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Vittorio Spinosa, uomo del futuro.

La figura di Vittorio, scomparso a 64 anni nel 2017, ricordata dai familiari e amici con un Concorso riservato agli studenti di Monopoli.

by Stefano Carbonara
6 Giugno 2021
in Arte e Cultura
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vittorio spinosa

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VITTORIO SPINOSA

Scritti di amici ed eventi in suo onore.


Vittorio Spinosa è  un monopolitano che merita di essere ricordato dai suoi concittadini e conosciuto soprattutto dai giovani.

Laureato in Giurisprudenza, funzionario presso il Banco di Napoli di Monopoli, poi Intesa S. Paolo, è stato cittadino nel senso più nobile della parola, impegnato per la promozione culturale, umana e sociale della Civitas.

Negli anni ’80, insieme ad uno sparuto gruppo di amici, fondò una rivista che ha fatto storia nel nostro paese: Portanuova.

Il nome era di per sé un programma: un nuovo modo di approcciarsi ai problemi, all’informazione, ai rapporti col potere, alla città.

Portanuova voleva essere critica, ma nello stesso tempo propositiva con una classe politica imbalsamata e poco incline ad aprirsi al nuovo.

In questo, Vittorio ebbe un ruolo fondamentale, perché era nella sua natura confrontarsi, ragionare, trovare soluzioni.

Si occupava di economia, ma bastava parlare un po’ con lui per rendersi conto che aveva uno spessore culturale non comune in vari settori.

E, infatti, dopo l’esperienza di Portanuova si misurò con un lavoro più impegnativo, che presupponeva studio ed impegno intellettuale in un campo nuovo, del tutto inesplorato: le scelte urbanistiche dell’amministrazione e la partecipazione dei cittadini per una città a misura d’uomo.

Erano temi non ancora in agenda dei vari partiti, non solo a Monopoli o nella nostra Regione.

Vittorio era un intellettuale vero, attento, colto, concreto, molto riflessivo e questo gli consentiva di anticipare i tempi, di essere un uomo del futuro.

In collaborazione con Franco Selicato, docente dell’Università di Bari e con altri amici contribuì alla pubblicazione di “Progetto Identità”, una rivista annuale di urbanistica in tre numeri, un lavoro rigoroso e di altissimo livello.

E quando a Monopoli –siamo nel 1995 -anche questa volta in largo anticipo sui tempi, si tentò un’esperienza politica nuova, Vittorio, con altri amici, fu fondatore di un Movimento civico di liberi cittadini, “Speranza Monopoli”, che mirava a spezzare il monopolio cristallizzato dei vecchi partiti per favorire la crescita di una più consapevole società civile.

Fu coordinatore del Laboratorio Politico Culturale organizzato dallo stesso Movimento che, al termine di una serie di iniziative, pubblicò il libro “Monolitica”, con gli interventi e le analisi dei più prestigiosi intellettuali, politici, esponenti del mondo produttivo che erano intervenuti.

Alle elezioni comunali del 1996 si impegnò con la sua consueta generosità per sostenere la prof.ssa Vanna Rossani della lista, “Speranza Monopoli”.

Quell’avventura suscitò entusiasmi, passione politica e speranze in settori dell’opinione pubblica tradizionalmente lontani dall’impegno politico attivo.

Inoltre, per un uomo come lui, non poteva mancare l’impegno nel volontariato.

Fu attivo nell’AVIS, Associazione Volontari Italiani del Sangue, fondata dal prof. Angelo Menga, una delle associazioni più radicate nel contesto cittadino, con scritti e iniziative di sensibilizzazione.

Fu fine scrittore, come detto, in vari progetti editoriali; ma la sintesi più completa del suo pensiero politico, che ebbe sempre la sua stella polare nella Costituzione e nella Dottrina Sociale della Chiesa, è sicuramente il saggio “Il percorso della sussidiarietà”

In una vita ricca di impegni e di interessi ebbe modo di incontrare molti compagni di strada con cui condivise ideali, valori, esperienze.

