
GALLERIA DELLE IMMAGINI
RECENSIONE DI LORENZO DIBELLO

Prologo
Leggendo “I RACCONTI DEL MAESTRALE”
emerge che I TRE AUTORI hanno preso esempio da Hemingway che scrisse in merito ai suoi 49 racconti: «Andando dove devi andare, e facendo quello che devi fare, e vedendo quello che devi vedere, smussi e ottundi lo strumento con cui scrivi. Ma io preferisco averlo storto e spuntato, e sapere che ho dovuto affilarlo di nuovo sulla mola e ridargli la forma a martellate e renderlo tagliente con la pietra, e sapere che avevo qualcosa da scrivere, piuttosto che averlo lucido e splendente e non avere niente da dire».
Così Hemingway descrive il suo duro lavoro sulla scrittura dei 49 racconti, fucina di uno stile inconfondibile asciutto e rigoroso, capace di dare risonanza all’esperienza individuale senza perdere il contatto con gli elementi della realtà che la fondano.
Prima Parte
I RACCONTI DEL MAESTRALE DELL’AVVOCATO GIAMPIERO RISIMINI O DEL SUO ALTER EGO O DELLA ARTISTA ANTONELLA FICARRA?
Si è in presenza di una raccolta di 12 STRAORDINARIE E CRISTALLINE storie di fantasia e di amore per la vita propria e altrui. Ma è un libro “apocrifo” perché non è stato scritto da Giampiero, avvocato, uomo politico e di cultura che tutti conosciamo ma da un suo Alter ego che nessuno sinora ha avuto la possibilità di apprezzare.
E l’ALTER, Uomo sconosciuto, che viene dalla terra e si confronta con il mare, gironzola padrone di un mondo a sé sconosciuto e si scontra con il mondo che non lo riconosce e che perciò lo ricaccia nei Suoi sogni e nella Sua vita immaginaria.
Ed è la notte scura e protettiva delle insidie del giorno, insieme alla morte, che dispensa all’autore dei sogni, avventure di riconciliazione con sé stesso e lo restituisce al suo più intimo ambito di appartenenza: la semplicità, l’umiltà e la onesta/sincerità che si ritrovano nei racconti (Fortuna, Matilde, Barone, Nu cristijne, Il ventaglio nero, Il maestrale.
E l’alter ego accetta di cogliere, tra i chiemjnte delle chianche e le pietre dissotterrate, il sapore della terra e dei germogli disseminati dai suoi compagni di avventure tra treni, piazze, vicoli, palazzi, masserie, osterie, banchine, porti, chiese, scogliere, per ritrovare, non i sentimenti degli altri per sé, ma tutti i semi delle emozioni, turbamenti e sentimenti che lui, malcelandoli, in fondo sente quotidianamente che lo travolgono.
E non si nasconde il suo alter ego a quella vita più periferica e marginale perdendosi nel suo infinito ed intimo habitat fatto di finzioni borgesiane e di SOGNI (tra ES, IO e SUPER IO). Perché lui sa della miseria come della ricchezza dei distinti e variegati animi umani, ai quali non può ignorare di appartenere e delle sue corde narrative e delle arterie esistenziali, manifestando la sua sincera riappacificazione per i risultati della ricerca di tanto calore e poesia dei propri sentimenti.
Ma i sogni tradiscono però che sotto l’ALTER ci sia sempre l’Altro (reale) con la sua voglia di emersione, di fortuna, di appropriazione e di riscatto senza accontentarsi. E questo magnifico Alter ego regala tutto questo non solo a Noi curiosi ed ammirati lettori ma anche all’avvocato e al politico, che dovendo riconoscenza all’alter si scusa se tutto questo non lo ha inteso regalarlo e regalarselo prima.
Seconda Parte
All’alter ego dell’autore ufficiale che ha provveduto a scrivere l’opera come individuato nella prima parte del commento, si aggiunge un altro autore, tutto femminile ma con una forza introspettiva “macha” e con una capacità straordinaria e magica di racconto per immagini.
Chi conosce la dolcezza e la fine arte figurativa ed espressiva della Ficarra non si stupisce che abbia narrato le storie con i suoi folgoranti e strabilianti disegni così pregni di valori simbolici ed evocativi e nello stesso tempo cosi maledettamente terreni nei quali risuona fantastica auralità propria della più popolare “musicalità del vero” che rilutta dalle immagini da cui siamo pervasi ogni giorno. Disegni artistici che raccolgono l’eredità del fumetto dei grandi Manara, Pazienza, Crepax, Pratt con cui ha deciso di narrare: SENSUALITA’, EROTISMO, PAURE, MORTE, ATTESE, SOGNI, AMORI.
Innanzitutto, appare lecito e corretto domandarsi se si è in presenza di un complice gioco artistico tra letteratura e disegno in cui non è chiaro se è la narrazione di Ficarra ad aver comandato i racconti ovvero se i racconti vogliono essere un compiego esplicativo delle immagini?
Scherzi a parte… Vi è che le due ben diverse anime artistiche nello stesso tempo e luogo (l’opera che li raccoglie) riescono a trovare un equilibrio espressivo che li fa apprezzare sia autonomamente che come grande raccolta fumettistica di livello.
Terza Parte
Immagini flash sui alcuni dei Racconti del Maestrale:
La Fortuna premia solo chi non ci tenta e con prezzi spropositati da pagare tra cui la paura di sognare. Una serata al porto: natura matrigna nell’imprevedibile evento mette alla prova il coraggio e la voglia di appartenere alla straniera che come il cane sfugge alla presa.
Matilde: la sua macchia nera simbolo di voglia di purificazione dal male dei padri e dalla ignominia dei ricchi e potenti.
Un abbraccio: l’utilità dell’inutile al di fuori del razionale motivo di un abbraccio riconciliante con te stesso e non per il solo gesto di umanità dovuta e senza dirsi buone bugie e senza farsele bastare come una pessima verità.
Il barone: aspetta di svegliarsi dal sogno per poter credere nella vita mentre il tempo passa e non si ferma come i treni che seppur si fermano comunque poi ti passano di sotto per un’altra occasione persa.
Il ventaglio nero: il miraggio dell’ammaliatrice con il suo ventaglio di irreprensibili immaginifiche illusioni nel dì di festa che è ancor tardi a venir…
Il viaggio in Canada senza ritorno per una libertà propria di una donna e con la solitudine dignitosa dell’altro troppa dura da affrontare anche per l’avverso avvocato.
Quello è cosi: in cui l’altro se visto dall’alto è più comodamente dominato, ma affiancato si scopre il suo vero profilo e, infine, solo l’abbraccio ti fa capire che Ti è simile seppur destinato a rimanere lontano.
Il maestrale che raffredda la paura scottante di inappartenenza alla società e al branco che ti pretende a sè simile.
Quarta Parte
Non so quanto possano essere stati influenzati i coautori dalle letture dei grandi scrittori di racconti. Il coinvolgimento di me lettore ispirato dai dodici racconti immaginifici e dagli altrettanto travolgenti disegni, è stato non molto lontano dai nobili e insuperabili maestri (Verga, Boccaccio, G. Chaucer, Hemingway, Calvino) della narrazione del vero e del sogno che mi è venuto doveroso ricercare comparativamente nell’opera.










































