

Comune di Genova
Consiglio Comunale
Seduta del 13 febbraio 1984
Conferimento della cittadinanza onoraria di
Genova a Giuseppe Avezzano Comes
Su proposta del Sindaco, signor Fulvio Cerofolini:
Vista la proposta che, in occasione della commemorazione del 40°
Anniversario del tragico episodio in cui persero la vita otto
Patrioti, al Forte San Martino, fucilati dai fascisti
il 14 gennaio 1944, vari rappresentanti di ex Partigiani hanno
avanzato, di concedere la cittadinanza onoraria all’Avv. Giuseppe
Avezzano Comes, in allora Tenente dei Crabinieri, che rifiutò
di dare esecuzione all’ordine di fucilazione degli otto Patrioti;
Considerato che, a seguito di tale atto, l’Avv. Avezzano Comes fu
minacciato di morte, sottoposto a sevizie e tenuto prigioniero dalle
forze di occupazione naziste fino alla Liberazione;
Ritenuto doveroso aderire alla richiesta di concessione della cittadi-
nanza come sopra avanzata nei confronti del valoroso Ufficiale che
con la propria opposizione costituì un fulgido esempio di
resistenza alla barbarie ed all’arroganza nazi – fascista;
Il Consiglio Comunale delibera
di conferire la cittadinanza onoraria di Genova all’Avvocato
Giuseppe Avezzano Comes
nato a Monopoli (Bari) il 24 Marzo 1915, per l’esempio
altissimo di coraggio manifestato il 14 Gennaio 1944, quale
Tenente dei Carabinieri, con il rifiuto di dare esecuzione
all’ordine impartitogli dai gerarchi nazi – fascisti, di far fucilare
dal proprio plotone gli otto Patrioti successivamente trucidati dal
nazi – fascisti stessi.
Il Sindaco
Fulvio Cerofolini
“Giuseppe Avezzano Comes, il coraggioso Tenente dei Carabinieri, il 14 gennaio 1944, al Forte di San Martino, rifiutò di farsi strumento della ferocia nazifascista e di coinvolgere l’Arma nei tracotanti disegni di un potere illegittimo”. “Un militare fermamente deciso a mantenere intatto, compiendo un gesto eroico, con il commovente unanime consenso dei suoi gregari, l’onore delle forze armate associato all’amore per la Patria”. Aspetti inscindibili del contesto storico dal quale è sorta la nuova e democratica Italia.

Nelle prime ore di quel 14 gennaio 1944 il comandante della Legione dei Carabinieri di Genova telefonicamente inviò un ordine al Tenente Giuseppe Avezzano Comes. Doveva recarsi a Forte di San Martino con un piccolo plotone di 20 carabinieri, con lo scopo di eseguire un “urgente servizio di ordine pubblico”. Raggiunta la postazione, sul posto il plotone ritrovò una località deserta. Un’ora dopo, quando ormai i Carabinieri avevano deciso di rientrare in caserma, con alcune macchine giunsero numerosi ufficiali e militari tedeschi e fascisti, che accompagnavano otto persone in ceppi.
Immediatamente un colonnello della milizia in divisa fascista, qualificandosi per il Console Grimaldi, diede ordine al tenente Avezzano Comes di procedere alla esecuzione immediata mediante fucilazione degli otto traditori, che il tribunale fascista aveva condannato a morte durante la notte, per vendicare un attentato avvenuto a Genova il giorno prima contro due ufficiali tedeschi.
Un ordine, che il coraggioso tenente dei Carabinieri non accettò. Si oppose e dichiarò di non riconoscere la legittimità di tale ordine, né di chi lo impartiva, né del tribunale che lo aveva emesso. Assicurò, inoltre, che nessuno dei suoi Carabinieri avrebbe sparato.
Seguirono le grida feroci degli ufficiali fascisti e tedeschi, che minacciarono di far fucilare il Tenente assieme agli otto patrioti. L’ufficiale mantenne fermo il suo rifiuto. Fu insultato e percosso duramente. Fu disarmato dalle SS e, per ordine di Grimaldi, rinchiuso nel forte vicino.
Gli uomini delle SS disposero i condannati di fronte, due alla volta, e li massacrano costringendoli a salire sui corpi dei compagni caduti mentre questi ancora si dibattevano nell’agonia.
Il Tenente Avezzano Comes rientrò subito in caserma. Distrusse i documenti dell’ordine di servizio, per evitare che fossero riconosciuti i Carabinieri, che con coraggio si erano rifiutati di sparare, salvandoli dalla deportazione, che, invece, toccò a lui. Dopo una breve istruttoria, fu mandato in un campo di detenzione in Germania, successivamente rinchiuso in un carcere in Italia, da dove scappò per poi essere nuovamente catturato ad Alassio. Fu imprigionato e subì le torture della Feldgendarmerie, restando imprigionato sino alla Liberazione. Si ignora la sorte dei 20 carabinieri, che rifiutarono apertamente di eseguire l’ordine dei nazifascisti. Tutti idealmente schierati al fianco degli otto martiri della Libertà.

Telegramma del 3 Febbraio 1975
Esimio Avv. Giuseppe Avezzano Comes
Via Tacito, 23 Roma
Notizia riportata stampa onoranze tributateLe occasione cerimonia commemorativa doloroso episodio eccidio partigiani avvenuto in Genova nella notte del 14 Gennaio 1944 habet riempito nostro animo commossa soddisfazione.
Esprimo pertanto at nome civica amministrazione et mio personale sensi nostro vivissimo compiacimento Suo civile et coraggioso comportamento contro barbarie nazifascista.
Sentiti ossequi.
Demarino Sindaco Monopoli










Questa pagina dolorosa della Resistenza ci insegna sopratutto una cosa: gli ordini barbari non vanno MAI eseguiti. Esiste sempre, anche in guerra, il rispetto e la salvaguardia della DIGNITÀ UMANA.
Molti sono stati i casi in cui molti ufficiali tedeschi si sono giustificati delle loro barbarie dicendo: “Io eseguivo gli ordini”. Il più noto agli italiani è stato il tenente Pribke carnefice delle Fosse Ardeatine. Oggi, purtroppo, si continua ad assistere a eccidi contro i civili inermi (bambini, donne e anziani) soprattutto nella guerra tra Russia e Ucraina dove sopratutto la popolazione civile ucraina ha subito bombardamenti e attacchi missilistici indiscriminati. L’uomo NON IMPARA MAI dai suoi errori.