Proposta di attribuzione della denominazione di
“Cane Corso di Puglia”
in virtù delle sue chiare e riconosciute origini pugliesi.
Negli ambienti della cinofilia italiana la razza del Cane Corso Italiano è oramai una realtà. Questa razza, riconosciuta ufficialmente nel 1994, ha conquistato primati di diffusione nel nostro paese, tanto da registrare, oramai da oltre 15 anni, iscrizioni medie ai Libri Genealogici (E.N.C.I.) di oltre 3500 cuccioli, con punte di oltre 4000. Più di 100 sono oggi gli allevatori della razza ufficialmente riconosciuti, e con regolare affisso registrato alla F.C.I. (Federation Cynologique International). La razza, già da circa un ventennio gode di una larga diffusione in Europa – compresi i paesi dell’Est, negli Stati Uniti, in Canada ed in Brasile.
Descrizione sommaria della razza
ASPETTO GENERALE: Cane di taglia medio-grande, fortemente costruito, robusto e vigoroso, comunque armonico ed elegante. I suoi contorni netti rivelano una muscolatura potente. Molto distinto, esprime forza, agilità e resistenza. La conformazione generale è quella di un cane mesomorfo il cui tronco è leggermente più lungo dell’altezza al garrese.
PROPORZIONI IMPORTANTI: La lunghezza del tronco supera di circa l’11% l’altezza al garrese). La lunghezza della testa raggiunge il 3,6/10 dell’altezza al garrese. La lunghezza del muso è circa il 3,4/10 della lunghezza della testa. L’altezza del torace è di circa 5/10 dell’altezza al garrese.
COMPORTAMENTO/CARATTERE: Cane intelligente, energico ma equilibrato, è un guardiano ineguagliabile della proprietà, del bestiame e della famiglia; estremamente agile e responsabile. In passato, è stato impiegato per sorvegliare il bestiame e per la caccia al cinghiale ed al tasso. Si addestra facilmente.
TESTA: Brachicefala. Larga, con cranio di lunghezza e larghezza uguali tra loro e con connotati tipicamente “molossoidi”. Gli assi del cranio e del muso sono leggermente convergenti, senza rughe evidenti. Muso molto largo e profondo.
MANTELLO: Pelo corto ma non raso, di forte tessitura e consistenza vitrea, lucido, brillante, molto denso, con lieve sottopelo che s’accentua in inverno. La sua lunghezza media è di 2-2,5 cm. Raggiunge i 3 cm. lungo la colonna vertebrale e sul bordo posteriore delle cosce, senza mai formare frange. Sul muso il pelo è raso, liscio ed aderente e non supera 1-1,5 cm. I colori tradizionali sono il nero, il grigio (dal grigio piombo al cinericcio), il fromentino (fulvo) di differenti tonalità ed il tigrato. Nei soggetti fromentini e tigrati è presente una maschera nera o grigia sul muso. Ammessa sul muso una lista bianca; ammessa anche una macchia bianca non troppo estesa alla punta dei piedi ed al petto.
TAGLIA E PESO: L’altezza al garrese per i maschi va da 64 cm. a 68 cm, nelle femmine da 60 cm. a 64 cm., con tolleranze di 2 cm. in più o in meno.

I perché della richiesta
L’E.N.C.I. (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) che nel suo sito istituzionale, introducendo la storia della razza, afferma che:
“Il Cane Corso è il discendente diretto dell’antico molosso romano. Presente nell’antichità in tutta l’Italia, si è mantenuto solo nelle Puglie e regioni limitrofe dell’Italia meridionale (in queste ultime: Lucania, Molise e Campania limitatamente ai territori limitrofi alla Puglia n.d.a.). Il suo nome deriva dal latino “cohors” che significa “protettore, guardiano delle masserie”
Quanto sinteticamente affermato sulla pagina istituzionale dell’ENCI, fotografa e dà conto delle vicende del passato recente di questa razza, agli albori della sua riscoperta e poi del suo recupero, iniziato dai primi anni del 1970 e concluso nel 1994, con il riconoscimento come 14a Razza Canina Italiana. Contestualmente e con inequivocabile chiarezza, riconosce la Puglia come ultimo ed unico bacino di conservazione della razza. Ed è alle residuali, ancorché stabili etnie locali dei Cane Corso pugliesi che la passione e l’impegno di alcuni meritevoli cinofili attingeranno per dare il via al recupero la nostra razza. Ma andiamo a vedere come andarono le cose.
Uno sguardo al passato
Era il 1973 quando il dottor Paolo Breber, allora giovane biologo del C.N.R. (Comitato Nazionale delle Ricerche), in forza alla sede di Lesina (FG), ricevette una lettera dal’eminente studioso di razze canine, Professor Giovanni Bonatti, con la quale, tra le altre cose, veniva informato della presenza in quei luoghi (Puglia – n.d.a.) di un cane “molossoide” a pelo corto, differente dal Mastino Napoletano, simile al Bullmastiff, rassomigliante al Cane da Presa di Maiorca.
