Nella notte tra il 31 maggio e 1° giugno 2021 due eventi sismici hanno interessato il territorio di Monopoli.
Il primo, come segnalato dalla sala operativa sismologica Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) all’ indirizzo http://terremoti.ingv.it/it/event/26823491 è avvenuto alle ore 00.41 con magnitudo locale (ML) 2.5 con ipocentro a circa 10 Km di profondità (fig.1 e fig.2) .

Il secondo è avvenuto alle ore 01.11 locali con ML di 2.3 a una profondità di circa 20 Km (fig. 3-fig. 4) http://terremoti.ingv.it/it/event/26823591.


Considerando la debole energia rilasciata e la profondità degli ipocentri dei due terremoti, questi non sono stati percepiti dalla gran parte della popolazione. Infatti le mappe riguardanti le segnalazioni inviate dai cittadini volontari, che chiunque può inviare compilando il questionario online “Hai sentito un terremoto?” presente sul sito dell’INGV, sono molto scarse.
Il questionario inviato può fornire informazioni che potrebbero risultare utili agli studiosi e per chi si occupa di rischio o prevenzione sismica, per definire meglio la dinamica del terremoto e gli effetti al suolo.
Solo per l’evento più superficiale (10 Km) delle ore 00.41 sono pervenute appena 5 segnalazioni (fig.5).

La zona interessata dalle scosse
Da quanto riportato gli effetti al suolo, valutati secondo il metodo della scala Mercalli (MCS Modificata) sono stati molto lievi e classificati approssimativamente come III grado (scossa avvertita da poche persone senza alcun effetto) (fig. 6) nel territorio di Monopoli, Fasano e Noci, mentre non è stato avvertito dai volontari che in quel momento erano nel territorio di Castellana Grotte e Conversano.

La zona in questione, come mostrato dalla fig.7, tratta dal sito dell’INGV, mostra come dal 1985 ad oggi la zona costiera barese fino al nord brindisino e l’immediato entroterra ed il fondale adriatico prospiciente non è stato interessato da eventi tellurici.

I terremoti, tutti di debole entità, come è possibile comprendere dalle dimensioni dei cerchietti e che ne localizzano anche l’epicentro, sono sparsi tra il mar Jonio, tarantino , brindisino, mostrando una maggiore concentrazione sui settori occidentali delle Murge, al confine con la Basilicata, e nel settore settentrionale in prossimità del confine con l’attuale provincia della BAT.
L’archivio dei terremoti reso disponibile dall’ INGV all’indirizzo: https://emidius.mi.ingv.it/CPTI15-DBMI15/query_place/ per ogni singola località italiana, basata su fonti storiche, permette di risalire al più antico terremoto di cui si ha conoscenza per la città di Monopoli (fig. 8-9) risalente al 05/12/1456 che per gli effetti trascritti nelle fonti storiche è stato classificato del VI grado della scala Mercalli (forte- con qualche lesione agli edifici).

L’evento più intenso è quello avvenuto il 20 marzo 1731 alle ore 03 circa con epicentro nel foggiano (Tavoliere) classificato come VII grado (molto forte-lesioni agli edifici).
Gli eventi più recenti sembrano avere una maggiore ricorrenza ma in realtà essi sono più facilmente individuabili e classificabili da quando si ha la possibilità della osservazione strumentale (sismografi) dei terremoti.
Nel complesso Monopoli e tutto il settore adriatico del sud barese hanno subito negli ultimi 600-700 anni risentimenti sismici dovuti a eventi i cui epicentri erano distanti e localizzati prevalentemente in area appenninica o sull’altra sponda dell’Adriatico come accaduto ultimamente (Grecia, Albania, Montenegro e Croazia).
I terremoti in Puglia
La mappa di fig.10 tratta dal lavoro del Prof. V. Del Gaudio “Pericolosità sismica e memoria storica dei terremoti in Puglia” pubblicato sul Supplemento alla Rivista di Geologia dell’Ambiente 1/2018 “Rischio sismico in Italia: analisi e prospettive per una prevenzione efficace in un Paese fragile” riporta gli epicentri dei terremoti che in passato hanno avuto effetti valutabili fino al VII-VIII grado della scala Mercalli (Distruttiva – lesione agli edifici con parziali crolli e isolate vittime) nella zona epicentrale e si concentrano sul settore nord ed ovest della murgia e nell’area del tarantino lungo la scarpata murgiana.

In Puglia, eventi che hanno prodotto un numero di vittime nell’ordine delle centinaia o delle migliaia si sono verificati in più occasioni, ma, a parte un caso isolato (Ascoli Satriano, 1361), tutte concentrate in un arco di circa 120 anni dal 1627 al 1743 con valori di magnitudo calcolata che nel caso dell’evento del 30 luglio 1627 ha raggiunto la magnitudo momento di 6.7 (Mw).
Quasi tutti i maggiori terremoti hanno interessato il nord della regione, ma l’ultimo evento di questa serie ha colpito il Salento, pur essendo la sorgente localizzata al largo delle sue coste, con un pesante bilancio di vittime prodotto da fenomeni di amplificazione locale degli scuotimenti, legati alla particolare geologia di questo territorio.
L’attività sismica e la morfologia del territorio della Puglia centrale, compresa tra la Valle dell’ Ofanto e la parte meridionale delle Murge, sono condizionate dalla geodinamica del Mediterraneo centrale.
Senza addentrarsi in spiegazioni approfondite attinenti la geologia, geodinamica, in maniera molto sintetica si può indicare come causa dei terremoti il movimento dell’ Appennino lentamente tende a muoversi verso est, mentre la placca adriatica, corrispondente grossomodo all’intero mare Adriatico e alla pianura padana, tende lungo il suo settore occidentale, cioè lungo le regioni adriatiche italiane a immergersi (subduzione) sotto l’appennino.
Nello specifico sulla Puglia centrale la placca adriatica non riesce ad immergersi ma la spinta ed il peso delle formazioni geologiche appenniniche ha indotto la deformazione delle rocce calcaree della Puglia centrale inarcandola verso l’alto (vedi fig.9).
Questo ha portato alla formazione della Murgia, la quale è costituita da rocce rigide ma fragili che inarcandosi verso l’alto ha creato delle fratture (faglie) che hanno conferito l’attuale aspetto a “gradoni” della Murgia.
Alcune scarpate in prossimità dei limiti di questi gradoni, presenti su tutti i lati dell’altopiano murgiano, sono definite scarpate di faglia ed in passato possono essere state sismogenetiche.
Anche la scarpata sul settore adriatico ben sviluppata ed evidente nell’entroterra tra Monopoli e Ostuni è interpretata come molto probabile scarpata di faglia. (fig.2, fig. 4).
Conclusioni
In conclusione l’attività sismica nel territorio di Monopoli rientra in una “normale” attività sismica del territorio della Murgia centrale, cosi come mostrato dalle osservazioni strumentali dell’ultimo secolo e dalle fonti di archivio finora consultate ed utilizzate per lo studio della sismicità pugliese degli ultimi 600-700 anni.
Dott. Francesco MONTANARO
Nato a Monopoli il 29 giugno 1972
Laureato in Scienze Geologiche presso Università degli Studi di BARI nell’anno 1998.
Ufficiale del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare dall’anno 2000.







