V. Chi si nasconde dietro le quinte dello spettacolo della globalizzazione?
I tempi sono in mutazione: la distruzione culturale, lo sterminio dell’immaginario, la deportazione di mentalità, sono già in atto…
Siamo in Viaggio.
Il treno deraglia.
Eppure, continua la sua corsa, senza chiedere permesso.
Non so cosa ci porteremo dentro. Se ci sarà rimasto un barlume di Memoria.
La Storia è finita, senza arrivare al Compimento, divenendo semplice: destinazione.
Siamo arrivati…
E, innanzi a noi, vediamo spalancarsi le porte scorrevoli dell’ingresso del centro commerciale del mondo, preconfezionato dal Sistema.
Siamo uomini del Sistema: utenti clienti automi.
L’ingresso presuppone l’amnesia del Tempo e della Storia.
È tutto completamente immobile; perché il Sistema si oppone al cambiamento.
Il Sistema è uguale a se stesso; è un essere parmenideo meccanico o un dio parodistico: onnipresente e inconoscibile come il noumeno kantiano; chiuso a spranga in un eterno presente.
In antitesi con la Storia, perennemente in cammino: mutando anima e volto, il Sistema è soltanto fucina di mode e prodotti.
Il Sistema è paragonabile al fuoco della conoscenza del Prometeo, rubato a Dio per dare all’umano. Una conoscenza artificiosa. Pericolosa.
Ma il dado è tratto.
Dietro le quinte della globalizzazione c’è la morte di Dio.
La fine della Storia.
La spiritualità alienata in istituzione. Il nostro tempo Secolarizzato.
Il destino dell’Occidente: divenuto Macchina.
La sensazione di spaesamento non è psicologico ma dramma culturale.
E, mentre i cieli occidentali perdono il senso, le nostre effimere esistenze sono divenute evento sterile, in un mondo divenuto a forma della madre tecnica, mentre il dio – scienza, nella vetrina del centro commerciale, vende il senso del mondo.
E poi, l’identità della Macchina non la conosceremo mai.
VI. La Memoria diviene Utopia.
La fiaccola accesa della memoria storica sembrava perdere di luminosità, quasi spegnendosi, nella tristezza di un vento, profetizzato in un Ottocento al crepuscolo, dal filosofo di Rocken.
Dentro di me, un bagliore di reminiscenza divenne resistenza, a un tramonto irreversibile: un barlume d’identità ritornava come spettro d’essere storico culturale e biografico, come il ricordo di un avo, può essere.
La sento avvicinarsi in sordina, come i passi del vecchio Uomo che vuole dar voce al racconto della sua vita, che percepisco: stanco, sfinito, che non vuole abbandonarsi alla morte dell’Identità. Alla notte senza nessun orieteue.
E vedo avvicinarsi la sagoma di un Uomo, gli vado incontro e mi ritrovo innanzi, un ottantenne panciuto, con un sorriso smagliante e tanta voglia di vivere. Lo riconosco. Gli stringo la mano e mi presento come suo umile allievo. Lui dichiara di essere Greco, di aver disseppellito tutto l’intero apparato di pensiero ellenico, come fosse riesumato dal museo della Storia, riconoscendolo unica fonte di salvezza.
Unica via d’uscita dal Sistema.
Era il professor Umberto Galimberti; un altro attento osservatore della nostra epoca. “Se Dio è morto, ed è morto davvero, l’io dell’uomo non ha più ragione di esistere”. E dopo aver pronunciato queste parole, mi accarezzò con la mano, dalla parte del cuore e sussurrò un’ellenica sapienza: “Conosci te stesso, anzi, riscopri te stesso. Perché il senso del mondo si è perduto, ma c’è qualcosa, proprio dove passo la mia mano, che aspetta d’essere riscoperto. C’è qualcosa in un oltre, non lontano da te, che aspetta solo te. E il vero sapere non va regalato o comprato ma cercato.”
Professore… Aspetti… Si spieghi meglio…
Andò via, lasciandomi in eredità il Silenzio.
È notte fonda, per qualcuno. O, semplicemente, il buio prima dell’alba.
Tuttavia, l’Aurora era all’orizzonte dell’interiorità.
Quando Galimberti mi voltò le spalle, e il primo sole dileggiò le ombre, sentì che qualcosa permase. Proprio dentro di me.
