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Orribili i crimini italiani in Jugoslavia fra il 1941 e il 1943

Attenta ricerca storica sottoposta alla visione del Prof. Raoul Pupo e del Prof. Luciano Canfora

by Antonio Losito
7 Aprile 2022
in Storia
3
Orribili i crimini italiani in Jugoslavia fra il 1941 e il 1943
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Laveno (VA), 15/02/2022

Egregio Signor Direttore

di “MONOPOLI TRE ROSE”

70043 MONOPOLI (BA)

 

OGGETTO: VI FURONO ANCHE ORRENDI CRIMINI DI GUERRA DIMENTICATI COMMESSI DAGLI ITALIANI IN JUGOSLAVIA NEGLI ANNI 1941-1943

Egregio Direttore,

prendendo spunto da un articolo pubblicato il 10/02/2009 su un quotidiano di Varese, “Italiani brava gente? Così non la pensarono gli jugoslavi”, quale semplice e modesto studioso di storia mi permetto di sottoporLe una riflessione di carattere esclusivamente storico in occasione della commemorazione del Giorno del ricordo istituito nel 2004 per conservare la memoria della tragedia degli italiani vittime delle foibe e dell’esodo forzato dalle terre istriane e dalmati tra l’8 settembre 1943 e il 10 febbraio 1947.

Dalle affermazioni di coloro che hanno voluto istituire tale ricorrenza sembra che il pacifico e inerme popolo italiano sia stato barbaramente aggredito all’improvviso dagli jugoslavi senza alcun motivo, come avvenne nel V° secolo da parte degli Unni. La tragedia però non si è svolta così e per onestà storica ciò deve essere precisato per non lasciare spazio a false mistificazioni pseudopatriottiche inventate da un pericoloso rigurgito di estrema destra.

Per nulla giustificando tale tragedia che ha causato l’uccisione di circa 10.000 civili italiani e l’esodo forzato di circa 300.000 persone si devono tuttavia considerare le cause della reazione degli jugoslavi contro la popolazione italiana tra il 1943 e il 1945 dovuta ai precedenti innumerevoli ed efferati massacri ferocemente perpetrati tra il 1941 e il 1943 dai militari italiani nei confronti della popolazione jugoslava. Nel nome di una vera pacificazione tra i popoli all’insegna della verità storica la ricorrenza del Giorno del ricordo dovrebbe commemorare sia la popolazione italiana vittima della vendetta degli jugoslavi sia la popolazione jugoslava vittima dei massacri commessi dai militari italiani.

Gli Italiani dal 1941 al 1943 in Jugoslavia applicarono come i nazisti la regola della rappresaglia contro le popolazioni civili, macchiandosi di gravissimi crimini; queste verità scomode emergono dalle indagini della Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Luigi Gasparotto, Ministro della difesa nel III° Governo De Gasperi nel 1947, che aveva lavorato con impegno ed equilibrio tra il 1946 e il 1947 alla raccolta e al vaglio delle numerose denunce.

Il generale Mario Roatta, comandante della II^ armata italiana in Jugoslavia, che nella circolare del 1° dicembre 1942 aveva disposto di fucilare non soltanto tutte le persone trovate con le armi ma anche chi imbrattava le sue ordinanze e chi sostava nei pressi di opere d’arte, aveva deciso di considerare corresponsabili degli atti di sabotaggio anche le persone abitanti nelle case vicine. Le conclusioni della Commissione Gasparotto chiamavano in corresponsabilità anche il generale Mario Robotti, comandante dell’XI° corpo d’armata, che aveva inasprito gli ordini del generale Roatta affermando che «qui si ammazza troppo poco», e il governatore del Montenegro, Alessandro Pirzio Biroli, che fece fucilare circa 200 ostaggi inermi.

A macchiarsi di tali efferati crimini non furono soltanto i fascisti ma anche ufficiali e soldati normali; il prefetto del Carnaro Temistocle Testa per l’eccidio perpetrato al villaggio di Podhum, in cui il 12 luglio 1942 militari italiani, coadiuvati dai carabinieri e dalle camicie nere, fucilarono oltre cento uomini, si servì di normali reparti dell’esercito.

