Intervento di Sergio Lenoci,
presidente dell’ANPI Sezione Lidia Menapace di Monopoli.

Care concittadine, cari concittadini,
a nome mio e di tutta la sezione ANPI di Monopoli, porgo i saluti al Sindaco, all’Amministrazione comunale, alle autorità presenti, alle associazioni e a tutte e tutti voi che oggi, con la vostra presenza, testimoniate il valore profondo della Memoria.
Il 25 aprile non è solo una data.
È il giorno in cui l’Italia ha ritrovato sé stessa.
È il confine tra un passato buio e un futuro di speranza.
80 anni fa oggi, l’Italia chiudeva un capitolo lungo vent’anni, segnato da dittatura, violenza e guerra e ne apriva uno nuovo, scritto col sangue e col cuore da chi non si è mai arreso, da chi ha avuto il coraggio di dire no al fascismo.
Perché quello del fascismo è stato un tempo di persecuzioni, di aggressioni, di crimini contro l’umanità e no, non “ha fatto anche cose buone”. Un tempo in cui, opporsi alla violenza, essere antifascisti, significava rischiare tutto. È stato un tempo di guerre contro le cosiddette “razze inferiori”, dai sudditi coloniali agli italiani di religione ebraica;
contro Stati nei confronti dei quali l’Italia fascista riteneva di avere, del tutto immotivatamente, ragioni da rivendicare: la Libia, l’Etiopia, la Spagna repubblicana, l’Albania;
è stato il tempo della Seconda guerra mondiale, il conflitto peggiore che l’umanità abbia potuto mettere in atto, fino ad ora, nel quale il governo fascista italiano ha avuto una responsabilità diretta.
Il fascismo è stato tutto questo. E dobbiamo dirlo, con voce ferma.
Dobbiamo raccontarlo, soprattutto ai più giovani.
Perché non possiamo sapere dove andare se dimentichiamo da dove veniamo.
La Memoria non è nostalgia. È una bussola e il 25 aprile è molto più di una ricorrenza.
È il seme da cui sono nate la nostra Repubblica, la nostra Democrazia e la nostra Costituzione, che – come ha scritto Piero Calamandrei – è “il testamento di migliaia di giovani morti per la libertà”.
La Liberazione non fu un evento casuale ma una conquista di uomini e donne – spesso poco più che ragazzi – che scelsero la clandestinità, la fame, il rischio della tortura e della fucilazione, per dare all’Italia un futuro diverso ma anche (spesso ce ne dimentichiamo) di Militari che scelsero il disonore della diserzione piuttosto che l’infamia del fascismo e la sottomissione al nazismo.
Il mostro del fascismo però non è morto. È ancora tra noi, nelle parole d’odio che alimentano la paura, che dividono il popolo invece che unirlo e mettono le persone le une contro le altre.
È nei gesti che negano l’umanità, nei silenzi che coprono le ingiustizie, nelle scelte che calpestano la solidarietà.
Nelle leggi che trasformano i diritti in privilegi;
Nell’indifferenza di chi sogna “l’uomo (o la donna) forte” al comando mentre viene svenduta, a piccoli pezzi, la democrazia.
Il fascismo muta forma, ma non cambia natura e i partigiani non ci hanno liberato perché ripetessimo gli errori del passato. Per questo la Memoria non può essere solo ricordo: deve essere vigilanza, consapevolezza, azione quotidiana;
Oggi viviamo un tempo segnato da nuove minacce e da conflitti che continuano a insanguinare l’Europa, il Medio Oriente e diverse aree del mondo. La Memoria ci deve guidare per riscoprire e difendere con determinazione i valori fondanti della Resistenza e della rinascita di un’Europa libera.
Fu proprio nei giorni più oscuri del secolo scorso che uomini come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, confinati a Ventotene dal regime fascista, seppero immaginare un futuro diverso. Il loro Manifesto, concepito in condizioni di privazione e oppressione, sognava un continente liberato dagli incubi del militarismo e dai nazionalismi distruttivi, un continente fondato su una democrazia autentica e su un’integrazione capace di garantire pace e progresso.
Era la visione di chi aveva assistito a due guerre mondiali e pianto milioni di morti.
Oggi, più che mai, abbiamo il dovere di portare avanti e mantenere viva quella visione. Non possiamo permetterci timidezze nel chiedere, nel cercare e nell’utilizzare la parola PACE.
Un’Europa che investe meno nella diplomazia e nella cooperazione, e sempre più nella logica del riarmo, tradisce le speranze dei suoi padri fondatori.
La Pace non si costruisce con le armi. Non si compra. Non si impone.
La Pace si coltiva, si protegge, si difende ogni giorno con il dialogo, con la giustizia, con la verità.
