
Gustavo Zagrebelsky, nato nel 1943 a San Germano Chisone (To), è un giurista italiano. Giudice costituzionale dal 1995 al 2004, presidente emerito della Corte costituzionale, professore emerito di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino, socio dell’Accademia dei Lincei e presidente onorario di Libertà e Giustizia. Fra le sue ultime pubblicazioni La Giustizia come professione (Einaudi, 2021), La lezione (Einaudi, 2022), Il diritto mite (Einaudi, 1992 e 2024).

Virgilio Colmegna, nato a Saronno (Va) nel 1945, fu ordinato sacerdote a giugno del 1969. Allievo del card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, è Presidente onorario della Casa della Carità di Milano. Ha dedicato la sua esistenza alle persone senza fissa dimora e ai migranti. Tra i fondatori dell’associazione SON “Speranza Oltre Noi”, è stato insignito dell’Ambrogino d’Oro dal Comune di Milano nel 2017 e del premio “Cittadino europeo dell’anno” dal Parlamento Europeo nel 2018. Con la Castelvecchi editrice ha pubblicato I fragili. Pionieri della de-istituzionalizzazione, nel 2022 e Sperare a occhi aperti. Il nostro sogno (con Sergio Massironi), nel 2024.
Il libro “La Costituzione dei poveri”, racchiude un dialogo profondo, denso e appassionante. Scritto a quattro mani da Gustavo Zagrebelsky e da don Virgilio Colmegna, curato da Daniela Padoan, per l’edizione Castelvecchi, 2025, esattamente il 6 ottobre, collana Papaveri Rossi, pag. 192, in cui il giurista e il presidente onorario della Casa della Carità si interrogano su cosa sia, oggi, la giustizia, e su come a essa continuino a orientarci il Vangelo e la stessa Costituzione Italiana, ancora largamente inattuata.
Un dialogo non atteso. Pieno di speranza e talvolta di umorismo. Paradossalmente insurrezionale? No assolutamente. Due voci straordinarie interamente vissute negli ideali del Novecento. Zagrebelsky e Colmegna ragionano insieme di una possibile alleanza tra credenti e laici sulla questione della giustizia. La Costituzione Italiana è uno scudo per i più deboli o protegge soprattutto i potenti? Un ragionamento comune di entrambi sul come riscoprire i principi evangelici e attraversato da un percorso preciso fino al punto di un interrogativo fondamentale: “se venisse attuata fino in fondo, avremmo una Costituzione dei non rappresentati, dei poveri, degli esclusi dalla democrazia?”. Carità, pace e rivoluzione sono parole, che rischiano di essere dimenticate. Devono, invece, essere presenti per ritornare a vivere in un confronto appassionato e intenso, legato ai grandi temi del nostro tempo. L’istruzione, la sanità, le migrazioni, le carceri, le guerre sono snodi, che servono a contrastare le tendenze politiche più feroci, per restituire alla Costituzione la sua funzione di «casa comune».
Lunedì 13 ottobre scorso la sede di Caritas Ambrosiana ha ospitato l’unica presentazione pubblica alla quale i due autori hanno partecipato insieme. La discussione è stata avviata con un docente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, con un magistrato, già Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano e con un medico Segretario generale del Tribunale permanente dei popoli sin dalla fondazione nel 1979.
Poveri giudici o poveri giuristi? È più complesso studiare le leggi, insegnarle e commentarle o applicarle, caso per caso, alla realtà dei fatti e delle situazioni? Gustavo Zagrebelsky in precedenza si era posto il problema della dimensione teorica e pratica del diritto, forte della sua esperienza in entrambi i ruoli di giudice e di giurista.
Antonio Losito