Nietzsche e Faye, nel non luogo della loro epoca, avevano immaginato quell’altrove che, osservando il paesaggio in corsa, dal finestrino del treno, non scorsi. Ritengo che, aprire una finestra per guardare fuori dalle mura della propria epoca, sia virtù di pochissimi. Far crollare le colonne della civiltà occidentale, edificate artificialmente dal Sistema o Macchina, non è un’impresa affatto semplice. Il suo apparato di credenze sub culturali, seppur materialmente abbondante, rivela evidenti lacune spirituali.
Se il ricordo culturale vive ancora; la volontà della filosofia può albeggiare all’orizzonte del pensiero…
Se l’umanità è ridotta a mero ingranaggio del Sistema Occidentale, occorre una super – umanità nitzscheo – fayana. Un Essere, riscoperto o utopico, che si elevi dal sovra nazionalismo globale, ormai lasciato alle porte dell’ingresso, e riscoprire quella Volontà di Potenza, quella forza vitale e creatrice, addormentata negli abissi dell’Uomo.
Risveglio dal torpore meccanico e alienante nel quale siamo immersi.
E riscoprire la Vita. Riscoprire l’Uomo come grande Artista e fautore di valori.
Sarà l’aurora di un uomo, figlio di un superamento dell’umanità, obliata dalla Macchina; a divenire Autore di modelli creativi e impertinenti, oltre ogni norma preconfezionata e plastificata.
E, adesso, mi abbandono, senza poter comprendere, alle parole di Galimberti…
E in questo istante: lancio il mio cuore sfondando il muro del centro commerciale globale, mentre assaporo un po’ di sgomento nella vertigine del volo.
Tuttavia, l’ingranaggio che ero, rimase incastonato perfettamente alla Macchina. Ma, questa era soltanto la mia parvenza, ormai divenuta assenza.
Il volo del cuore, quando voltò lo sguardo verso il Sistema, osservò l’ingranaggio, come l’attore smette i panni del personaggio, alla fine dello spettacolo.
Poi, si voltò indietro, e rise.
Era tornato a casa, alla conoscenza di Sé.
Fabio Angiulli
Biografia
Fabio Angiulli nasce nel maggio dell’81 a Monopoli.
Conseguita la laurea magistrale in Filosofia nel 2009, presso l’Università degli studi di Bari, Aldo Moro, comincia la sua collaborazione per varie testate locali come giornalista e critico letterario.
Nel 2012 pubblica il suo romanzo d’esordio Fine dell’Era (Lupo editore).
Nel 2019 il poema filosofico, L’Impero dell’Avvenire, che reca la postfazione di Antonio Bini. (Youcanprint)
Nel 2022, con il suo racconto inedito Nella valle del tramonto, è finalista del concorso letterario: “Puglia quante storie” 5° edizione. (Ed. I libri di Icaro).








Il saggio esprime molto bene le sensazioni che più di una volta ho provato in alcuni non-luoghi, come stazioni, aeroporti, centri commerciali, ospedali, autostrade e quant’altro. Posti identici in tutto il mondo, che sicuramente sono frutto della volontà di razionalizzare spazi, arredi e attrezzature, in funzione delle attività che in essi si svolgono, la quale da sempre gli stessi risultati; ma che tuttavia spesso mi sono apparsi come il simbolo fisico dell’omologazione crescente dell’intero pianeta. La quale ultima, però, si annida, meno evidentemente ma più subdolamente, nell’abbigliamento, negli stili di vita, nel linguaggio, oserei dire addirittura negli obiettivi di vita. E sfocia nel rifiuto ancora più netto della diversità (sia che riguardi il possesso materiale, sia che riguardi – peggio – il pensiero), che a mio parere stiamo conoscendo. Unico argine a questa deriva possono essere gli insegnanti, quelli competenti, appassionati, responsabili e intellettualmente onesti, che qualche volta ho avuto la fortuna di avere e che tuttora ricordo con infinita stima e gratitudine; i quali soli possono aprire la mente e sviluppare il senso critico dei ragazzi, nella loro età più ricettiva, quella che forma l’essere per il resto della vita.
Salve, signor Vincenzo, La ringrazio moltissimo per la sua attenta lettura, al mio saggio narrativo.
