Se andiamo un po’ indietro negli anni, ci troviamo di fronte alla figura di Paolo Rossi. Grande artefice e campionissimo del Mondiale conquistato dall’Italia in Spagna nel 1982. Autore di sei bellissime reti nelle tre gare decisive. Nei quarti di finale una tripletta contro il Brasile di Zico. Una doppietta in semifinale contro la Polonia, rivelatasi una vera sorpresa. Poi il gol che ha aperto la vittoria nella finalissima contro la Germania.
La partita si è risolta con un trionfo italiano (3-1). A seguito del risultato di quel grande campionato, nello stesso anno Rossi vinse il Pallone d’Oro. Nato a Prato il 23 settembre 1956, deceduto a Siena il 9 dicembre 2020, è stato un calciatore italiano con il ruolo di attaccante. Con la nazionale italiana nel 1982 è diventato campione del mondo.
Soprannominato Pablito, dopo il suo exploit al campionato del mondo 1978 in Argentina, è ricordato principalmente per le sue prodezze e per i suoi gol alla successiva rassegna mondiale, dove si aggiudicò anche il titolo di capocannoniere.
Con Roberto Baggio e Christian Vieri detiene il record italiano di marcature con 9 gol. Il primo giocatore in assoluto, eguagliato nel 2002 dal solo Ronaldo, ad aver vinto nello stesso anno il mondiale, il titolo di capocannoniere e il Pallone d’oro.
Era un attaccante veloce. Veramente abile negli spazi ristretti dell’area di rigore. Sfruttava sempre le sue doti di opportunismo e di tempismo. Fu definito un calciatore con «la grazia del ballerino e la spietata freddezza del torero». Raccontava le sue caratteristiche tecniche con queste parole: «Io non segno quasi mai di potenza, generalmente conquisto quei due metri che costano il goal all’avversario. Per me, è fondamentale il gioco senza palla, lo smarcamento, quando la palla non c’è, è indispensabile. Non ho avuto dalla sorte un grande fisico e mi debbo far furbo».
Inizialmente era schierato all’ala destra. L’allenatore Giovan Battista Fabbri, nel Lanerossi Vicenza, decise di proporlo come centravanti. Divenne il suo ruolo definitivo. Riguardo a questo cambio di posizione, Rossi in seguito disse: «Forse sono stato il primo centrattacco rapido e svelto, che aveva nelle intuizioni la sua dote principale, unita a una tecnica sopraffina. Uno dei segreti del mio successo è stato quello di giocare intelligentemente, pensando sempre cosa fare un secondo prima che mi arrivasse il pallone, proprio per supplire alla mancanza di qualità fisiche eccelse. Giocare sull’anticipo era una mia grande prerogativa, cercavo sempre di rubare il tempo al mio avversario, sfruttando le mie doti di opportunista: in area di rigore cercavo sempre di sfruttare ogni piccolo errore dei difensori, facendomi trovare nel posto giusto al momento giusto».
Dopo il mondiale 1982, con l’allenatore Giovanni Trapattoni sulla panchina della Juventus, Rossi diventò «una specie di apri varchi» e cominciò a giocare in una posizione poco congeniale alle sue caratteristiche, anche a causa dell’arrivo in squadra di giocatori come Boniek e Platini.
Paolo Rossi morì nell’ospedale di Santa Maria alle Scotte di Siena, a causa di un tumore ai polmoni, che l’aveva colpito mesi addietro. Aveva 64 anni.







