Un inno di lode al creato. Un vero poema. Nel primo italiano “volgare”. Una richiesta di perdono, di misericordia. Una presa di coscienza per arrivare in alto. A Dio. Alla vita eterna. Quest’anno celebriamo gli ottocento anni. Rendiamo omaggio al “poverello” di Assisi.
Il 2025 sarà un anno ricco di commemorazioni e momenti significativi, legati al Giubileo, che Papa Francesco ha indetto. “Pellegrini di speranza” è il tema, per costruire un mondo migliore. L’iniziative della famiglia francescana offre a tutto il mondo, con tutta l’umiltà e la letizia possibile, una ricchezza. Quella di San Francesco per annunciare il Vangelo, esaltando e celebrando la memoria del “Cantico delle Creature”. Sempre attuale. Rivolto alla salvaguardia e alle lodi del creato, per ammonire le prossime generazioni e lasciare loro un futuro verso cui tendere e guardare come un orizzonte limpido e sicuro. Un cuore libero e capace di distruggere la logica dell’odio e della vendetta. Usare sempre il perdono, per diventare strumenti di concordia e di riconciliazione. Una eterna profezia di fraternità. Allo stesso modo Francesco visse «in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con sé stesso». Il Cantico delle Creature nell’arco dei secoli ha scosso moltissime coscienze non solo di religiosi, ma anche e soprattutto di letterati, poeti, artisti, storici e politici.
Un testo e un linguaggio evocativo di immagini, sempre presente nella nostra mente.
Ognuno di noi deve porre a se stesso un interrogativo e rispondere, con sincerità, alla domanda su come noi vogliamo vivere il nostro rapporto con tutto il creato.
Vogliamo scoprire cosa insegna il Cantico delle Creature a un bambino o a un adolescente. Ci troviamo di fronte a una sfida, che determinerà il nostro futuro, in quanto esso è collegato alla nostra Madre e Sorella Terra. Siamo impegnati a proporre alla società contemporanea «il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo».
La prossima primavera scatta questa ricorrenza del Cantico di Frate Sole, la lauda francescana diventata uno dei testi più amati della letteratura italiana e cristiana. La più bella composizione poetica di ogni tempo. Una bellezza assoluta, che penetra e ci trascina.
Si racconta che era una fresca mattina di primavera. Francesco era ammalato, disteso su un giaciglio della chiesetta diroccata di San Damiano. Riesce a scrivere, o si sforza di dettare, delle parole, che gli provengono direttamente dal cuore. Su quei pochi versi sono stati versati fiumi d’inchiostro e sono state riempite intere biblioteche.
Lo Spirito soffia in qualunque direzione. Quel povero frate ha visto fino in fondo il Mistero dell’universo. Sono parole, che parlano di Dio e della Sua Gloria. Dell’onnipotenza e della Sua Maestà infinita. L’espressione “Bon Signore” fa intravedere la Sua incommensurabile distanza rispetto agli uomini. Sottolinea la forza con cui li raggiunge, avvolgendoli a sé. Trasmette il perdono e li invita a perdonare chiunque. In tutto il creato. Nell’universo immenso sono presenti Messer lo Frate Sole, e la luna, e le stelle, e i quattro elementi di cui la materia del mondo è costituita, cioè il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra, con i suoi frutti e con i suoi fiori. La poesia, forse molto ingenua, abbraccia il mistero della natura e del creato con una chiarezza e con una forza, che nessun intellettuale, nessuno scrittore, nessun poeta e nessun filosofo è mai riuscito a immaginare e a eguagliare.
CANTICO DELLE CREATURE
Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui; et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali.
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.