Il generale Taddeo Orlando il 23 febbraio 1942 fece circondare Lubiana con reticolati di filo spinato; dei quarantamila abitanti maschi ne furono arrestati 2.858 e circa tremila vennero catturati in un secondo rastrellamento. Oltre ai maschi adulti vennero deportati anche vecchi, donne e bambini nel campo di concentramento dell’isola di Arbe, oggi Rab, in Croazia, dove ne morirono oltre 4.000 di fame, di sete, di freddo, di stenti e di malattie. Furono rastrellati in tutto 18.708 uomini e nel solo mese di marzo del 1942 gli italiani fucilarono 102 ostaggi. Nell’aprile del 1941 il Regno di Jugoslavia fu occupato dagli italiani e dai tedeschi; le truppe del Regio Esercito italiano furono impegnate in una dura lotta contro le formazioni partigiane jugoslave; in un incontro con gli alti comandi del Regio Esercito a Gorizia il 31 luglio 1942 Mussolini disse: “Sono convinto che al «terrore» dei partigiani si deve rispondere con il ferro e con il fuoco. Deve cessare il luogo comune che dipinge gli italiani come sentimentali incapaci di essere duri quando occorre. Questa tradizione di leggiadria e tenerezza soverchia va interrotta. E’ incominciato un nuovo ciclo che fa vedere gli italiani come gente disposta a tutto, per il bene del paese e il prestigio delle forze armate”.

Dall’aprile 1942 al gennaio 1943 nella sola città di Lubiana, oltre ai «regolarmente processati», furono eliminati senza processo e senza prove di colpevolezza 145 uomini. Il 12 luglio 1942 nel villaggio di Podhum per rappresaglia furono fucilati dai militari italiani per ordine del Prefetto della Provincia di Fiume Temistocle Testa tutti gli uomini del villaggio, 91 vittime; il resto della popolazione fu deportata nei campi di internamento italiani e le abitazioni furono incendiate. Un comunicato del generale Lorenzo Bravarone documenta l’azione di intimidazione compiuta dai militari italiani il 6 giugno 1942 nei pressi di Abbazia, che comportò la fucilazione sommaria di 12 persone e la deportazione di 131 loro familiari. In 29 mesi di occupazione italiana della Provincia di Lubiana vennero fucilati circa 5.000 civili ai quali furono aggiunti 200 bruciati vivi o massacrati, 900 partigiani catturati e fucilati e oltre 7.000 persone (su 33.000 deportati), in buona parte anziani, donne e bambini, morti nei campi di concentramento, con circa 13.100 persone uccise su 339.751 abitanti.

Nel luglio 1941 il Montenegro fu occupato dalla 18^ Divisione fanteria “Messina” e dai Reali Carabinieri ma il 13 luglio la popolazione insorse sconfiggendo l’esercito Italiano. Come reazione il Comando Supremo del R.E.I. trasferì in Montenegro sei  divisioni sotto il comando del generale di corpo d’armata Alessandro Pirzio Biroli che attuò durissime repressioni e rappresaglie: la divisione “Alba” bruciò 6 villaggi nella zona di Čevo e ne massacrò gli abitanti. Il 2 dicembre 1941 i reparti del Regio Esercito irruppero nel villaggio di Pljevlja fucilando 74 civili; il 14 dicembre vennero fucilati 14 contadini nel villaggio di Drenovo mentre nei villaggi di Babina Vlaka, Jabuka e Mihailovici vennero uccise 120 persone, tra cui donne e bambini. Il 12 gennaio 1942 il generale Pirzio Biroli ordinò che per ogni soldato ucciso, o ufficiale ferito, la rappresaglia avrebbe comportato 50 ostaggi fucilati per ogni militare italiano e 10 ostaggi fucilati per ogni sottufficiale o soldato ferito.Tra il febbraio e l’aprile 1942 i battaglioni alpini “Ivrea” e “Aosta” operarono rastrellamenti nella zona delle Bocche di Cattaro, fucilando 20 contadini e distruggendo 11 villaggi; il 7 maggio 1942 a Cajnice il generale Esposito ordinò l’esecuzione di 70 ostaggi presi tra la popolazione civile e il 20 giugno 1942 Pirzio Biroli fece fucilare 95 militanti comunisti.

