Attualmente quasi tutte le democrazie del mondo non godono di un ottimo stato di salute. Gli osservatori internazionali sottolineano che oggi solo il 28% della popolazione mondiale vive una situazione politica pienamente democratica. Il 92% vive in forme di democrazia alquanto deteriorate. Talvolta, possiamo addirittura parlare di vere e proprie autocrazie. Il problema non si riferisce soltanto alla quantità, perché sta mutando la stessa percezione, ma all’idea di democrazia, che l’opinione pubblica ha nel mondo intero.
Per comprendere il vero significato della parola “democrazia”, abbiamo bisogno di un momento di riflessione.
Il termine “democrazia” è carico di storia. È cambiato moltissimo nel tempo.
Cosa dice la nostra Carta Costituzionale?
Già in apertura, dopo aver definito la Repubblica Italiana “una Repubblica democratica”, si passa al secondo comma, che dice: «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
Tre sono gli aspetti su cui dobbiamo soffermarci. Del verbo appartenere ci sono diverse forme, con le quali si esprime la democrazia e sono prestabilite dalla Costituzione. Molto importante per noi è il fatto che la democrazia e la sovranità popolare incontrano dei limiti nel testo costituzionale. È il risultato di una scelta democratica. Frutto dei lavori dell’Assemblea costituente eletta il 2 giugno 1946, ottant’anni fa.
Il termine «appartenere» merita una precisazione, perché è interessante sottolineare quali sono le alternative, che sono state escluse.
La prima proposta, infatti, parlava di «sovranità che emana dal popolo». Ma qui è nata una obiezione: dire che la sovranità emana dal popolo allude all’idea che il popolo, dopo aver deciso chi saranno i propri rappresentanti, si ritira e non ha più nulla da dire rispetto all’esercizio dello stesso potere politico.
Venne fuori in questo modo una seconda proposta: è necessario che «la sovranità risiede nel popolo». Anche questa scelta fu esclusa, perché non rappresenta fedelmente l’andamento e le modalità, con cui la democrazia si svolge. Il popolo non è più quello del passato, radunato in una assemblea, e assume direttamente qualunque decisione politica.
A seguito di queste motivazioni, la scelta finale è caduta sul verbo «appartenere».
La scelta fondamentale della nostra Costituzione è la democrazia rappresentativa. Il popolo elegge i propri rappresentanti in Parlamento, che poi costituirà un governo con l’intervento del Presidente della Repubblica. La fiducia è legata al Parlamento.
È importante notare che la scelta popolare nelle elezioni non è soltanto quella di eleggere chi sarà al governo, ma è anche l’elezione dei rappresentanti. Questo è stato sottolineato con chiarezza dalla Corte Costituzionale in due decisioni: nel 2014 e nel 2017. Quando afferma che la democrazia non è soltanto dare un governo il più stabile possibile al Paese, ma è anche eleggere i rappresentanti che possono esprimere le voci di chi non è nella maggioranza di governo.
Dare spazio anche alle opposizioni e agli altri gruppi minoritari, che non hanno vinto le elezioni.
La nostra Costituzione non accetta una democrazia in cui chi vince «pigliatutto», ma dà spazio anche alla pluralità. Il popolo è composto da più voci e tutti devono avere la possibilità di esprimersi nelle istituzioni.
La nostra è una “democrazia rappresentativa”.
Ci sono anche, e sono molto importanti e non secondari, alcuni istituti di partecipazione diretta del popolo: il referendum, che nella nostra storia ha avuto un ruolo significativo nello sviluppo e nella dinamica della vita democratica dell’Italia. Un importante tronco della democrazia rappresentativa. La Costituzione possiede in sé alcuni rami di partecipazione diretta del popolo italiano, che vitalizzano la democrazia.
La democrazia nella Costituzione italiana non è un potere assoluto. Ha dei limiti.
La Costituzione è essa stessa espressione di democrazia e prestabilisce i seguenti aspetti fondamentali: i diritti fondamentali della persona, la separazione dei poteri e i compiti di ciascuna delle istituzioni.
La Costituzione viene tecnicamente definita rigida, perché è considerata una legge con un valore superiore alle altre, che non può non essere rispettata anche dalle istituzioni democraticamente elette. L’espressione «la sovranità appartiene al popolo, ma si esercita nei limiti della Costituzione» significa che anche chi è democraticamente eletto non può assumere qualunque decisione, ma deve assumere le proprie decisioni nell’alveo dei limiti e degli argini stabiliti dalla Costituzione.
«Qual è il ruolo della Corte Costituzionale? È quello di custodire quei principi, quei diritti, quei valori, quei doveri, quelle regole che il popolo si è dato nel patto fondamentale che è la Costituzione».
Antonio Losito







