La Francia ha promosso la giornata europea delle lingue e della cultura antica.
All’incontro erano presenti quattro ministri dell’Istruzione. Accanto al francese Jean-Michel Blanquer, l’italiano Patrizio Bianchi, Niki Kerameus per la Grecia e Prodromos Prodromou per Cipro, i quali hanno redatto e firmato una dichiarazione congiunta:
«Il latino e il greco antico siano l’eredità viva e caratterizzante della base comune della cultura europea e mediterranea, e la linfa delle loro rispettive lingue».
Da anni l’istruzione classica è criticata nel mondo contemporaneo.
I dubbi degli scettici si accavallano.
Come è percepita oggi la cultura classica nella vita delle persone?
Che senso ha per i giovani studiare ancora quelle lingue in una società evoluta e globalizzata?
In passato la cultura occidentale ha avuto un predominio e ha manifestato un sentimento di orgoglio nel sottolineare le origini delle proprie radici culturali, saldamente basate sull’analisi della lingua greca e romana.
La continuità era dettata dalla scuola, ma il peso e il prestigio di questi studi è rimasto indiscutibile.
Il crescente sapere scientifico, accompagnato dall’indagine tecnologica, ha acquisito man mano notevole importanza.
La necessità del confronto con culture altre e diverse ha messo in crisi la centralità secolare degli studi classici. Ha fatto emergere la domanda sull’opportunità di continuare a dedicare energie allo studio del mondo antico.
Che senso ha sottrarre spazio all’apprendimento di discipline che possono avere un significato più pratico e immediato?
Le domande sottintendono che la vita dell’individuo nella società moderna deve fare i conti con la pratica di lingue vive, che sono un tutt’uno con la scienza e con la tecnologia.
Questa impostazione riduce sensibilmente lo spazio in passato riservato alle materie classiche, messe ai margini con un numero inferiore sia di ore di insegnamento che di alunni. Un ornamento prezioso e palesemente inutile?
In Italia c’è il liceo classico, unico al mondo, dedicato allo studio delle lingue classiche e della letteratura greca e latina. È un orgoglio e un vanto tutto italiano.
Siamo fieri, anche se molte riduzioni sono sotto gli occhi di tutti. Basti pensare che fino a qualche decennio addietro la sintassi latina si insegnava già in terza media.
Molti insegnanti, che ogni giorno operano con bravura e con spirito di sacrificio nei licei classici, sia a nord che a sud, mettono in evidenza che il conflitto, appena descritto, tra passato e presente è meno evidente.
Lo studio dei classici e delle lingue antiche, avvalorate in tempi remoti dalla estrema severità, oltre una eccellente preparazione e una straordinaria competenza dei docenti, mantiene sempre salda la formazione degli studenti e implica uno profondo esercizio intellettuale, attraverso il quale ci vengono trasmessi valori eterni.