Del resto era facile legarsi a lui per la sua umanità, per il suo essere per gli altri, per la sua estrema curiosità intellettuale, per il suo spiccato senso dell’umorismo.

Se n’è andato prematuramente, in punta di piedi, quasi avesse paura di disturbare, proprio com’era lui, molto riservato e, come ricordano gli amici, disponibile e sollecito ai bisogni degli altri più che ai suoi.

7 gennaio 2017, nel giorno della sua morte

Lella Leoci, docente di Storia e Filosofia, collaboratrice rivista Portanuova.

 


Omaggio in Biblioteca

Il 24 gennaio 2020 presso la Biblioteca Civica “Prospero Rendella” ci fu un incontro per ricordarlo con gli interventi di Chiara Candela, direttrice della Banca Etica, filiale di Bari, i professori Antonio Bini e Achille Chillà, studiosi e scrittori e l’avvocato Michele Fanizzi dell’AVIS di Monopoli.

Nell’occasione la famiglia Spinosa e gli amici di Vittorio presentarono il PREMIO a lui intitolato, riservato agli studenti degli Istituti Superiori di Monopoli: Polo Liceale, Liceo Artistico, Istituti Tecnici.
Per ricordare e onorare la figura di Vittorio Spinosa fu proiettato un video realizzato da Mimmo Migailo. voce Mariangela Mastronardi e interventi di Lino Angiuli, Domenico Cofano, Giorgio Munno, Francesco Selicato, Mimmo Muolo, Giovanni Lacitignola, Pierfelice Zazzera, Vanna Rossani,  qui riprodotto:


Vittorio Spinosa: un autentico democratico meridionale.
Alcune brevi riflessioni sulla vita e l’opera.

Norberto Bobbio, nel 1959, invitato a Brescia, una delle città più operose e attive d’Italia, luogo di nascita e stabile dimora del più grande filosofo italiano contemporaneo, recentemente scomparso, Emanuele Severino, così si esprimeva:

«[Nel 1945] subito dopo la liberazione, [ci fu] la discussione tra Ferruccio Parri e Benedetto Croce su questo problema: “era esistita in Italia una democrazia prima del fascismo?” A quindici anni di distanza siamo costretti a domandarci: esiste oggi la democrazia in Italia? Può darsi che questo stato di delusio­ne dipenda dal fatto che ci eravamo creati, negli anni della resistenza al fascismo, alcu­ne illusioni, o per lo meno ci eravamo fatta della democrazia un’idea troppo facile, semplificata, schematizzata. Credevamo, ad esempio, che la democrazia fosse, sempli­cemente, l’autogoverno del popolo, come aveva insegnato Rousseau, e che in un paese come l’Italia, provato da tante sventu­re, bastasse attuare l’autogoverno del popo­lo perché ogni difficoltà, quasi per incanto, si dissolvesse. La rivoluzione democratica …era una parola magica: caduta la dittatura, instaurata la democrazia, il rinnovamento della vita civile italiana sarebbe avvenuto attraverso un processo quasi fatale. Le cose non sono andate precisamente in questo modo. Le vie della Storia sono più compli­cate di quel che appaia di solito alle genero­se illusioni degli oppressi che si vanno libe­rando da secolari catene. [e amaramente concludeva:] Che la democrazia consista nell’autogo­verno del popolo è un mito che la Storia continuamente smentisce!

È la sensazione che provano tutte le generazioni che hanno la fortuna di partecipare ad un grande evento storico: la guerra, la Resistenza, il ’68, il ’77, l’89, l’11 settembre 2001, la crisi del 2008…

Sono quegli eventi che ti fanno toccare con mano che la vita può cambiare anche in peggio, ma anche che si può trasformare in meglio il destino di milioni di uomini.

Anche Vittorio ebbe una simile esperienza durante il Liceo negli anni ‘70 del ‘900.

Il sequestro e la morte di Moro segnarono drammaticamente non solo la sensibilità etica, le scelte di vita e quelle politiche. L’esperienza della caduta del socialismo reale creò poi molti entusiasmi e sembrò allora che la democrazia avesse trionfato.

