Il senso comune è per Umberto Eco ( 1932-2016 ) una guida sicura.
Un “cane da tartufo”? Fiuta il pensiero della gente e sa che cosa le persone sono disposte a comprare e a leggere.
Un uomo d’avanguardia, un autore di romanzi popolari.
“Il nome della rosa” ne è l’esempio.
Possiamo discutere quanto vogliamo, ma il valore è riconosciuto ampiamente da quelle decine di milioni di copie vendute in tutto il mondo.
È difficile non intravedere in lui il valore di un grande scrittore.
Chi si sottrae pecca di eccessivo personalismo.
Né può essere ridotto a un semplice caso commerciale. Non basta.
Talvolta Umberto Eco si avventura a parlare dell’artificio del linguaggio e delle sue articolazioni.
Usa spesso argomentazioni e disquisizioni correnti.
Quando spiega, fa sfoggio di una fraseologia comune.
«Perché una cosa è dire:
“il cane è il miglior amico dell’uomo, ma può essere aggressivo”, dove è la connotazione negativa dell’ultima frase a prevalere;
altra cosa, invece:
“il cane può essere aggressivo ma è il miglior amico dell’uomo” dove è chiaro che vince la connotazione positiva nel qualificare il quadrupede».
Antonio Losito
Direttore Monopoli Tre Rose








