Paolo Borsellino e la Stanza di Agnese
Il 19 luglio 1992, alle ore 16.58, davanti al civico 19 di via D’Amelio a Palermo, un’esplosione uccide il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, i poliziotti Agostino Catalano, Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.
Sono trascorsi tanti anni da allora e la domanda resta sempre la stessa: perché ?
Quante indagini.
Quanti processi. Bis, tris, quater. Appello. Cassazione.
Ipotesi, testimonianze, ritrattazioni, condanne, assoluzioni, ritrattazioni delle ritrattazioni, tutto vero, tutto falso.
Di certo, due cose sono davanti agli occhi di tutti.
La prima è che chi doveva indagare sulla strage non l’ha fatto, anzi si è impegnato nel depistare.
Una delle pagine più vergognose della storia giudiziaria italiana. La storia d’Italia, si sa, è una storia di depistaggi.
La seconda è che “Cosa nostra” dopo via D’Amelio, ha avuto pochi benefici e molti guai.
I boss erano improvvisamente impazziti? Oppure hanno avuto promesse che qualcuno poi non ha mantenuto? La storia d’Italia, si sa, è costellata di misteri irrisolti.
Quel che si sa è quello che racconta Agnese, la moglie di Borsellino:
“Dopo il funerale con i miei figli Lucia, Manfredi e Fiammetta siamo tornati a casa a Villagrazia. Mia figlia Fiammetta è salita su per le scale, è entrata nella stanza mia e di Paolo, si è seduta sul letto, si è distesa, si è raggomitolata sul lenzuolo ancora sgualcito nell’impronta lasciata dal corpo del suo papà Paolo. Ed è rimasta lì, a lungo, dentro il vuoto. Un vuoto che nessuno ha mai più colmato. E che resterà per sempre”.
Questa la conclusione del libro “La Stanza di Agnese” di Osvaldo Capraro, affidata alle parole di Agnese, la moglie di Borsellino.
Il libro, frutto di incontri diretti dell’autore a Palermo con i figli di Agnese e Paolo Borsellino,
è stato preceduto da uno spettacolo teatrale.
L’arresto, avvenuto il 16 gennaio 2023, del mafioso Matteo Messina Denaro, colpevole di numerose ed efferrate stragi, con centinaia di morti, rimasto libero per 30 anni, è nel solco di questo “groviglio” della storia italiana.
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BIOGRAFIA DI OSVALDO CAPRARO
Osvaldo Capraro vive a Monopoli (BA). E’ nato a Losanna, nel cantone di Vaud.
Ha vissuto la propria infanzia facendo la spola tra Italia e Svizzera. Tanto che si è innamorato perdutamente del confine. Ha studiato teologia e psicologia. Ha insegnato nell’Istituto Industriale di Monopoli, attualmente nel Polo Liceale di Putignano.
Ha esordito con “Il pianeta delle isole rapite” (edizioni la meridiana) e nel 2006 ha vinto il Premio città di Bari con “Né padri né figli” pubblicato con Terrarossa Edizioni nel 2017.
Ha pubblicato nel 2014 “Nessun altro mondo” con Stilo Editrice. Autore di articoli e racconti pubblicati su riviste e antologie, ha scritto per il teatro “Stoc ddò, Io sto qua” e “La stanza di Agnese”.
Ha partecipato alle antologie Qualcosa da dire. Voci da una Puglia migliore(Kora), Ogni maledetta domenica (minimum fax) e Meridione d’inchiostro (Stilo Editrice).
Suoi articoli e racconti sono apparsi sulle riviste «Lo Straniero» e «Nuovi Argomenti».
Libri pubblicati:




