Addirittura, qualcuno, ingenuo, pensò che la storia fosse finita. Molti pensarono che anche in Italia si potesse riprendere il cammino di una maggiore dialettica fra società e potere.

Tangentopoli, il referendum sulla preferenza unica e a Monopoli, la dura interruzione decretata dal Viminale di un potere locale che durava da quasi cinquant’anni, fecero credere a parecchi che la svolta era possibile, era dietro l’angolo. Lo pensava anche Vittorio che partecipava alle riunioni, presso la sede monopolitana delle Acli – con il giudice Lorenzo Semeraro e altri – per chiedere la fine rapida del commissariamento e il ritorno al governo democratico della città.

La democrazia è tornata, ora c’è, ma quanti pericoli la insidiano a cominciare dall’atavico individualismo e familismo tipico di tanti meridionali, compresi i più generosi!

Vittorio fece bene, quasi profeticamente, a parlare di un percorso, cioè di un cammino che procedeva verso il perfezionamento e verso la realizzazione.

Quel percorso mi sembra rallentato e per molti tratti bloccato.

Potenti strumenti di condizionamento economico e sociale lo stanno mettendo in crisi, stanno cioè mettendo in crisi la democrazia.  Certo si parla ancora di sussidiarietà ma a me pare che essa venga utilizzata per depotenziare e alla fine annullare tutto ciò che è pubblico o, peggio, statale.

Come dice don Giorgio Pugliese nella Prefazione allo scritto di Spinosa sulla sussidiarietà:

«Il lavoro presentato da Vittorio Spinosa s’inserisce a ragione in un momento in cui il tema della sussidiarietà sembra accusare il colpo di un rallentamento di interesse, o ancora di più di un voler con cogni­zione di causa, sotterrarlo. La sintesi da lui presentata è certamente un motivo in più per farci riprendere un cammino di riflessione e di operatività in ogni ambito dove il tema trova interesse. Si tratta di risvegliare le coscienze, con lo scopo di un monitoraggio e un control­lo per raggiungere gli obiettivi, di verificare la qualità dei servizi, interventi offerti e l’impatto delle politiche sulla comunità locale». 

Il rallentamento di interesse lamentato da don Giorgio è quasi diventato assenza di interesse. E ciò vale per la sussidiarietà, per la solidarietà e per la democrazia.

Oggi tutto deve essere privato ed il privato vede nel pubblico o un semplice strumento per attuare i suoi fini o un ostacolo che va aggirato e alla lunga abbattuto.

Il concetto di sussidiarietà se non supportato da solidarietà e senso del bene comune non può non finire nelle grinfie del “particulare”, dell’individuale, fino all’antilegale e all’antisociale.

E ciò in modo molto più scivoloso nel Sud, dove una secolare lontananza dei pubblici poteri, e in particolare dello Stato, dal sociale, ha prodotto un habitus (un ethos negativo) fortemente individualistico.

Tuttavia sono convinto che l’attacco alle forme più consolidate dell’agire democratico (agire nel e per il popolo, agire per il bene comune) viene a mio avviso dalla struttura portante del nostro modo di produrre, di consumare, di comunicare, di riprodursi socialmente.

Se non riaffermiamo, democraticamente, il primato della politica e dei suoi valori, quelli che hanno portato al grande sviluppo occidentale dei trenta anni gloriosi (1948-1978), non c’è da essere indovini per affermare che tutto si incarterà e crollerà. Non c’è da essere più o meno a favore di questa o quella forma di solidarietà e/o sussidiarietà, dato che non ci sarà più né l’una, né l’altra.

Si assiste ad un calo progressivo della partecipazione politica: non riguarda solo le elezioni, ma tutti i livelli di democrazia, da quella locale a quella nazionale, da quella sociale a quella economica, da quella associativa a quella religiosa.

Potenti e persuasive forze economiche, sociali, ideologiche e comunicative lavorano alacremente in questo senso, con progetti più o meno coscienti, più o meno orientati ad esso.

