Aver assunto una posizione scismatica ha il preciso significato di aver deliberatamente creato una rottura nell’unità della Chiesa cattolica.
Si infrange la simbiosi con Papa Francesco.
Già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, mons. Viganò è sotto processo.
L’iniziativa è partita dal Dicastero Vaticano per la Dottrina della Fede, guidato dal card. Victor Manuel Fernandez.
È stato convocato e ora deve difendersi. I capi di imputazione a lui rivolti, come egli stesso ha comunicato nel rendere manifesto lo stesso decreto di citazione, sono le seguenti: «affermazioni pubbliche dalle quali risulta una negazione degli elementi necessari per mantenere la comunione con la Chiesa cattolica: negazione della legittimità di Papa Francesco, rottura della comunione con Lui e rifiuto del Concilio Vaticano II». Quali sono i contorni della vicenda e quali le possibili evoluzioni?
Il decreto impone a Viganò la nomina del proprio difensore. Nello stesso tempo deve «prendere nota delle accuse e delle prove circa il delitto di scisma di cui è accusato». Nel caso di mancata comparizione o di una difesa scritta non presentata entro i termini stabiliti, l’arcivescovo «sarà giudicato in sua assenza», come recita lo stesso decreto.
Il Codice di Diritto Canonico, citato dal decreto come oggetto del processo penale, all’art. 1364, afferma testualmente che «l’apostata, l’eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae».
Il decreto è stato firmato dal segretario per la sezione disciplinare del Dicastero, mons. John Joseph Kennedy. In esso è specificato l’iter, che ha dato il via il processo già lo scorso 10 maggio.
VaticanNews ha pubblicato una breve nota e ha messo in evidenza che mons. Viganò nel settembre 2018 era stato protagonista della clamorosa lettera sul caso del cardinale americano Theodore McCarrick. Questi fu privato della porpora e dimesso dallo stato clericale. Una vicenda «pienamente chiarita dalla Santa Sede con la pubblicazione di un minuzioso rapporto nel novembre 2020 che smentisce l’ex nunzio su tutta la linea». Questo non è oggetto del documento del Dicastero per la dottrina della fede. Mons. Viganò viene attualmente accusato di non riconoscere la legittimità del Papa, né quella dell’ultimo Concilio Vaticano II. Vatican News specifica ulteriormente che «il Dicastero per la dottrina della fede non ha commentato in alcun modo l’annuncio pubblicato sui social». Né la Sala Stampa della Santa Sede ha fornito ulteriori informazioni sull’attuale vicenda.
Mons. Viganò è stato prodigo di affermazioni e ha dichiarato che considera le accuse rivoltegli «come un motivo di onore». In più ha detto: «Credo che la formulazione stessa dei capi d’accusa confermi le tesi che ho più e più volte sostenuto nei miei interventi. Non è un caso che l’accusa nei miei confronti riguardi la messa in discussione della legittimità di Jorge Mario Bergoglio e il rifiuto del Vaticano II: il Concilio rappresenta il cancro ideologico, teologico, morale e liturgico di cui la bergogliana “chiesa sinodale” è necessaria metastasi».
Nel contempo si è pubblicamente paragonato all’arcivescovo Marcel Lefebvre, il quale «50’anni fa, nello stesso Palazzo del Sant’Uffizio», fu «convocato e accusato di scisma per aver rifiutato il Vaticano II». Inoltre Viganò ha anche dichiarato: «La sua difesa è la mia, le sue parole sono le mie, miei sono i suoi argomenti dinanzi ai quali le Autorità romane non hanno potuto condannarlo per eresia, dovendo aspettare che consacrasse dei vescovi per avere il pretesto di dichiararlo scismatico e revocargli la scomunica quando ormai era morto. Lo schema si ripete…».
Il Segretario di Stato card. Pietro Parolin, porporato vicentino, è intervenuto sulla vicenda. All’Urbaniana, durante il Convegno sulla figura del card. Celso Costantini, raggiunto da molti giornalisti, il più stretto collaboratore di Papa Francesco non si è sottratto alle domande e ha affermato: «mons. Viganò ha assunto alcuni atteggiamenti a cui deve rispondere. È normale che la Dottrina della fede abbia preso in mano la situazione e stia svolgendo quelle indagini che sono necessarie per approfondire questa situazione stessa. Ha dato a lui la possibilità anche di difendersi». Il cardinale Parolin ha aggiunto anche una sua nota personale: «Mi dispiace tantissimo, io l’ho sempre apprezzato come un grande lavoratore molto fedele alla Santa Sede, in un certo senso anche di esempio, quando è stato nunzio apostolico ha lavorato estremamente bene, cosa sia successo non lo so».
Antonio Losito