L’11 luglio 1942 il generale Mario Robotti scrisse a Emilio Grazioli, dopo le operazioni di rastrellamento a Lubiana e nella provincia, che era stata attuata la deportazione nei campi di più di 5.000 uomini e agli ufficiali italiani vennero impartite disposizioni che contemplavano la distruzione di interi villaggi con la deportazione e la fucilazione degli ostaggi. In due riservatissime lettere personali del 30 luglio e del 31 agosto 1942 indirizzate a Emilio Grazioli il Commissario Civile del Distretto di Longanatico Umberto Rosin considerò che: “Si procede ad arresti, ad incendi, […] fucilazioni in massa fatte a casaccio e incendi dei paesi fatti per il solo gusto di distruggere […] La frase «gli italiani sono diventati peggiori dei tedeschi», che si sente mormorare dappertutto, compendia i sentimenti degli sloveni verso di noi”.

Dal luglio 1942 le divisioni italiane, con grandi operazioni di rastrellamento, procedettero alla deportazione della popolazione dei villaggi in campi di concentramento, soprattutto di donne, di bambini e di anziani poiché gli uomini validi fuggivano per evitare la cattura. Tra l’estate del 1942 e quella del 1943 furono attivi sette campi di concentramento per civili sotto il controllo della II^ Armata; almeno 20.000 civili sloveni furono internati mentre un documento del Ministero dell’Interno italiano dell’agosto 1942 indica 50.000 persone circa, di cui la metà donne e bambini; la causa principale delle morti in tali campi era la fame, il freddo, gli stenti e le malattie.

Nel 1942 il regime italiano instaurò sull’isola croata di Arbe un campo di concentramento per i civili sloveni in cui in seguito furono deportati anche ebrei croati. Vi furono internati più di 10.000 civili, principalmente vecchi, donne e bambini; secondo il Centro Simon Wiesenthal questo campo, gestito completamente dagli italiani, ricevette 15.000 prigionieri dei quali 4.000 morirono; soltanto nell’inverno del 1942-1943 morirono 1.500 persone a causa della denutrizione, del freddo, delle epidemie e dei maltrattamenti.

Con ciò non voglio in alcun modo giustificare la grave tragedia subita dalla popolazione italiana in Istria e nella Venezia Giulia ma anche questi efferati crimini commessi dagli italiani andrebbero ricordati all’insegna della verità storica! Questa è stata una immane tragedia di cui gli estremisti di destra, per evidente ipocrisia, ricordano solo l’ultimo atto!!!

Chiedendo scusa per il disturbo colgo l’occasione per porgere i miei cordiali saluti.

Alberto Morandi  

Residente a Laveno Mombello (VA)

Nato a Varese nel 1968

Diploma di maturità classica presso il Liceo classico statale “Ernesto Cairoli” di Varese

Laurea in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Dipendente nella Pubblica Amministrazione

Studioso e appassionato della storia e della cultura, classica, umanistica e medioevale

Nota dell’autore.

Tale articolo deriva da una attenta ricerca storica e non da considerazioni di carattere politico infatti prima di pubblicarlo sui quotidiani di Varese, sia on-line che cartacei, l’ho sottoposto alla visione sia storica che critica del Prof. Raoul Pupo, docente di storia moderna all’Università di Trieste, massimo esperto italiano sull’argomento e del Prof. Luciano Canfora, ricevendo la conferma delle considerazioni da me svolte e dei dati da me reperiti sia nella ex Jugoslavia sia negli atti ufficiali della Commissione ministeriale Gasparotto del 1947.

 

 

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Comments 3

  1. tarcisio trani says:
    7 mesi ago

    Se il professore mi userebbe la cortesia di contattarmi ne sarei grato. Il mio indirizzo mail è il seguente:
    laspezia@assopolizia.it Grazie

    Rispondi
  2. silvano alpini says:
    3 anni ago

    Come posso fare per mettermi in contatto con Alberto Morandi che ha scritto l’articolo orribili crimini in Jugoslavia ?

    Rispondi
    • Stefano Carbonara says:
      3 anni ago

      Chieda qui come commento i suoi contatti.

      Rispondi

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Editore Stefano Carbonara, storico e scrittore

Direttore Antonio Losito, giornalista pubblicista

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