Molti studi hanno messo in evidenza una serie di fenomeni di crisi della democrazia nel nostro Paese, che si possono così riassumere:

  1. la declinante legittimazione delle istituzioni classiche della rappresentanza politica (partiti, governo, parlamento);
  2.  la crescente difficoltà per tali istituzioni di adottare decisioni di governo efficaci, per affrontare i problemi più avvertiti sul piano sociale, grande debolezza dell’esecutivo nei confronti di un frammentato, slabbrato, disordinato potere legislativo e parlamentare;
  3. l’insoddisfacente soluzione data all’organizzazione territoriale della democrazia nel nostro Paese e il cattivo funzionamento del rapporto fra lo Stato e le autonomie regionali e locali;
  4. il peso crescente assunto nei processi reali di governo da poteri «altri» rispetto a quelli politici di legittimazione democratica, come i «mercati», la magistratura, le tecnocrazie, cui si dovrebbero aggiungere le istituzioni europee (BCE e Commissione) nella misura in cui queste sono percepite come distaccate dal circuito di legittimazione popolare;
  5. la sempre maggiore incidenza assunta dai nuovi mezzi introdotti dalla rivoluzione digitale nella strutturazione della sfera della comunicazione politica e nella formazione del consenso, con la messa in discussione delle tradizionali dimensioni spazio-temporali della democrazia classica (il territorio e la separazione centro-periferia, il ciclo elettorale quinquennale, ecc.).

Sono sicuro che di fronte a questi fenomeni un democratico convinto come Vittorio Spinosa avrebbe risposto alla sua maniera : impegnandosi. Come fece quando lavorò a fondo con la Prima commissione della Biblioteca, come fece con il promuovere, sostenere, guidare una creazione della società civile come fu quella di Speranza Monopoli. E, impegnandosi, pensava alto: basta guardare al rovello che si nota in tutto il saggio sulla sussidiarietà di raccordare sussidiarietà, solidarietà, partecipazione e democrazia.

Sicuramente a mio avviso, il suo posto è accanto al sen. Russo, al prof. Menga, al prof. Campanelli… e a tutti quei Monopolitani che mai si sono fatti imbrigliare dalle sirene autoritarie e che hanno lavorato politicamente per spostare il consenso verso le istituzioni democratiche, verso la Costituzione, lontano da nostalgie autoritarie, nazionalistiche o puramente campanilistiche.

La democrazia, procedure e valori, minoranze governanti e masse governate, istituti rappresentativi e corpo elettorale, devono sempre guardare lontano e pensare alto, progettare sistematicamente e continuamente.

Certo partendo sempre dal riconoscimento della dignità di tutti gli uomini, dal rispetto di tutte le posizioni che hanno come orientamento la difesa della propria libertà e autonomia e il rispetto della libertà degli altri.

La democrazia va intesa come poliarchia (alla Dahl), i democratici ( alla Filippo Burzio, ricordato da N. Bobbio) proprio come Vittorio, apparentemente umbratile, ma luminoso nelle sue idee e coraggioso nelle sue scelte.

Le istituzioni democratiche devono essere animate tutte dal fine di rimuovere, ancora come voleva Vittorio  «gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Monopoli, 24 gennaio 2020

Antonio Bini, storico, docente di Storia e Filosofia. 

 


Premio Vittorio Spinosa

Nel febbraio 2020 fu presentato agli studenti degli Istituti Scolastici di Monopoli, nell’ambito del Progetto Educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione, il Concorso per l’assegnazione del Premio “Vittorio Spinosa” dal titolo “Sussidiarietà, democrazia e partecipazione”.

Il Concorso prevedeva la presentazione di un elaborato in forma letteraria (racconti, poesie fino a un massimo di dieci cartelle) o artistica (disegni, manifesti, foto, sculture, collage, realizzati con ogni strumento o tecnica) o multimediale (video, cortometraggi, canzoni, spot, et.) inerenti al tema. Per i vincitori previsti attestati e riconoscimenti in denaro.

