Pubblichiamo alcuni stralci di un articolo a firma di don Maurizio Patriciello, pubblicato sull’“Avvenire” nella rubrica “Passi di speranza”.
Oltre l’orizzonte
«Siamo fatti così. Sono povero, non basto a me stesso, ho bisogno di te, della tua parola, del tuo conforto, delle tue carezze, del tuo rimprovero, dei tuoi consigli. Siamo fatti così. Sono ricco, tu mi attendi, mi ascolti, mi prendi per mano, mi infondi coraggio. Siamo fatti così. Un cuore che batte, una mente che pensa, un fiume di sangue che pulsa, due polmoni che si dilatano».
«Questo, e tanto altro ancora, tiene in piedi questa meravigliosa macchina che siamo noi. Ma anche a 20 anni, anche quando la salute scoppia ed è quasi sempre primavera, tutto ciò non basta. Per respirare appieno la stupenda avventura della vita, occorre permettere al sole della speranza di illuminare ogni angolo del nostro esistere. La speranza. Linfa invisibile che irradia, alimenta, innerva il tuo essere più profondo e ti tappa la bocca quando stai per dire: «Basta, mi arrendo, non ce la faccio più…». Non la vedi, è intrecciata al tuo Dna, è nascosta nell’aria che respiri, nel pane che mangi, negli abbracci che dai e ricevi, nella mano che tendi ai piccoli».
«Cammina con te. Non dorme, non sonnecchia, non scappa. Nei momenti difficili ti incita a rialzare la testa. Quando tutto sembra perduto, quando tutti ti dicono di mollare, quando le forze vengono meno, quando la solitudine incombe, il dolore pungola, la morte avanza, eccola, puntuale, bella come una sposa, che sussurra al tuo orecchio: “Forza! Coraggio! Guarda avanti, spingi lo sguardo più in là… più in là… oltre l’orizzonte”».
(da don Maurizio Patriciello)







