Papa Francesco nella Basilica Vaticana presiede una celebrazione eucaristica solenne.
60 anni fa prese l’avvio la grandiosa assise conciliare.
Presenti tutte le altre comunità cristiane.
Nell’occasione è stata riesumata la salma di San Giovanni XXIII, il Pontefice che volle il Concilio. Era giovedì 11 ottobre 1962. Ne Guidò l’inizio. Morì il 3 giugno dell’anno successivo. La salma, custodita in una teca di vetro, è stata esposta nella navata della Basilica, davanti all’altare centrale della Confessione.
Il Dicastero per l’Evangelizzazione ha sottolineato che “Papa Francesco nel celebrare questo anniversario, ha voluto dare inizio ufficialmente alla preparazione del Giubileo del 2025. Dedicato alla rivisitazione e alla riflessione delle quattro Costituzioni conciliari”.
L’esortazione è “tornare al Concilio” e “ritrovare la passione del Concilio”. È la trama dell’omelia di Papa Francesco, seduto sulla poltrona.
«Sempre c’è la tentazione», ha esordito, «di partire dall’io piuttosto che da Dio, di mettere le nostre agende prima del Vangelo, di lasciarci trasportare dal vento della mondanità per inseguire le mode del tempo o di rigettare il tempo che la Provvidenza ci dona per volgerci indietro».
«Stiamo però attenti: sia il progressismo che si accoda al mondo, sia il tradizionalismo, o ‘indietrismo’, che rimpiange un mondo passato, non sono prove d’amore, ma di infedeltà».
«Riscopriamo il Concilio per ridare il primato a Dio, all’essenziale: a una Chiesa che sia pazza di amore per il suo Signore e per tutti gli uomini, da Lui amati; a una Chiesa che sia ricca di Gesù e povera di mezzi; a una Chiesa che sia libera e liberante».
«La Chiesa sia abitata dalla gioia. Se non gioisce smentisce sé stessa, perché dimentica l’amore che l’ha creata».
«Eppure, quanti tra noi non riescono a vivere la fede con gioia, senza mormorare e senza criticare?».
«Una Chiesa innamorata di Gesù non ha tempo per scontri, per veleni e polemiche. Dio ci liberi dall’essere critici e insofferenti, aspri e arrabbiati».
«Essere Chiesa è testimoniare la bellezza del tuo amore, non è andare come se fossimo in una veglia funebre».
Bergoglio, memore del Concilio, ha ricordato che «la Chiesa è comunione. Il diavolo, invece, vuole seminare la zizzania della divisione. Non cediamo alle sue lusinghe, non cediamo alla tentazione della polarizzazione».
«Quante volte, dopo il Concilio, i cristiani si sono dati da fare per scegliere una parte nella Chiesa, senza accorgersi di lacerare il cuore della loro Madre!». «Quante volte si è preferito essere ‘tifosi del proprio gruppo’ anziché servi di tutti, progressisti e conservatori piuttosto che fratelli e sorelle, ‘di destra’ o ‘di sinistra’ più che di Gesù; ergersi a ‘custodi della verità’ o a ‘solisti della novità’, anziché riconoscersi figli umili e grati della santa Madre Chiesa».
«Il Signore non ci vuole così, noi siamo le sue pecore, il suo gregge, e lo siamo solo insieme, uniti».
Infine, ha implorato di superare «le nostalgie del passato» e «l’attaccamento al potere».
«E, se è giusto avere un’attenzione particolare, sia per i prediletti di Dio: per i poveri, gli scartati».
Il pastore deve «stare in mezzo al popolo, e non sopra il popolo: questo è un peccato brutto, il clericalismo, che uccide le pecore».
Antonio Losito







