
Filosofo tedesco contemporaneo. Tra i più autorevoli della Scuola di Francoforte. Pienamente assertore del discorso democratico, antesignano del dialogo ad ogni costo, considerava la modernità non completamente compiuta. Celebre il suo confronto-dibattito con il card. Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI.
«Dunque i laici non devono escludere a priori di poter scoprire contenuti semantici dentro i contributi religiosi; a volte possono addirittura trovarvi idee già da loro intuite e, fino a quel momento, non del tutto esplicitate. Tali contenuti possono essere utilmente tradotti sul piano dell’argomentazione pubblica».
Già in queste parole scritte nel libro “Verbalizzare il sacro” Ed. Laterza, 2015, è spiegato il progetto, che ha da sempre animato il pensiero di Habermas. Il filosofo, scomparso a 96 anni in Germania, aveva un’aspirazione: portare a compimento tutto quello che la “modernità” aveva promesso. Tradurre il sacro nel linguaggio secolare. Lasciarsi l’orizzonte metafisico alle spalle. Si desume anche dal dibattito, intrapreso con l’allora card. Joseph Ratzinger, Presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), a Monaco nel 2004 presso la Katholische Akademie di Bayern, sul rapporto tra scienza e fede.
Habermas è stato uno dei maestri e un testimone del Novecento. Classe 1929. Evitò la Grande Guerra, ma si ritrovò in prima linea nella Seconda Guerra Mondiale. Nel Novecento ha preso il gusto delle diatribe attraverso la stampa. Molte le polemiche con svariati autori.
Ha criticato l’UE. Né si può negare il suo appoggio alle guerre umanitarie in ossequio ai diritti dell’uomo. I bombardamenti nel 1999 su Belgrado. Le invasioni del Medio Oriente dopo l’11 settembre del 2001. A Habermas è sfuggito il Novecento nella sua completezza? Certamente non gli è sfuggita la modernità. Anzi, forse, ne è l’ultimo degli araldi.
È tutto dettagliatamente scritto nella sua imponente storia della filosofia, scritta e pubblicata nel 2019, quando aveva novant’anni. Non una semplice e piatta ricostruzione della storia del pensiero filosofico, ma è la proposta della filosofia per i nostri tempi postmetafisici e per un uomo moderno ormai orfano della trascendenza.
Per lui la modernità non è né conclusa, né finita. È incompiuta. Come testimonia quel manifesto del pensiero postmetafisico intitolato “Il discorso filosofico della modernità” Ed. Laterza, 1997.
Le sue risorse teoretiche sono state investite nello sforzo di perfezionare quella modernità illuministica rimasta incompiuta.
Per il pensatore tedesco non ci sarebbe altro da fare proprio in quel tempo in cui l’uomo non riconosce più l’indissolubile intreccio di bene, di bello e di giusto nella parte centrale dell’essere umano.
Antonio Losito







