
Un pastore della Chiesa che si mette nei panni degli altri.
Capisce meglio la realtà e allarga lo sguardo.
Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza, fu il fondatore delle congregazioni dei missionari e delle suore di san Carlo Borromeo.
«L’attualità delle sue scelte e delle sue parole confermano che nella santità viene sviluppata l’intelligenza spirituale, che è la capacità di entrare nel tempo che si vive e nelle dinamiche umane, sotto l’azione dello Spirito Santo. Il risultato sono valutazioni che mantengono un’attualità sorprendente». Sono parole di padre Leonir Chiarello, superiore generale dei missionari scalabriniani.
Scalabrini ha avuto la capacità di leggere con decenni di anticipo il fenomeno migratorio. È un valore attuale, che ci coinvolge.
Il carisma e la cura verso i migranti pone Scalabrini in una posizione antesignana, che nasce dal suo ministero e dalla sua posizione privilegiata di vescovo. Le tante visite pastorali fatte nella sua diocesi, raggiungendo talvolta con molta fatica punti lontani, anche a dorso di un mulo, dimostrano la passione con cui esercitava il suo ministero.
Bisogna andare e incontrare tutti, soprattutto i più deboli, quelli che nella società stanno indietro. Solo così si può guardare la realtà, che stiamo vivendo. Assistere dal porto di partenza, dalla Libia, dal deserto, fino alle banchine di arrivo. Vale per tutti noi. Se guardiamo al fenomeno migratorio, Lampedusa è un miraggio per tutti quelli che scappano, «per raggiungere la felicità», come ha sempre detto Papa Francesco.
Sono le intuizioni di Scalabrini.
I migranti non possono essere considerati oggetti di aiuto e di compassione, sono soggetti attivi. Inoltre, sono anche portatori molto richiesti di ricchezza lavorativa manuale. Bisogna metterli in condizioni di esprimere tutte le potenzialità e le proprie capacità.
Scriveva: «Mettersi in ginocchio davanti al mondo per implorare come una grazia il permesso di fargli del bene». Adesso attraversiamo tempi di chiusura e di diffidenza. Bisogna «uscire dal tempio».
Non la strada della polemica e dell’aggressività, ma ricerca di relazioni e di pazienza. Essere consapevoli che abbiamo una ricchezza da elargire.

Il decreto Piantedosi, Ministro dell’Interno del Governo Meloni, ha l’obiettivo di allontanare dal Mediterraneo, allungando il percorso delle navi umanitarie, per ostacolare il salvataggio di migranti da parte delle Ong, impegnate in un duro confronto con il mare e con le intemperie. Una delle ultime notizie è il naufragio di 73 vittime. Al momento sono stati recuperati 11 corpi. 62 sono i dispersi. 7 i sopravvissuti. Nessun passo indietro del Governo. Nessuna presa in considerazione dei 65 parlamentari tedeschi, che hanno chiesto alla Camera del Deputati di bocciare la proposta.

Né possiamo sottrarci a un encomio, che ci perviene dalla notizia di un fatto di cronaca. Qualche giorno fa alcuni ragazzi uniscono le proprie forze per salvare la vita a un cagnolino caduto in un canale.
Appena intravisto l’animale in pericolo, non hanno avuto esitazione. Nemmeno un minuto di tentennamento e si sono precipitati per salvarlo. Hanno unito le loro forze e hanno formato una fantastica squadra acrobatica. Due studenti, Spencer e Ben, appena ventenni, usciti da un bar a Manchester in Inghilterra, che hanno notato la scena, non si sono sottratti e con coraggio hanno dato una mano.
Non è stato semplice.
Anche altri passanti si sono uniti. Con determinazione hanno preso le gambe di Ben mentre si calava a testa in giù nel canale. Lo mantenevano per i piedi. Il cane cercava di risalire senza successo. Il ragazzo è riuscito ad afferrarlo e lo ha tirato fuori dall’acqua.
Il malcapitato è tornato a casa sano e salvo!
Bravissimi tutti. Non c’è niente di meglio che apprezzare gesti di questa natura.
Allo stesso modo, senza essere eroi, si può fare qualcosa di ordinario a favore di chi scappa dall’Africa in cerca di felicità?
Antonio Losito







