
Caletta Porto Ghiacciolo di S. Stefano.
Monopoli torna dopo qualche anno a fregiarsi della Bandiera Blu.
Un risultato sicuramente molto importante e che va salutato con grande soddisfazione.
Innanzitutto perché premia lo sforzo collettivo della cittadinanza per migliorare le percentuali della raccolta differenziata: non appena è stato predisposto un servizio adeguato, i monopolitani hanno risposto. Tutti insieme, perché chi vive nell’agro è solo più isolato, non meno predisposto a differenziare.
Il riconoscimento ha un valore considerevole anche sotto il profilo della promozione turistica del territorio e questo è un ulteriore motivo per rallegrarsene, soprattutto in questo periodo in cui si deve fare tutto il possibile per non perdere posizioni.
Perché la pandemia ha ridisegnato gli scenari delle rotte dei vacanzieri e l’intera città di Monopoli dovrà lottare per mantenere quei flussi di turismo di qualità e destagionalizzato che hanno dato una grande spinta alla sua crescita, negli ultimi dieci anni.
Una dinamica, quest’ultima, che riguarda tuttavia la proiezione “esterna” della nostra città. Un aspetto che ha quindi parecchio di commerciale e che perciò, logicamente, non si presta ad essere apprezzato con immediatezza dall’intera popolazione cittadina.
Quello che la gente comune percepisce in modo più diretto è ciò che si tocca con mano o che perviene all’olfatto. E a Monopoli ci sono in questo momento alcune questioni ambientali aperte ed irrisolte, alle quali è finora mancato il giusto approfondimento.
Lavorare per fornire risposte concrete alle tante domande restate sul tavolo: questo dovrebbe essere l’impegno concreto degli amministratori di Monopoli per dare alla Bandiera Blu quella proiezione “interna” che gratificherebbe, stavolta in modo reale, l’intera cittadinanza.
E’ giusto sforzarsi di dotare Monopoli degli strumenti migliori per stare sul mercato turistico, ma non si possono non considerare le istanze dei monopolitani che chiedono di non subire molestie olfattive (che, per inciso, colpiscono pure i turisti) e di avere maggiori certezze sulla qualità dell’aria che respirano e dell’acqua del nostro sottosuolo.
Altrimenti la Bandiera Blu rischia davvero di apparire nulla di più che una buona operazione di packaging e marketing turistico.
So bene che dire e scrivere queste cose non porta consensi e popolarità, anzi espone a diverse critiche.
Ma scegliere di affrontare i problemi della propria città secondo me a volte è semplicemente un atto d’amore. Non è disfattismo, ma dovere civico.

Bisognerà essere veramente preoccupati quando non vi sarà più nessuno disposto a farlo. Perché in quel caso a sventolare sarà solo la bandiera bianca della resa all’indifferenza ed al consociativismo.