L’omologazione di cui Lei si è accorto è frutto di una presa di coscienza del proprio Essere, e conseguentemente del mondo circostante.
Il processo di alienazione del pensiero è in atto.
La globalizzazione delle anime, di cui parla il nostro compagno di viaggio Serge Latouche, potrebbe, spero, divenire reversibile, proprio attraverso un percorso di studi ed educativo, di cui dovrebbero essere fautori gli insegnanti: il cui lavoro, come Lei ben constata, non è quello di inoculare nozioni, ma indurre al pensiero: un libero pensiero. La costruzione di un meta – pensiero, che pensi e metta in dubbio il proprio pensato. Un’utopia ma realizzabile e necessaria.
Alla fine del mio saggio narrativo, appare il Filosofo e Psicanalista, Umberto Galimberti; un uomo a cui ho avuto la fortuna di stringere la mano. Galimberti, seppur utilizzando un tono polemico, critica l’intero apparato scolastico.
Gli insegnanti ( come afferma Lei), hanno un ruolo determinante nella formazione di ragazzi, che,un giorno saranno Uomini, e non ingranaggi del Sistema…
PS Comunque, la stessa sensazione di spaesamento che Lei condivide, con la mia visione del mondo, è una presa di coscienza, che definirei: un buon inizio.
La saluto e La ringrazio infinitamente per la Sua attentissima lettura.
Fabio Angiulli
Salve, signor Vincenzo,
La ringrazio moltissimo per la Sua attenta lettura, del mio saggio narrativo.
L’omologazione, di cui Lei si è accorto, è frutto di una presa di coscienza del proprio Essere, e conseguentemente del mondo circostante.
Il processo di alienazione del pensiero è in atto.
La globalizzazione delle anime, di cui parla il nostro compagno di viaggio, Serge Latouche, potrebbe divenire reversibile.
Proprio attraverso un percorso educativo, di cui dovrebbero essere fautori gli insegnanti: il cui lavoro, come Lei ben constata, non è quello di inoculare nozioni ma indurre al pensiero: il libero pensiero.
La costruzione di un meta – pensiero; che pensi e metta in dubbio il proprio pensato.
Un’utopia ma realizzabile e necessaria.
Alla fine del mio saggio – narrativo, appare il Filosofo e Psicanalista, Umberto Galimberti; un uomo a cui ho avuto la fortuna di stringere la mano. Il professor Galimberti, seppur utilizzando un tono polemico, critica l’intero apparato scolastico.
Gli insegnanti (come afferma Lei), hanno un ruolo determinante nella formazione di ragazzi, che un giorno saranno Uomini e non ingranaggi del Sistema…
P.S. Comunque, la stessa sensazione di spaesamento, che Lei condivide con la mia visione del mondo, è una presa di coscienza, che definirei: un buon inizio.
La saluto e la ringrazio per Sua attentissima lettura.
Fabio Angiulli
Ringrazio infinitamente il direttore responsabile, Antonio Losito, per aver riportato fedelmente la mia risposta al nostro lettore: signor Vincenzo.
Auspico un giorno di conoscerlo personalmente.
Grazie ancora per l’attenzione.
F. Angiulli
Ho letto frettolosamente: vedo un senso di smarrimento, una paura dell’Occidente, che secondo me sta perdendo il suo peso anche se e’ la patria della civilta’, i cinesi nel 1991 per rendere omaggio a Galilei hanno emesso una cartolina : loro apprezzano piu’ di noi il padre della fisica sperimentale. Una maggiore conoscenza del mondo scientifico ti aiuterebbe.
Grazie per la Sua, seppur frettolosa lettura.
L’Occidente, quando dichiara che ” Ha perso il suo peso”, credo sia un riferimento alla sua identità culturale e scientifica, oltre che Storica.
Oggi, l’ Occidente, secondo studiosi citati nel mio saggio – narrativo, non può essere identificato come entità geografia/ culturale / storica. L’oblio della storia, presupposto della Macchina Occidentale, non credo avrà memoria delle scoperte scientifiche di Galileo Galilei.
L’Occidente, di cui parla Lei, è semplicemente una vaga Reminiscenza.
PS Comunque Il mondo occidentale è figlio del mondo greco, dal quale, credo, abbiamo ereditato il peggio, ossia : l’etnocentrismo.
Cordiali saluti.
Fabio Angiulli