A suffragio delle sue informazioni il Bonatti riportava anche la testimonianza autorevole del Professore Francesco Ballotta di Bagnacavallo (RA) dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Bologna ed importante allevatore di cani di razza Schnauzer, che lo aveva messo al corrente “di aver visto di questa antica razza pugliese parecchi esemplari” già negli anni dell’immediato secondo dopoguerra e nel 1972.
Era ovvio che queste brevi descrizioni, seppure scarne e sommarie, chiamavano in causa il Cane Corso, l’antico molosso italico, un tempo diffuso in tanta parte del Mezzogiorno, ma che ora, seppur decimato, resisteva quasi unicamente nelle poche ed eroiche popolazioni di etnotipi /ecotipi canini, dai monti della Daunia, ai coltivi di Capitanata e, seppur più rarefatto, a guardia delle mandrie e degli armenti tra le balze pietrose della grande Murgia
Alla luce della situazione nella quale versava la razza pugliese del Cane Corso e degli avvenimenti che poi ne scaturiranno, oggi possiamo ritenere la lettera del Bonatti al Breber come la pietra miliare della rinascita di questa antica razza che le note vicende socio- economiche dei territori del Mezzogiorno, ulteriormente aggravate dalla catastrofe della recente seconda guerra mondiale, avevano altrimenti destinato alla scomparsa ed all’oblio.
Si deve a Paolo Breber il primo accoppiamento tra un Cane Corso maschio, Aliot di Ortanova ed una femmina, Mirka di Lucera, che erano parte dello sparuto gruppo di cinque Corsi che avevano casualmente incrociato il suo cammino nell’ottobre del 1974 all’Esposizione Canina di Foggia. Nel 1975 da questo accoppiamento nacquero 7 cuccioli. Altri 10 cuccioli sarebbero nati da un successivo accoppiamento tra un maschio, Picciut, di proprietà di un pastore di San Paolo di Civitate ed una femmina, Brina, nata nella prima cucciolata fatta dal Breber.
Nel 1979, Stefano Gandolfi, giovane studente mantovano, affiancato dal professor Fernando Casolino di Bologna, ma di chiare origini lucane e dai fratelli Luciano e Giancarlo Malavasi, raccoglie il testimone di Breber e dà vita a Mantova ad un percorso virtuoso di selezione e di recupero della razza che avrebbe raggiunto il culmine con il riconoscimento della razza da parte dell’ENCI nel 1994. Allo scopo venne fondata la S.A.C.C. (Società Amatori Cane Corso) che verrà poi riconosciuta ufficialmente. Gandolfi ed i suoi compagni, per cominciare e per portare avanti il loro lavoro si avvalsero di alcuni soggetti prodotti (lo abbiamo già visto) dallo stesso Breber e di altri soggetti che mano a mano andavano a reperire in Puglia.
Dagli anni 80 in poi si fa strada nella selezione e nel recupero della razza del Cane Corso, e ne diventa anima propulsiva il fondamentale contributo di ricerca e di selezione operata in loco da Vito Indiveri di Monopoli e messo a disposizione anche dei compagni d’avventura mantovani. Costui setaccia la campagna pugliese dal Gargano, alla Daunia, dalla Capitanata alle Murge, ritrova e recupera la morfologia ed i geni degli antichi Cani Corsi Pugliesi che vengono censiti e fotografati.
Nell’estate del 1994, alcuni mesi dopo il riconoscimento della razza da parte dell’ENCI, a Seveso, nell’ambito del Raduno Razze Italiane si tiene il primo Raduno ufficiale del Cane Corso. Pur lontani mille chilometri dalla loro terra, i Corsi di Puglia rubano la scena e conquistano l’ammirazione degli appassionati. Quel giorno i figli dei cani delle masserie e dei guardiani delle mandrie della Murgia scrissero il prologo di un romanzo senza fine.
CONCLUSIONI
Da queste brevi note si evince che il Cane Corso Italiano, 14a Razza Canina Italiana, deve la sua rinascita alla selezione orientata al recupero, operata unicamente sugli ultimi esemplari dell’antica razza che si era conservata unicamente in Puglia. Tanto, noi crediamo, dovrebbe essere sufficiente per apporre all’odierno Cane Corso Italiano, frutto di questa selezione, l’etichetta di:
“Cane Corso di Puglia”









Sarebbe dovuta essere data dagli albori la definizione cane corso Pugliese,si sarebbero evitate tante confusioni sulle radici del cane.