Cerimonia di consegna dei premi

Il 3 giugno 2021, presso la sede dell’AVIS di Monopoli, si è svolta la cerimonia di consegna dei premi alle alunne partecipanti e vincitrici del Concorso.

Queste le parole della prof.ssa Lella Leoci, a nome della Commissione.

“Vittorio è stato, per molti di noi, un fratello, un compagno di banco.
Riservato, colto, ironico, pieno di interessi, prematuramente scomparso.
Difficile dimenticarlo per quanti hanno condiviso con lui esperienze di vita e di amicizia: gli anni indimenticabili della rivista Porta Nuova, l’avventura politica di Speranza Monopoli, il volontariato con l’AVIS.

Dopo la sua scomparsa alcuni amici hanno pensato di trasmettere il testimone di una vita, attiva, partecipativa e proiettata verso il futuro ai più giovani.

Di qui l’idea del Concorso rivolto agli studenti delle Scuole Superiori di Monopoli.

Traccia di partenza, il saggio di Vittorio “Il principio della sussidarietà”.

I familiari di Vittorio hanno sostenuto l’iniziativa mettendo a disposizione di ciascuno Istituto, Liceo Artistico, Polo Liceale, Istituti Tecnici, la somma di euro 1000 da suddividere in tre premi: 1° 500, 2° 300, 3° 200.

Nonostante le difficoltà e le limitazioni dovute al Covid, il concorso è andato avanti, la Commissione preposta ha concluso i lavori.

In questo momento, nel ringraziare dirigenti, collaboratori e studenti, un saluto a Vittorio: Il tuo sogno di una città futura solidale è nelle mani e nei sogni dei giovani”.

Durante la cerimonia, per ciascuna dei premiati, sono state lette le motivazioni elaborate dalla Commissione Giudicatrice.

Presenti le docenti Anna Cavallo e Filomena Fiordaliso del Liceo Artistico.

Sono seguiti gli interventi di Michele Fanizzi dell’Avis Sezione di Monopoli e della prof.ssa Vanna Rossani dell’Amopuglia. Tra gli organizzatori presenti Bruna De Marinis, maestra elementare e instancabile attivista del volontariato sociale, Mariangela Mastronardi, coordinatrice delle iniziative per Vittorio Spinosa e Raffaele Latela dell’Avis.


                          PREMI ED OPERE

               Liceo Artistico Luigi Russo                         

1° Premio   500 euro   Chiara Perta.                     La vecchia Repubblica e lo Stato sociale


2°  300 euro   Clarissa Turi- Sara Rizzi.               Illuminiamo la nostra città di luce nuova


3° ex aequo   100 euro  Federica Laghezza.             Vittorio Spinosa, il cuore e la mente di Monopoli

3° ex aequo   100 euro   Chiara Latartara.                     Dal grigio del passato ai colori del futuro

 

          Polo Liceale Galileo Galilei -Marie Curie

2°  300 euro  Annamaria Ramirez.

Sussidarietà, Solidarietà, Democrazia e Covid 19

3°  200  Daniela De Venere- Erika Longo                   Voce ai Pensieri

                                Istituti Tecnici V.S. Longo

2°  300 euro  Francesca Lippolis                                      La moneta della sussidarietà.

 

 


GALLERIA

Lella Leoci, Raffaele Latela, Michele Fanizzi, Anna Cavallo.
Lella Leoci, Vanna Rossani.

Premiazione
Premiazione

Michele Fanizzi, Lella e la premiata Chiara Perta.
Prof.ssa Anna Cavallo, Liceo Artistico

Premiazione
Premiazione

Michele Fanizzi, Prof. Filomena Fiordaliso, Liceo Artistico.
Premiazione

Premiazione
Premiazione

Premiazione nella sede dell’AVIS
Al centro Prof.ssa Filomena Fiordaliso

Chiara Perta, 1° Premio
Sede AVIS. in alto Bruna De Marinis, Lella Leoci, Vanna Rossani. in basso le ragazze premiate.


Stefano Carbonara

Storico e Scrittore

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