L’autore di “Guerre nere Guida ai conflitti dell’Africa contemporanea”, Edizione Guerini e Associati, 2020, pagg. 280, è Mario Giro, che insegna Storia delle relazioni internazionali presso l’Università per Stranieri di Perugia.
Già viceministro degli Esteri dal 2013 al 2018.
Componente della Comunità di Sant’Egidio, di cui è stato responsabile delle relazioni internazionali dal 1998 al 2013.
Da anni opera nel campo delle mediazioni e della cooperazione internazionale.
Collabora a numerose riviste e pubblicazioni tra cui l’Espresso, Limes, il Mulino e Domani.
È autore di numerosi libri. Riparla dell’Africa. Nel 2019, ha scritto “Global Africa. La nuova realtà delle migrazioni: il volto di un continente in movimento”.

Descrive un continente dove ormai le guerre hanno la tendenza a diventare un cancro inestirpabile.
E assumono una cronicità che non desta ormai nessuna meraviglia.
Insorgono conflitti, apparentemente si placano, subito dopo si riaccendono.
I problemi di partenza sono sempre gli stessi.
Bassissima remunerazione del lavoro. Litigio sull’impiego delle risorse naturali. La povertà. La proprietà della terra, bene legato all’esistenza della vita umana. Le aspirazioni degli stessi africani completamente sottovalutate.
E l’autore ci viene incontro:
«Le guerre africane non sono incomprensibili e barbare ma conflitti politici moderni, legati alle condizioni socio-economiche e ambientali, che utilizzano molteplici registri culturali e sono connessi alle trasformazioni imposte dalla globalizzazione, come la resilienza dello Stato, il disordine etnico, l’effervescenza religiosa e l’urbanizzazione.
Presentate spesso come rivalità etniche, le guerre d’Africa rivelano al contrario la lacerazione e il declino del sistema delle etnie a causa dell’urto con le trasformazioni globali.
Oggi anche in Africa la guerra si frammenta e si privatizza, lasciando emergere la figura dell’imprenditore armato, pronto a mimetizzarsi all’interno del sistema mondiale delle reti di contrabbando, speculazione e traffici, che continua a vivere di guerra senza o dopo la guerra. In queste pagine si intende riavvolgere i molteplici fili di alcuni emblematici conflitti al fine di gettare una luce sui meccanismi che trasformano di volta in volta uomini armati in banditi, soldati, trafficanti, provider di sicurezza, ribelli o jihadisti».







