


Il naufragio era evitabile.
Papa Francesco ha sempre affermato: «Vanno alla ricerca della felicità»!
Perché il barcone con 180 persone a bordo, che viaggiava in direzione delle coste italiane, precisamente in Calabria, non è stato soccorso da nessun mezzo navale italiano?
Non erano in condizioni di farlo?
Questa è la domanda a cui bisogna rispondere.
Da quel giorno, precisamente quello del naufragio sulla spiaggia di Cutro, vicino Crotone, tutte le risposte ufficiose o ufficiali hanno il seguente tenore: chi era preposto a uscire in mare è uscito. Il mare, però, era grosso. Per questo è rientrato.
Era partita soltanto una operazione di polizia e non di immediato soccorso, perché dall’alto non sembrava una navigazione, che andava incontro a un pericolo? La segnalazione dell’affondamento è arrivata tardi? La risposta è monca, perché la vicenda è finita, purtroppo, in tragedia. Non è colpa di nessuno? La responsabilità è solo degli scafisti? Solo di questi, cinici e colpevoli? La legge, quindi, è stata rispettata? Anche le regole d’ingaggio? Tutti i protocolli sono stati eseguiti?
Lo accerterà la magistratura competente.
Effettivamente è stato fatto tutto alla perfezione? Siamo di fronte a un eccidio di esseri umani. Oppure, ci sono gli estremi per una indagine per omissione di soccorso? Altri reati e presunti responsabili?
La domanda rimane. I dubbi ci sono tutti e non possono essere sciolti da quelle incrociate precisazioni della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza e dell’agenzia europea Frontex.
Non possiamo rincorrere il beffardo senso di un indefinito scaricabarile.
Infine, non si può non tenere in considerazione le affermazioni di Vittorio Aloi, comandante della Capitaneria di porto di Crotone, quando afferma: «Il mare era forza 4, ma alcune nostre imbarcazioni possono operare anche con forza 8.
Perché non siamo usciti? Le nostre regole di ingaggio sono una ricostruzione molto complessa». Cosa vuol dire?
Non occorre far parte di una organizzazione umanitaria per capire e comprendere la portata morale e civile dell’imperativo categorico: «salvare sempre»!
È il diritto naturale, innato in ciascuno di noi.