Se la Memoria da sola non dovesse bastare ad aprirci gli occhi sul pericolo che oggi corriamo — come società, come comunità, come esseri umani — allora potrebbe essere d’auito dare forma e continuità ai gesti e alle parole di chi ha saputo indicare la via della Pace con coraggio e coerenza.
Oggi, nel dolore profondo per la sua scomparsa, ci stringiamo attorno alla figura di Papa Francesco, testimone instancabile di fraternità, voce limpida e coraggiosa, in questi tempi oscuri. La Sua voce si è sempre alzata contro l’orrore della guerra, chiedendo senza esitazioni la Pace tra i popoli, invocando il riconoscimento dello Stato di Palestina, riconoscendo la crudeltà dello Stato di Israele, nel cessate il fuoco in Ucraina e in ogni teatro di guerra, abbracciando le sofferenze delle popolazioni del Medioriente, denunciando con forza le tragedie quotidiane dei migranti, i respingimenti, le morti in mare e le deportazioni nei deserti dell’indifferenza.
E ha saputo farlo parlando non solo ai fedeli, ma all’intera umanità, diventando un faro di speranza per chiunque creda nella giustizia, nella dignità, nella sacralità della vita umana.
Come ANPI, come cittadine e cittadini, come esseri umani, oggi rinnoviamo il nostro impegno: difendere la Pace nel nome della Memoria e nel solco del Suo esempio. Il nostro non è pacifismo ingenuo. È il coraggio di dire no alla guerra, sempre. Perché la guerra non è mai un destino inevitabile. È una scelta ma, soprattutto, è un crimine.
Oggi la nostra Memoria deve diventare azione.
Impegniamoci insieme per lavorare ad un futuro in cui il dialogo e la comprensione prevalgano sull’odio e sulla divisione. Solo così potremo onorare veramente la Memoria delle partigiane e dei partigiani che hanno sacrificato la loro giovinezza, i loro anni migliori, in una guerra che non avevano scelto, per restituire all’Italia ciò che il fascismo aveva tolto: la libertà e la dignità.
Prima di concludere permettetemi di rivolgere un pensiero speciale alla nostra città e ricordare il contributo che Monopoli ha dato alla Liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista attraverso il coraggio di circa 250, forse più, nostri concittadini.
Una parte Militari, che dopo l’8 settembre 1943 rifiutarono di combattere per la Repubblica Sociale al fianco (o sarebbe meglio dire agli ordini) dei nazisti e che furono internati nei campi di concentramento tedeschi, tra indicibili privazioni e sofferenze, una parte entrando in clandestinità e unendosi alla lotta partigiana. I partigiani monopolitani iscritti all’ANPI nel 1945 erano circa 50.
I loro cognomi, i loro nomi, sono quelli dei nostri amici, dei nostri parenti, dei compagni di scuola dei nostri figli. Sono: Allegretti, Alò, Annese, Aresta, Barletta, Bini, Brescia, Gentile, Menga, Marasciulo, Napoletano, Lillo, Montanaro, Avezzano Comes, Vinci, Carrieri, Lopriore, Vozza, Pepe, Ostuni, Rotondo, Sardano e Vinciguerra, solo per citarne alcuni, senza voler far torto alla memoria di tutti. Nomi monopolitani, riconoscibili e familiari. Nomi che non dobbiamo dimenticare e che non dobbiamo smettere di ringraziare.
Hanno combattuto perché potessimo nascere in un Paese in cui esprimere la propria opinione e manifestare il proprio dissenso non fosse un rischio, in cui amare non fosse un reato, in cui vivere non fosse un privilegio, un Paese nel quale ognuno di noi non fosse obbligato a scegliere tra coscienza e sopravvivenza.
Come sezione monopolitana dell’ANPI assumiamo l’impegno di riportare alla luce le loro storie, di raccontarle e affidarle alle nuove generazioni.
Perché nessuno dimentichi.
Perché nessuno possa mai più dire: “Non lo sapevo”.
Viva l’Italia liberata, Viva la Monopoli antifascista, Viva il 25 aprile.

Omaggio ai Caduti delle Guerre di Monopoli davanti al Municipio.
Omaggio ai Caduti al Monumento Marinai d’Italia in Largo Fontanelle.
Omaggio ai Caduti al Monumento in Piazza V. Emanuele.
Discorso del sindaco di Monopoli Angelo Annese.
Corteo dei Partecipanti
Foto di Stefano Carbonara, Pippo Lacitignola, Michele Lafronza, Antonio Livrieri, Pino Mirizzi.
Articolo a cura di Stefano Carbonara


























