Prefazione
Babò ha ispirato, per così dire, questa miscellanea di articoli di attualità e di riflessioni su temi sociali, politici e religiosi, composti da Antonio Losito nella sua attività di giornalista.
La figura di Babò – la cui identità il lettore scoprirà nella introduzione – rappresenta per un verso il recupero dei più remoti angoli autobiografici dell’autore, e per l’altro la guida dell’ordito dei commenti e delle cronache relativi al tempo presente dell’autore.
Grazie a questa ispirazione e alla sua invisibile guida è nata una piccola antologia di interessanti approfondimenti su importanti eventi della nostra comunità.
Si tratta di pezzi vividi, analizzati in chiaroscuro e con uno stile personale che privilegia l’essenzialità, e gioca con un’ironia ora sottile, ora fulminante.
Michele Szost
Giornalista
Introduzione
L’immagine della copertina a questa mia raccolta di articoli e saggi ha accompagnato la mia vita. È il ritratto del mio bisnonno, noto nel mio paese natale, Gioia del Colle, con il nomignolo di Babò, all’anagrafe Francesco Losito (1862-1932).
Il ritratto fu eseguito nel 1911 da Enrico Castellaneta (1862-1953), pittore gioiese, vissuto in via Mazzini al civico 55, nel “quartino di sopra”.
Il mio antenato, “vecchio e caratteristico vetturino”, dimorava al 53, nella stessa abitazione dove io sono nato e vissuto fino al 1974, quando, felicemente sposato con Giusi Todisco, ho cambiato città.
Come racconta lo stesso Castellaneta in “Ritratto d’epoca memorie confidenziali di un pittore”, Suma Editore, pubblicato nel 2003 a cura del pronipote Nicola Castellaneta:
“Trovammo libera ed occupammo la casetta del trainante ‘Babò’, in via Mazzini.
‘Babò’ era soprannome del vecchio e caratteristico vetturino.
Un vero tipo, media statura, solido, rasato intorno alle labbra ed al mento, due brizzolati scoponi sulle guance ed orecchini a cerchietto dorati alle orecchie, coppolino scuro calcato sul cocuzzolo e sul coppolino un cappello stinto dal sole, dalla polvere e dal sudore.
Serio, non lo vidi mai sorridere, movimenti tardi, di rare parole. L’età non gli permetteva guidare la vettura, ma a suo figlio (Antonio) ordinava di sostituirlo.
Abitava in un sottano con la moglie, il figlio ed il mulo, incurante del lezzo di stalla, ma fittava il quartino a primo piano. Il quartino, giusto un popolare tipo di casa in Gioia del Colle, era composto di ampia camera con balcone alla strada, di alcova e camerino. Dall’ampia camera una gradinata portava alla cucina ed alla terrazza”.
In seguito abitazione dei miei nonni, da me, fino ai cinque anni, giornalmente frequentata .
Poi continua: “Riuscii a far posare ‘Babò’ riluttante e ne trassi una testa a disegno colorato: grandezza naturale”.
Mio padre Francesco, bottaio, umile e tollerante, virtù che indegnamente ho cercato di trasmettere a mio figlio Francesco e a mia figlia Mariella, agli inizi degli anni cinquanta, trasformò quella stalla in camera da letto, dove dormivo da bambino. Accanto, nella stessa stanza, c’era anche il letto di mia sorella Lucia (1950).
Appeso al muro, sovrastante un vecchissimo comò di fine ottocento, era ben visibile un altro ritratto di Enrico Castellaneta, che attualmente sopravvive, in originale, esposto nello studio di mio figlio, deteriorato dagli anni e dalla “cura roditrice” degli insetti bibliofagi.
Ritrae Babò, di profilo, in formato 41 x 31, con passepartout grigio e ampia cornice di legno, decorata nella parte superiore, secondo i canoni stilistici di inizio Novecento.

Antonio Losito
Autore del libro
Direttore Monopoli Tre Rose
Antonio Losito è nato a Gioia del Colle nel 1948, e lì si è maturato al Liceo Classico “Publio Virgilio Marone”, in anni che conserva indimenticati e indimenticabili per quelle amicizie che resistono nel tempo, e per il ruolo formativo di alcuni insegnanti: sopra tutti Dina Procino, di Latino e Greco.
Dalla fine degli anni settanta vive a Monopoli. Laureato in Filosofia (Università degli Studi di Bari), è pensionato di Poste Italiane.
Giornalista pubblicista, ha collaborato a varie testate locali.
Dal luglio del 2014 al gennaio del 2019 ha scritto per il periodico “Maestrale”, diffuso a Monopoli e a Castellana Grotte.
Nel 2018 gli è stata conferita dal Comune di Castellana Grotte e dalla Fondazione Mongelli la targa: Premio “Giornalista dell’anno“.

Antonio Losito ha voluto dedicare il libro “Babò” alla nipotina Silvia.
Con lei ha condiviso giorno per giorno le emozioni dello scrivere questo libro di memoria.
Con lei ha trascorso e trascorre gran parte del suo tempo a seguirla nelle lezioni da casa in tempo di Covid.








Antonio caro, trovare la tua pubblicazione “Babó” nella cassetta della posta mi ha felicemente sorpreso ed emozionato. Ti sono vivamente grato per l’amichevole gesto che ha fatto affiorare alla mia mente tanti bei ricordi degli anni andati. Mi piacerebbe avere un tuo recapito per scambiare qualche idea. E quando vieni a Gioia vorrei incontrarti. Un forte abbraccio.
Carissimo Vito, sono riuscito a recuperare il tuo indirizzo tramite Orazio Funetta. Non ci vediamo da moltissimo tempo. Anch’io vorrei incontrarti. Spero di venire presto a Gioia. A dir il vero, la pandemia ha rallentato le visite ai miei. Non posso dimenticare quando, insieme a Tonio Lorusso, tutte le mattine, prima della scuola, andavamo a San Rocco per la novena di Natale. Tu suonavi l’organo e ci guidavi.
Il mio cell. è: 338 670 4489. Mi puoi chiamare quando vuoi. Con grande affetto ti abbraccio. A presto.
Gentile Antonio Losito,
ho ricevuto una copia del tuo “Bibò”, che mi hai gentilmente inviato in ricordo della nostra comune esperienza scolastica. Ricordo sempre con piacere quegli anni e soprattutto l’amata professoressa Procino, di cui purtroppo non ho più notizie da molto tempo.
Ti ringrazio di cuore e ti auguro ogni bene,
Raffaella Indellicati
Carissima Raffaella, ho rintracciato il tuo indirizzo in modo quasi rocambolesco. Attraverso un tuo cugino, che lavora all’ANAS (?) con mio cognato, che a sua volta è il padre di Gianluca Rizzi, un tuo alunno di qualche anno addietro. La prof.ssa Procino è deceduta. Difficilmente possiamo cancellare dalla nostra mente il suo ricordo e la sua bravura. Allo stesso tempo indimenticabile il suo essere spiccatamente severa, specialmente con voi ragazze. Tutte educate, rispettose e brave. Ti ricordo sempre allegra e impegnata nello studio. Con piacere ti ho inviato il mio libro. Il mio cell. è: 338 670 4489. Mi puoi chiamare quando vuoi. Con affetto e amicizia ti abbraccio. A presto.